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Torino: per gli scontri di febbraio eseguite 19 misure cautelari

La Polizia di Stato di Torino, nelle prime ore della mattinata, ha eseguito 19 misure cautelari nei riguardi di diversi militanti di Askatasuna, alcuni anarchici e studenti dei collettivi universitari, responsabili, a vario titolo, dei reati di rapina, resistenza a pubblico ufficiale, minaccia ad incaricato di pubblico servizio, violenza privata e danneggiamento. In particolare, i poliziotti nell’ambito di un’attività di coordinamento della Direzione centrale della Polizia di prevenzione anche tramite le questure di Trieste, Brescia, Udine e Cuneo, hanno eseguito gli arresti domiciliari nei confronti dei tre principali referenti del “C.U.A. (Collettivo Universitario Autonomo) articolazione di Askatasuna, coordinatori delle azioni violente e sette divieti di dimora a Torino (cinque di Askatasuna e due di Ex Asilo). Eseguita per gli altri nove (quattro di Askatasuna, due di Ex Asilo e tre di Collettivi Universitari) la misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia giudiziaria. I fatti risalgono allo scorso 13 febbraio, quando, in occasione di un volantinaggio effettuato da esponenti del FUAN sulla tematica delle Foibe all’esterno della Palazzina Einaudi, una quarantina di antagonisti e studenti ha circondato i Reparti mobili della Polizia di Stato, mentre una decina di facinorosi si è introdotta all’interno del plesso universitario dopo aver aggredito due guardie giurate con calci e spintoni, ha sfondato la porta di accesso dell’aula “Paolo Borsellino” assegnata ai rappresentanti del FUAN, danneggiando diversi arredi. Subito dopo gli stessi hanno raggiunto il gruppo all’esterno dove, nel frattempo erano giunte altre decine di militanti d’area, insieme ai quali tentavano ripetutamente di entrare in contatto con i giovani del FUAN; uno di questi ultimi è stato colpito con un calcio sferrato da un antagonista, immediatamente bloccato dai poliziotti, circostanza questa che provocava l’immediata reazione dei sodali, che hanno tentato ripetutamente di sottrarlo con la violenza alle forze dell’ordine. Durante il trasporto del fermato presso la Questura, l’autovettura della Polizia è stata circondata da una quarantina di facinorosi, i quali hanno colpito ripetutamente il mezzo con calci e pugni nel vano tentativo di far desistere gli agenti dall’arresto. Inoltre, i poliziotti nell’intento di allontanare i facinorosi, sono stati spintonati dagli antagonisti che continuavano nella loro condotta violenta colpendo alcuni operatori con calci, rovesciando diversi cassonetti dei rifiuti dinanzi l’auto di servizio, lanciandone anche alcuni all’indirizzo delle forze dell’ordine. In questa occasione gli agenti hanno arrestato due militanti di Askatasuna per resistenza e lesioni a Pubblico Ufficiale. Negli scontri rimanevano feriti otto appartenenti alle Forze dell’Ordine, con lesioni guaribili da cinque a trenta giorni. Il giorno successivo, al termine di un corteo di protesta effettuato nel centro cittadino da militanti antagonisti ed aderenti ai collettivi studenteschi universitari per solidarizzare con gli arrestati, è stata nuovamente rioccupata ed ulteriormente vandalizzata l’aula del FUAN con sottrazione anche di alcuni arredi; il fatto è avvenuto dopo aver, tra l’altro, minacciato una guardia giurata posta a vigilanza del locale e aver apposto una nuova serratura al fine di impedire la riappropriazione dell’aula. A seguito delle indagini sono stati individuati e denunciati altri nove militanti d’area per analoghi reati, leggi tutto

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Frosinone: vendevano auto rubate, due arresti e 10 indagati

Operazione della Polizia stradale di Frosinone che ha arrestato due persone e ne ha denunciate altre 10 per riciclaggio di auto e per reato di falso. Nel corso dell´indagine sono state sequestrate, in varie zone del Lazio e dell´Abruzzo ed in particolare nelle provincie di Frosinone, Latina, Rieti e Pescara, 38 autovetture di provenienza furtiva (Range Rover, Audi, Mercedes GLC, Fiat 500 Abarth, Smart Fortwo, Miny Countryman, Jaguar, Renegade, Nissan Qashqai, per un valore totale di circa 600mila Euro. L’attività investigativa ha avuto inizio nel mese di novembre dello scorso anno a seguito del sequestro di una Range Rover Sport con telaio contraffatto, risultata proveniente da un furto commesso alcuni giorni prima in provincia di Napoli. La persona trovata in possesso dell´autovettura era un commerciante di veicoli di Cassino (Frosinone) con alcuni precedenti penali. I successivi accertamenti sul commerciante hanno portato all´identificazione dei complici e a scoprire le modalità con le quali venivano commercializzati i veicoli rubati. I veicoli, rubati in varie parti d´Italia e all´estero, in paesi come Francia e Germania, erano acquisiti tramite conoscenze nel settore dei furti delle auto con base nel napoletano. Successivamente provvedevano ad alterare i numeri identificativi dei telai e a formare falsi documenti che attestavano la provenienza estera dei veicoli, clonando i dati di autovetture regolarmente circolanti in Spagna, Danimarca, Polonia o Francia. Una volta immatricolate in Italia tramite nazionalizzazione, la vendita avveniva attraverso i canali offerti dall´e-commerce. In alcuni i casi i veicoli venivano forniti di chiavi originali rubate direttamente presso gli stabilimenti di produzione prima che giungessero in catena di montaggio. Altro canale di approvvigionamento dei veicoli era quello delle truffe commesse ai danni di concessionari di Frosinone tramite finanziamenti ottenuti a nome di persone inesistenti che si presentavano presso gli autosaloni con documenti di identità falsi e con buste paga contraffatte. Nel mese di gennaio scorso, nel corso dell´attività investigativa, è stato arrestato in flagranza di reato un 57enne che si era presentato presso un noto concessionario del frusinate per acquistare una lussuosa Mercedes utilizzando falsi documenti riportanti le generalità di un medico in servizio presso l´ospedale di Cassino. Gli agenti della Polizia Stradale si sono anche finti acquirenti contattando i venditori a seguito degli annunci inseriti su noti siti di compravendita dell´usato, al fine di rintracciare e sequestrare i veicoli riciclati. Alcuni veicoli sono stati individuati e sequestrati presso gli autosaloni ai quali erano stati venduti dagli indagati, mentre quelli ancora in loro possesso venivano custoditi in luoghi nascosti e soprattutto all´interno di attività non soggette a controlli specifici del settore dei veicoli. Gli indagati non si sono fermati nemmeno durante il lockdown. Infatti, alcuni di essi sono stati sanzionati anche per violazione alla normativa sul contenimento dell´epidemia Covid-19 mentre si recavano a consegnare una delle autovetture clonate ad un concessionario. Una parte delle auto sequestrate sono state rinvenute all´interno di un caseificio di Terracina ed altre in un parcheggio pubblico retrostante un bar di Cassino. Altri veicoli sono stati sequestrati direttamente alle persone che, nel frattempo, li leggi tutto

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Cosenza: inaugurata la nuova sede del commissariato di Castrovillari

Mattinata di impegni a Castrovillari (Cosenza) per il capo della Polizia Franco Gabrielli che porta con sé anche il ricordo di alcuni agenti morti nell’espletamento del loro servizio.
Si è iniziato con la cerimonia di intitolazione alla memoria di Emanuela Loi, della strada che porta alla nuova sede del commissariato. Alla presenza del prefetto di Cosenza, Cinzia Guercio e del questore di Cosenza, Giovanna Petrocco, il capo della polizia e il sindaco di Castrovillari hanno scoperto la targa che porta il nome della giovane agente uccisa nell’attentato al giudice Borsellino.
A seguire c’è stato il taglio del nastro inaugurale dei nuovi locali del commissariato di Castrovillari.
“Questo non è un semplice edificio, ma qualcosa che ha una valenza di testimonianza di legalità e punto di riferimento per le comunità la cui sicurezza è affidata all’amministrazione della pubblica sicurezza” ha dichiarato il capo della Polizia che ha proseguito “L’inaugurazione di oggi sottolinea la presenza sul territorio delle forze dell’ordine quali parte integrante della comunità”.
La mattinata si è conclusa con la cerimonia di intitolazione della sala riunioni alla memoria di Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, i due poliziotti uccisi da un uomo che era stato portato in Questura per accertamenti dopo una rapina.
“Intitolare una strada, una sala riunioni non è una cerimonia formale ma, per noi, è un rinnovare un giuramento nei valori in cui crediamo, al servizio del nostro Paese e delle comunità che ci sono state affidate. Emanuela, Matteo e Pierluigi amavano il loro lavoro, che svolgevano con passione e senso del servizio, e che ci hanno indicato la strada e il modo di percorrerla con dignità e abnegazione”. Con queste parole il prefetto Gabrielli ha concluso il suo intervento. Donatella Fioroni leggi tutto

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Reggio Calabria: gestivano cocaina per milioni di euro, 12 arresti

Arrestate a Reggio Calabria 12 persone, mentre altre 2 sono ancora ricercate, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. La metà di loro risulta già detenuta per altre cause. L’indagine è stata sviluppata dal Commissariato di P.S. di Siderno a seguito della cattura di un latitante avvenuta nel 2016 nei Paesi Bassi. Durante le investigazioni i poliziotti hanno scoperto l’esistenza e l’operatività, nell’area ricompresa tra Bovalino, Careri e altri comuni della Locride, di una organizzazione criminale, con diramazioni in Puglia e Sicilia, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti in materia di sostanze stupefacenti. Per i loro traffici l’associazione a delinquere disponeva di basi logistiche insospettabili, come a Condofuri, dove un camping veniva utilizzato come luogo sicuro dove trattare gli affari illeciti dell’organizzazione con alcuni narcotrafficanti colombiani e albanesi. La droga, perlopiù cocaina, veniva confezionata in panetti sotto vuoto e trasportata a bordo di autovetture dentro vani segreti realizzati da meccanici di fiducia, muniti di telecomandi che azionavano i congegni elettronici di apertura. In un’occasione gli appartenenti di una famiglia hanno consegnato in un giorno tra Taranto, Lecce e Brindisi, un quantitativo di cocaina equivalente a 340 mila euro; denaro anch’esso nascosto al ritorno nei vani segreti che portò uno dei corrieri a dire che “… la macchina le sta vomitando …”, volendo sottolineare che le banconote erano così tante da non essere contenute nel nascondiglio. Tra le altre accortezze per parlare tra loro i criminali utilizzavano telefoni dedicati esclusivamente a tali comunicazioni, ricorrendo all’uso di termini criptici e allusivi per indicare lo stupefacente cambiando repentinamente e freneticamente schede telefoniche quasi sempre intestate a terze persone ed utilizzando sim card estere prive di intestatario. Durante l’indagine i poliziotti hanno sequestrato diversi chili di stupefacente, tre fucili e tre pistole con relative munizioni. La droga movimentata nel periodo compreso tra ottobre 2015 e febbraio 2016 è stata di circa 160 chili di cocaina per un valore all’ingrosso di 7 milioni di euro. leggi tutto

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Pedopornografia: listino prezzi creato da adolescenti

Scoperta dalla Polizia postale una rete di utenti italiani che su una piattaforma di messaggistica scambiava materiale pedopornografico realizzato anche da adolescenti. Il materiale veniva venduto online in base a un preciso tariffario legato alla tipologia di prestazione. L’indagine è stata avviata a seguito della segnalazione dei genitori di un’adolescente di Foggia che, insospettiti dall’intenso utilizzo di alcuni social network da parte della figlia, notavano sul telefono della ragazzina la presenza di una chat in cui inviava immagini sessualmente esplicite. Dall’accertamento sul dispositivo telefonico della minore, gli specialisti della Polizia scoprivano anche una sorta di listino prezzi per prestazioni di carattere sessuale online, con tariffe differenziate a seconda delle richieste: una videochiamata di 45 minuti costava 40 euro ma il cliente in omaggio riceveva 10 foto, un video e tre “dediche”. Un’ora e mezza di videochiamata costava invece 50 euro. Per video sessualmente espliciti, accompagnati da foto ed audio in regalo, il costo era di 20 euro. L’attività investigativa permetteva di identificare gli utenti che avevano effettuato i pagamenti per le prestazioni richieste, e far scattare le perquisizioni da parte della Polizia postale di Bari e Foggia, coordinati dal Cncpo (Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online e protezione dei minori) del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni, nei confronti di 21 persone, tra minori e adulti, per il reato di divulgazione di materiale pedopornografico. Le perquisizioni sono state eseguite in 12 regioni e hanno riguardato le province di Bari, Foggia, Roma, Monza Brianza, Varese, Cremona, Siena, Agrigento, Palermo, Bologna, Fermo, Ascoli Piceno, Treviso, Chieti, Savona, Imperia e Torino. Tra i destinatari figura un amico dell’adolescente, anch’egli minorenne, presunto ideatore del business, il quale, utilizzando l’account della ragazza, in cambio di piccole somme di denaro, si sostituiva a lei chattando con diversi utenti a cui prometteva l’invio di materiale di natura sessuale in cambio di corrispettivi in denaro. Dall’attività svolta, che ha portato al sequestro di numerosi telefonini e computer, è emerso un quadro preoccupante sul crescente utilizzo distorto dello strumento informatico da parte di giovanissimi, inconsapevoli della portata delle azioni compiute, fino a realizzare attività delittuose di allarmante gravità. Sono in corso, da parte degli esperti della Polizia postale, le analisi di tutti i supporti sequestrati al fine di acquisire le prove informatiche e verificare il coinvolgimento di altre persone e l’ambito di diffusione del fenomeno. leggi tutto

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ASSIV: Maria Cristina Urbano ancora al timone per i prossimi tre anni

Il Direttivo ASSIV – Associazione Italiana Vigilanza e Servizi Fiduciari – ha rinnovato le cariche riconfermando alla Presidenza, per un secondo mandato triennale, Maria Cristina Urbano. I nuovi membri della Giunta sono: Marco Bavazzano, Antonio Fogazzaro, Massimiliano Giacoletti, Giulio Gravina, Carlo Matarazzo, Renato Mongillo, Fabio Mura, Raffaele Zanè e Matteo Balestrero in qualità di past President. Confermato alla Tesoreria Marco Caviglioli.

Maria Cristina Urbano ha dichiarato di voler proseguire nel percorso che ha portato Assiv ad essere riconosciuta dalle Istituzioni quale autorevole interlocutore in materia di sicurezza. Nonostante le difficoltà che il paese è chiamato ad affrontare, il comparto saprà rispondere alle vecchie e nuove sfide con il consueto impegno, ha detto la Presidentessa.
Noi di www.vigilanzaprivataonline.com ci associamo all’auspicio, augurando buon lavoro all’amica Maria Cristina.

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Aeroporto di Fiumicino: arrestati imprenditori e pubblici funzionari corrotti

La Polizia di frontiera di Fiumicino ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di alcuni titolari di aziende con attività nello scalo romano e di un alto funzionario dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) locale. Oltre agli arrestati risultano indagati anche due noti avvocati romani e altri imprenditori e funzionari del medesimo ente. L’attività investigativa ha fatto emergere un sistema di corruzione con gli indagati che sovvenzionavano regolarmente i pubblici ufficiali affinché sorvolassero su una serie di irregolarità che avrebbero potuto portare alla revoca delle certificazioni necessarie per lavorare in ambito aeroportuale. Il funzionario arrestato, un uomo di anni 58 anni, veniva sistematicamente remunerato con ogni sorta di benefit: dal pieno dell’auto, ai viaggi gratuiti, dalla messa a disposizione di una lussuosa autovettura, al pagamento dei servizi telepass e della manutenzione ordinaria e straordinaria del parco macchine familiare; non disdegnava, naturalmente, i pagamenti in contanti. Attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali, i poliziotti hanno documentato come l’unica finalità perseguita dai funzionari Enac fosse quella di ottenere un guadagno da ogni loro azione od omissione. Gli avvocati coinvolti, invece, volevano sfruttare la malleabilità del funzionario pubblico per esportare clandestinamente all’estero ingenti somme di denaro, con ogni probabilità riconducibili a loro clienti, sui quali gli investigatori stanno ancora indagando. Lo squarcio aperto sul mondo aeroportuale ha fatto emergere un sistema di accreditamento di alcune ditte a discapito di altre, secondo la logica del clientelismo: chi riusciva ad entrare nel ricco mercato dell’aeroporto poi, grazie al consolidato sistema delle amicizie, dei favori e controfavori, rimaneva immune da qualsiasi forma di concorrenza, riuscendo così ad aggiudicarsi sempre lucrosi contratti. Un noto imprenditore calabrese, ad esempio, grazie alla compiacenza del funzionario arrestato, stava cercando di accaparrarsi il business del trasporto del materiale radioattivo, per il quale aveva già acquistato alcuni aeromobili. Gli indagati dovranno rispondere di corruzione e concussione nonché di falso, abuso di ufficio, bancarotta per distrazione e violazione delle norme ambientali. Nel corso dell’operazione sono state sottoposte a sequestro preventivo alcune autovetture che rappresentavano il corrispettivo per l’attività infedele dell’impiegato pubblico. leggi tutto

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Mafia nigeriana: 15 arresti tra Teramo e Ancona

Conclusa questa mattina l’operazione “Pesha” dalla questura di Teramo. Le indagini della Squadra mobile hanno individuato una cellula dell’organizzazione mafiosa internazionale Eiye, di origine nigeriana. E proprio di nazionalità nigeriana sono le 15 persone sottoposte a fermo per ordine della Direzione distrettuale antimafia di L’Aquila. Tutti i fermati sono appartenenti alla cellula “Pesha” che aveva la sua influenza su tutta la zona costiera adriatica da Teramo sino ad Ancona. Impressionante il numero di reati commessi dagli affiliati all’organizzazione mafiosa: riciclaggio ed illecita intermediazione finanziaria verso la Nigeria; tratta di giovani donne sessualmente sfruttate lungo la strada Bonifica del Tronto e sottoposte a violenze e vessazioni; cessione di stupefacenti; reati violenti nei confronti di aderenti ad altri gruppi o punitivi nei confronti di altri connazionali. Gli investigatori hanno documentato, anche grazie alla collaborazione di un affiliato che si è dissociato dopo un pestaggio particolarmente duro, violenze nei confronti di affiliati che non hanno rispettato le rigide regole del clan, scontri con l’associazione rivale denominata “Black axe” e ancora intimidazioni a giovani ragazze costrette a prostituirsi, riti di affiliazione e una serie di contatti internazionali in Francia, Germania, Belgio, Svezia con connazionali affiliati alla medesima organizzazione. L’operazione è stata condotta anche con la collaborazione della Squadra mobile di Ancona. La confraternita L’organizzazione o “cult” nasce in Nigeria come “Supreme eiye confraternity”. Il cult è strutturato in articolazioni nazionali denominate “Aviary” suddivise, a loro volta, in cellule territoriali locali chiamate “Nest” (nido). La simbologia ed i codici linguistici sono garanzia e connotato di segretezza: sono ispirati al mondo degli uccelli (Eiye è un uccello mitologico della tradizione nigeriana) e richiamano colori ed altri elementi individualizzanti comunemente riconosciuti all’interno della comunità nigeriana come simboli tipici del cult Eiye. L’ingresso nell’Associazione è subordinato ad un rito di affiliazione che avviene alla presenza del vertice e di altri membri del gruppo e nel corso del quale si alternano atti di violenza e riti tribali; al termine viene formulato il giuramento di fedeltà agli Eiye con il quale l’affiliando si impegna al rispetto delle regole dell’associazione denominate “orientation”. L’ingresso nella confraternita prevede l’obbligo alla partecipazione, mediante il pagamento di una sorta di “tassa di iscrizione”, al finanziamento della confraternita verso la quale gli associati sono a disposizione tendenzialmente “per la vita”. Durante le riunioni, i capi (denominati Ibaka), definiscono le strategie criminali del gruppo e compiono i riti di affiliazione. Gli appartenenti al gruppo criminale, cosi come avviene per le mafie tradizionali, si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo, determinando assoggettamento, omertà, controllo del territorio, con particolare riferimento alla comunità nigeriana, ma con inevitabile riflesso su tutta la città. leggi tutto

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Lotta alla mafia: il ricordo di Boris Giuliano

Era una mattina di 41 anni fa quando venne ucciso Boris Giuliano, funzionario di Polizia a capo della Squadra mobile di Palermo. Venne ucciso con 7 colpi alla schiena, mentre stava prendendo un caffè in un bar di Palermo, in un agguato compiuto da Leoluca Bagarella. Un uomo, Giuliano, che ancora oggi rappresenta un esempio di professionalità, sacrificio e dedizione; il funzionario è stato ricordato, oggi a Palermo, con varie iniziative a cui ha partecipato anche il capo della Polizia Franco Gabrielli. Dopo aver deposto una corona d’alloro nel luogo dell’attentato, è stata celebrata una messa nella chiesa della Madonna di Monte Oliveto. Erano presenti, oltre al prefetto Gabrielli, il figlio Alessandro Giuliano, attuale questore di Napoli, il questore di Palermo, Renato Cortese e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

A seguire, nel chiostro della questura, c’è stato un dibattito, moderato dal giornalista Lirio Abbate, sulla figura professionale di Boris Giuliano, sul suo acume investigativo e sulle sue qualità capaci di esaltare quei principi di prossimità che sono propri della Polizia di Stato. All’incontro hanno partecipato anche il giornalista Antonio Calabrò, il giornalista Francesco La Licata, nonché Ricky Tognazzi e Sergio Giussani, rispettivamente regista e produttore della fiction Rai “Boris Giuliano – Un poliziotto a Palermo”.

Il capo della Polizia, nel suo discorso conclusivo, ha parlato di Boris Giuliano rammentando che questa giornata ha rappresentato “Non solo il ricordo di un poliziotto ucciso, ma di un grande investigatore che aveva capito prima di altri che bisognava seguire il denaro per attaccare le organizzazioni criminali e che c’erano varie interconnessioni che non finivano a Palermo, ma erano, come si dice oggi, globalizzate. Ma era anche un uomo attento alle questioni sociali – ha proseguito il prefetto Gabrielli – Il suo obiettivo non era quello di assicurare i criminali alla giustizia, ma andare oltre e capire il fenomeno e le cause che determinano quel fenomeno. Perché il nostro unico scopo è quello di essere al servizio delle comunità che, specialmente nei periodi più difficili, devono vederci come un punto di riferimento e non di antagonismo. Questa è una delle tante eredità che ci ha lasciato Boris Giuliano, uomo di grande acume, ma anche uomo che sapeva interpretare i bisogni del suo tempo.” Per l’occasione è stata riaperta “La stanza di Boris”, una scenografia che riproduce l’ambiente di lavoro del poliziotto ucciso, con tanto di scrivania originale piena di faldoni, timbri, penne e telefono. Da dietro il mobile appare la sagoma in cartone a grandezza reale ottenuta da una fotografia del vice questore in compagnia del figlio ancora piccolo. Per arricchire ulteriormente lo scenario, sono stati esposti alcuni pannelli con gli scritti autografi ed una relazione presentata al Consiglio superiore della magistratura nel 1978, quali testimonianze dirette delle sue intuizioni in materia di politica criminale. Il dibattito è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook della questura di Palermo. Donatella Fioroni leggi tutto

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Novara: scoperta psico-setta attiva da 30 anni

“Lui decide tutto. Lui decide chi puoi frequentare, dove puoi lavorare. Lui sceglie quali ragazze devono farlo divertire. Lui sceglie se puoi o non puoi frequentare i nostri “luoghi fatati”. Lui è Lui. Noi lo chiamiamo Lui o Il Dottore, perché non possiamo nominare il suo nome, non ci è concesso. È stata una delle vittime che, con il suo agghiacciante racconto, ha portato la Squadra mobile di Novara e lo Sco (Servizio centrale operativo), a scoprire l’esistenza di una potente psico-setta, a cui capo c’era un uomo, ora 77enne, coadiuvato da alcune sue strette collaboratrici, definite delle vere e proprie aguzzine. Il gruppo delle “bestie”, questo il nomignolo con il quale si chiamavano tra di loro, che aveva la base operativa nella provincia di Novara e diramazioni nella città di Milano e nel pavese, si è reso responsabili di numerosi reati in ambito sessuale, anche in danno di minori. L’indagine, durata oltre due anni e portata a compimento nella notte tra sabato e domenica, ha scardinato l’organizzazione criminale che, per oltre trent’anni, è riuscita a perseguire le proprie finalità delittuose, procurando alle vittime danni psicologici fino, in alcuni casi, alla permanente compromissione delle facoltà mentali. Nell’inchiesta sono state indagate 30 persone. Le ignare vittime venivano reclutate grazie ad un centro psicologico ed una fitta rete di attività commerciali, tutte riconducibili alla setta, come due scuole di danza o una scuola di “Spada Celtica”, diverse erboristerie, una bottega di artigianato e una casa editrice. Nessuno poteva ritenersi immune dal pericolo di immissione nell’organizzazione; anche ragazze dal livello culturale molto elevato ed apparentemente esenti da condizionamenti esterni, rischiavano di essere introdotte nella setta, qualora individuate come “prede”. Questo perché l’organizzazione si serviva di psicologhe professioniste, a loro volta adepte, le quali, facendo leva su uno stato di fragilità emotiva delle “prede”, anche solo momentaneo, intraprendevano l’opera di indottrinamento ed inclusione. Era previsto un preciso e dettagliato “schema”: le neofite venivano riempite di attenzioni, di premure e sottoposte ad un vero e proprio “lavaggio del cervello”. In particolare le “prescelte”, generalmente giovani ragazze, anche adolescenti o addirittura bambine, venivano introdotte alla filosofia della setta ed iniziate a “pratiche magiche”: queste riguardavano, soprattutto, pratiche sessuali, spesso estreme e dolorose che servivano, nella logica impartita dal leader, ad annullare “l’io pensante”, “accendere il fuoco interiore” ed entrare in un “mondo magico, fantastico e segretissimo”. La setta finiva così per assorbire ogni aspetto della vita delle adepte, sia dell’ambito personale che familiare e quando anche i familiari non sottostavano alle volontà del “Dottore”, alle seguaci veniva imposto di tagliare ogni tipo rapporto con loro. Il “Dottore” decideva inoltre l’indirizzo di studi, i corsi formativi o il lavoro che le ragazze dovevano effettuare, quasi sempre presso le attività commerciali legate all’organizzazione con il subdolo fine di vincolarle indissolubilmente. Tutto questo determinava un vero e proprio isolamento dal mondo esterno che privava le vittime di ogni punto di riferimento, rendendole totalmente dipendenti dalla setta la quale, sebbene dannosa, costituiva a quel punto l’unico sostegno sia leggi tutto

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