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Guardie giurate antipirateria marittima: formazione e armi vanno risolti subito

Vi ricordate la questione delle guardie giurate incaricate di svolgere servizi di antipirateria marittima, prorogate dopo infinite pressioni ad operare fino a Giugno 2021, ma ancora orfane di corsi di formazione? Questo stallo rischia di lasciare le imprese italiane nuovamente al palo (per la gioia dei concorrenti esteri), se il ministero non attiverà rapidamente i corsi teorico-pratici per qualificare le guardie. E sarebbe una storia che si ripete, visto che a luglio e agosto le gpg italiane che non avevano sostenuto l’esame (esame non praticabile causa Covid e sul quale si attendevano delle linee guida per le certificazioni che non sono mai arrivate) sono state infatti costrette a fermarsi. Ma anche le armi sono un problema da risolvere in fretta: la circolare del 9 dicembre 2019 fa infatti passare da una licenza a validità triennale con comunicazione inviata di volta in volta 72 ore prima dell’inizio del servizio, ad una licenza con efficacia limitata al periodo di svolgimento del servizio e che deve essere rilasciata ogni volta che si effettua un servizio. Risultato: gli istituti di vigilanza privata non riescono ad ottenere l’autorizzazione in tempo e i servizi passano in altre mani. Federsicurezza ha chiesto di ripristinare la circolare del Capo della Polizia del 19 ottobre 2013 (autorizzazione biennale da integrare, volta a volta, con un’e-mail all’autorità competente con le informazioni sul servizio): “una semplificazione che consentirebbe alle imprese di sicurezza italiane specializzate in servizi antipirateria di riprendersi un mercato che sta ormai passando in mani esclusivamente straniere” – dichiara il Presidente Luigi Gabriele. Quindi, Viminale: se ci sei, batti un colpo prima che il settore venga completamente cannibalizzato dalle società estere. In fondo si chiede solo di semplificare dei passaggi farraginosi e di far partire questi benedetti corsi di formazione (e vediamo se l’ordine del giorno al DDL di conversione del DL Agosto, accolto dal governo su istanza dell’On. Luca Frusone – M5S, sortirà qualche risultato almeno su quel fronte).

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Guardie giurate antipirateria marittima: senza formazione si ferma tutto di nuovo

Vi ricordate la questione delle guardie giurate incaricate di svolgere servizi di antipirateria marittima, prorogate dopo infinite pressioni ad operare fino a Giugno 2021, ma ancora orfane di corsi di formazione obbligatoria? Questo stallo rischia di lasciare le imprese italiane nuovamente al palo (per la gioia degli agguerriti concorrenti esteri), se il ministero dell’Interno non attiverà rapidamente i corsi teorico-pratici per qualificare le guardie addette a questi particolari servizi. E sarebbe una storia che si ripete, visto che tutto luglio e agosto le gpg italiane che non avevano sostenuto l’esame (esame non praticabile causa Covid e sul quale si attendevano delle linee guida per le certificazioni che non sono mai arrivate) sono state infatti costrette a fermarsi. Vedremo se l’ordine del giorno al DDL di conversione del DL Agosto, presentato dall’On. Luca Frusone (M5S) e accolto dal Governo, sortirà qualche risultato. In fondo si chiede solo di far partire dei corsi di formazione, quindi, Viminale: se ci sei, batti un colpo prima che il settore venga completamente cannibalizzato dalle società estere.

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Poliziamoderna: nel numero di ottobre il diritto alla felicità

Il numero di ottobre di Poliziamoderna si apre con un focus sulla disabilità. La prima parte è dedicata alle iniziative istituzionali di solidarietà in favore delle persone disabili messe in campo dalla Polizia di Stato, in particolare dal Fondo di assistenza, come il Piano Marco Valerio rivolto alle famiglie dei poliziotti per le cure delle malattie pediatriche gravi dei figli, o l’istituto delle ferie solidali. Numerose anche le iniziative dei reparti speciali: dai sommozzatori al Centro addestramento alpino, al Reparto a cavallo attraverso l’ippoterapia, che hanno dedicato un particolare impegno a chi è colpito da disabilità, anche in ausilio a società specializzate nelle cure. Non mancano gli esempi di poliziotti che, andando oltre i compiti istituzionali dedicano il proprio tempo libero all’organizzazione di attività che coinvolgono le persone disabili, come la velaterapia o le pedalate solidali. La seconda parte del Primo piano è dedicata allo sport paralimpico e al ruolo fondamentale del Gruppo sportivo Fiamme oro in questo ambito. Ad accompagnarci alla scoperta di questo particolare mondo, dalle sue origini a oggi, il Presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli, che insieme a quattro atleti cremisi (Bebe Vio, Oreste Lai, Antonio Fantin e Alessio Sarri) racconta sulle nostre pagine la sua esperienza prima come atleta paralimpico e poi come vertice sportivo del settore da oltre vent’anni, con uno sguardo al futuro dello sport ad alto livello, e non solo, dedicato ai disabili. A corollario dell’articolo, anche un’intervista al presidente dei Gruppi sportivi della Polizia di Stato, Francesco Montini, sul percorso che ha portato le Fiamme oro ad aprire le porte allo sport paralimpico. L’inserto è dedicato all’odio contro le persone disabili e, partendo dalla definizione di disabilità, fornisce utili suggerimenti agli operatori delle forze dell’ordine per contrastare questo fenomeno. Per rendere la consultazione più immediata è stata realizzata anche una tabella riepilogativa dei reati commessi in danno di persone diversamente abili, con l’indicazione del regime di procedibilità e delle circostanze aggravanti. leggi tutto

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Trento: truffa informatica scoperta con l’operazione “Matrioska”

Un innovativo sistema di frode informatica è stato scoperto dagli investigatori della Polizia postale e della Guardia di finanza di Trento a conclusione dell’indagine “Matrioska”, durata oltre un anno. L’attività investigativa ha portato all’arresto di sette persone, mentre altre cinque sono indagate in stato di libertà; l’accusa per tutti è di frode informatica e riciclaggio con l’aggravante del reato transnazionale. La tecnica utilizzata dai criminali si chiama Bec (Business email compromise) ovvero truffa della compromissione della email aziendale, e viene messa in atto attraverso sofisticati sistemi di hackeraggio. In questo modo i cybercriminali prendono di mira le caselle di posta elettronica di aziende e professionisti, riescono a prenderne il controllo e ad agire per conto degli stessi sui messaggi dirottando i pagamenti relativi all’acquisito di bene e servizi. In particolare nella rete del gruppo criminale sono finite due società: una di Trento (venditore) e una bosniaca (cliente) in trattativa per l’acquisto di un costoso macchinario industriale. Attraverso il controllo della casella di posta elettronica, lettura della corrispondenza e l’intromissione di mail truffa ad hoc, i cybercriminali sono riusciti a dirottare 600mila euro su un conto corrente nelle loro disponibilità. Dopo esser riusciti ad ottenere il denaro su un conto corrente di una società di Bologna, il gruppo criminale ha frazionato i soldi attraverso dei bonifici a società “fantasma” con sede a Milano, Modena e Reggio Emilia. Le somme poi sono state dirottate in 4 conti correnti esteri di società con sede in Bulgaria, Ungheria, Slovenia e Gran Bretagna. Il denaro finito all’estero è poi rientrato in Italia attraverso bonifici in conti correnti nazionali di due società “fantasma” modenesi intestati a due prestanome (un italiano e un cingalese), per poi essere ritirato in contanti e quindi “volatilizzato” nelle mani degli indagati. Nei giorni scorsi, oltre 80 tra poliziotti e finanzieri trentini, hanno eseguito perquisizioni nelle città di Belluno, Bergamo, Bologna, Brescia, Lodi, Milano, Modena, Reggio Emilia, Udine e Verona, presso le sedi societarie e i domicili degli indagati. Nel corso delle perquisizioni sono state, inoltre, ritrovate armi con matricole abrase e 1.900 tra confezioni, flaconi e fialette contenenti sostanze dopanti. Contestualmente gli investigatori hanno sequestrato beni nella disponibilità degli indagati: auto di lusso, due appartamenti, preziosi e alcuni quadri per un valore pari alla somma rubata. Olivia Petillo leggi tutto

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Roma: presa la banda che rapinava le banche

Fermati dalla Squadra mobile di Roma tre rapinatori, componenti di una banda, che si erano resi responsabili di diversi colpi alle banche presenti nella parte sud di Roma. Gli arresti sono avvenuti durante l’operazione denominata “Etna”, che prende il nome dall’origine siciliana e catanese dei criminali. I rapinatori, di età che andava dai 38 ai 61 anni, tutti con precedenti di polizia specifici in materia di reati contro il patrimonio, sono stati in attività tra il 2018 e il 2019 e sono accusati di furto e rapina aggravata. Le indagini della Mobile sono partite da alcune rapine in banca registrate nel quadrante sud-est della città, sempre con le medesime modalità: una o due persone si presentavano all’interno della filiale bancaria dove, anche con l’utilizzo di armi da fuoco si facevano strada per caricare le casseforti dei bancomat. Per aprire queste casse si servivano di copioni di chiavi eseguite in precedenza da professionisti delle cassette di sicurezza, che favorivano il prelevamento del denaro in tempi brevi. Una volta sottratti i soldi, i malviventi si allontanavano dai locali bancari non prima di aver aggredito i dipendenti per rendere più sicura la fuga. Le indagini, condotte attraverso pedinamenti, intercettazioni, traffici telefonici, si sono focalizzate soprattutto su diverse rapine in banca compiute nei quartieri di Centocelle e Tuscolano, che hanno portato i ladri a sottrarre complessivamente 150 mila euro in contanti. Il leader del gruppo era un uomo 46 anni residente a Tuscolano, c’era poi il “chiavaro”, un uomo di 61 anni che si occupava proprio della produzioni di chiavi per le casseforti e quindi il “trasfertista”, un 38enne che saliva dalla Sicilia appositamente per compiere le rapine a Roma. “Il chiavaro”, sfuggito alla cattura, è stato localizzato e fermato sullo Stretto di Messina mentre si imbarcava a bordo di un’autovettura per raggiungere la Sicilia. Donatella Fioroni leggi tutto

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Cosa sta distruggendo la Vigilanza Privata?

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera al Direttore per gli interessanti spunti suggeriti dall’autore, Gaetano Camarca (Brand Manager & Leadership Team Management). Rilanciamo gli stessi spunti ai lettori, ai rappresentanti sindacali dei lavoratori e della parte datoriale, alle guardie giurate e agli operatori fiduciari, alle imprese poco dimensionate ed ai grandi gruppi. Il finale della lettera è sibillino: qual è il vero neo che sta distruggendo la Vigilanza Privata, si chiede Camarca? Nostalgia delle tariffe di legalità? Voglia di una riforma più equa e trasversale? Voglia di rimettere in moto davvero, e con un buon olio, la macchina della sicurezza privata? Rispondete voi.

Egregio Direttore,
sono trascorsi già 10 anni dal famoso decreto 269/2010 (successivamente emendato con il 56/2015) per un riordino della Sicurezza Privata e nulla risulta essere cambiato se non inutili costi, oneri per le imprese, regolamenti e circolari disattese. Oggi si parla nuovamente di riformare la Sicurezza Privata? Qualcosa non mi torna. Si esulta per un provvedimento del Senato sulla guardia autonoma (che a quanto pare non aveva creato problemi cosí rilevanti) e si tralasciano i reali problemi del Settore Sicurezza Privata. Credo che lo scopo originario del riordino del settore si sia tramutato in un concentrarsi di interessi di business personali, tradendo il reale obiettivo primario.

Tutti si lamentano che le società di servizi fiduciari, a causa del basso costo del lavoro di queste figure rispetto a quello delle gpg, hanno invaso il mercato ed il piú delle volte svolgono servizi di competenza esclusiva delle guardie giurate. Ma lo dicessero chiaramente: chi e perché ha voluto che i servizi fiduciari rientrassero nel CCNL della Vigilanza Privata, quando precedentemente avevano un contratto dignitoso come portieri A1, al contrario di quello attuale di operatori di servizi fiduciari sottopagati (sotto la soglia della povertà secondo il dettame dell’art. 36 Costituzione)?

Quanti altri settori si sta pensando di voler integrare nel già penalizzato CCNL della Vigilanza Privata e quando tempo ancora i lavoratori dovranno aspettare il famoso rinnovo di un contratto ormai fermo da cinque anni? Non dimentichiamo che dal 1931 la Sicurezza Privata è stata sempre affidata alle Guardie Particolari Giurate e non agli operatori fiduciari, nè a network, portieri, steward, accompagnatori, receptionist, body guard etc.etc. che hanno altri ruoli e competenze ben definiti.

Oggi, come in passato, leggo lamentele sulle mancate risposte da parte del Ministero. Ma dopo tutte le circolari, DM, D.lgs etc. etc. (voluti, richiesti e studiati ad hoc) emanati dal Ministero e totalmente disattese dal piú del 50% delle imprese presenti sul territorio, come si può essere considerati?

Tutti puntano il dito contro i grossi gruppi, ma non é proprio cosí. Le grandi realtà utilizzano management e risorse in grado di affrontare e studiare strategie, variazioni di mercato e problematiche, a differenza dei piccoli imprenditori che non intendono investire su nuove risorse perché hanno la presunzione di poter fare tutto da soli, come del resto chi tira le linee. Ricordo a tutti che i grossi gruppi di oggi erano le piccole realtá di ieri, leggi tutto

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Europei di canottaggio: 5 Fiamme oro sul podio

Ai Campionati europei di canottaggio appena conclusi a Poznan (Polonia) i portacolori delle Fiamme oro hanno contribuito in maniera determinante al bottino di 11 medaglie azzurre (4 d’oro, 5 d’argento e 2 di bronzo), che hanno portato l’Italia al secondo posto nel medagliere per nazioni, dietro all’Olanda, prima con lo stesso numero di medaglie ma con un oro in più. Sono cinque i canottieri cremisi saliti sul podio continentale in quattro discipline diverse. L’olimpionico Pietro Willy Ruta si è messo al collo l’oro nel doppio pesi leggeri maschile insieme al compagno d’armo Stefano Oppo, al termine di una gara condotta sempre al comando ma che alla fine ha richiesto un grande sforzo per resistere al ritorno della Germania, superata, dopo un emozionante testa a testa finale, per 13 centesimi di secondo. Sono tutti d’argento gli altri metalli conquistati dagli atleti delle Fiamme oro. Marco Di Costanzo e Matteo Castaldo sono stati protagonisti con il quattro senza senior, insieme agli azzurri Bruno Rosetti e Giovanni Abagnale, piazzandosi al secondo posto dietro l’imbarcazione olandese. “La gara è stata dura – ha detto Castaldo dopo la premiazione – a 200 metri dall’arrivo credevo di vincere, a 50 invece ho avuto paura di perdere anche l’argento. Abbiamo fatto davvero un miracolo, Marco più di tutti, lo ringrazio davvero per questi giorni così come ringrazio la nostra società, le Fiamme oro”. Molto sofferta la prova di Marco Di Costanzo, che arrivava da una settimana di dolore: “Inizio dicendo che ho appena concluso la settimana più difficile della mia vita sportivamente. A una settimana dal debutto agli Europei mi è stata diagnosticata la labirintite, un qualcosa che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Ho trascorso una settimana a letto senza nemmeno poter aprire gli occhi, fino a lunedì scorso, a quattro giorni dall’inizio delle gare, quando grazie ai medici sono riuscito a rimettermi in piedi. Quando sono arrivato a Poznan e mi sono seduto in barca avevo le vertigini. Per fortuna però, un passo alla volta e con l’appoggio dei miei compagni di barca, sono riuscito a superarle. I miei compagni non hanno abbandonato me, io non potevo abbandonare i miei compagni, pur con la labirintite. Siamo stati grandi”. Argento anche per il quattro senza femminile di Kiri Tontodonati, che, insieme alle azzurre Alessandra Patelli, Aisha Rocek e Chiara Ondoli, si è piazzato alle spalle dell’Olanda, riuscendo a resistere fino alla fine all’attacco dell’Irlanda. “È andata bene, siamo riuscite a disputare la gara come avevamo impostato. Nonostante le condizioni, Chiara con il timone è stata bravissima e ci ha letteralmente guidato a questa medaglia, per la quale ringrazio le Fiamme oro”. Secondo gradino del podio per Federica Cesarini che, insieme all’azzurra Valentina Rodini ha chiuso la finale del doppio pesi leggeri femminile subito dietro l’Olanda, lasciando il bronzo alla Romania. “È stata la gara della maturità – ha detto Federica commentando la finale – mi sento di dire che siamo cresciute. Dopo la qualificazione olimpica dell’anno scorso, questo è un altro tassello fondamentale. È un leggi tutto

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Cagliari: estorceva soldi per scongiurare una “fattura di morte”

Approfittando di un momento di vulnerabilità, estorceva denaro ad una donna promettendo di liberarla dal “Male”. Un 47enne che si definiva “inviato da Dio per sconfiggere il malefizio” è stato arrestato dagli uomini del commissariato di Quartu Sant’Elena vicino Cagliari. Tristi vicissitudini avevano indotto la donna a rivolgersi al “santone” che, in poco tempo, era riuscito ad incutere in lei un insistente sentimento di timore, tanto da costringerla a contrarre debiti con diverse società finanziarie, nella convinzione di poter scongiurare imminenti malefici. Una persona vicina alla vittima, resosi conto dell’estorsione e l’asservimento psicologico che questa subiva, si è rivolta alla Polizia. Gli investigatori, venuti a conoscenza dei fatti, hanno immediatamente disposto un’indagine per accertare le responsabilità dell’uomo che contattava la vittima sempre telefonicamente; ma in occasione dell’ennesima e ultima richiesta di denaro, gli agenti hanno organizzato un appostamento per coglierlo in flagranza. Dopo aver seguito i movimenti della donna per tutta la giornata, il prelievo dei 3mila euro concordati e la consegna del denaro nel luogo prestabilito, gli agenti sono intervenuti arrestando il 47enne che ha ammesso le proprie responsabilità. Olivia Petillo leggi tutto

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Ventennale convenzione di Palermo: conferenza Onu con il prefetto Gabrielli

Si è tenuta oggi, in video-collegamento, la Conferenza biennale dell’Untoc (United nations convention against transnational organized crime). La conferenza è stata coordinata da Vienna dove ha sede l’Ufficio delle nazioni unite contro la droga e il crimine – Unodc che coordina la realizzazione dei progetti legati alla Convenzione. La Convenzione di Palermo (località dove è stata firmata nel 2000), è il primo trattato giuridicamente vincolante che le Nazioni Unite abbiano mai promosso nell’ambito della lotta contro il crimine e quest’anno celebra il ventennale dalla firma. I lavori sono stati aperti da Ghada Waly, direttore esecutivo di Unodc e, per l’Italia, dal vice ministro per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Marina Sereni. Per l’Italia sono intervenuti il capo della Polizia Franco Gabrielli, il procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho, il procuratore Generale della Corte di cassazione Giovanni Salvi. Il prefetto Gabrielli in collegamento dal ministero dell’Interno, era accompagnato dal vice capo della Polizia preposto all’attività di coordinamento e di pianificazione Alessandra Guidi, dal vice capo della Polizia- direttore Centrale della polizia criminale Vittorio Rizzi, da Maria Teresa Sempreviva, direttore dell’Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze di polizia e da Eufemia Esposito, direttore del Servizio II per le Relazioni Internazionali dell’Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze di polizia. Nel corso del suo intervento, il capo della Polizia ha sottolineato come la Convenzione rappresenti “La cornice giuridica più ampia e lo strumento più attuale ed importante per la cooperazione di Polizia”. Ricordando alcune importanti operazioni condotte in collaborazione con le polizie estere, il Prefetto ha sottolineato “Quanto il crimine organizzato sia pericolosamente presente a livello globale”. Il direttore generale della Pubblica Sicurezza ha inoltre evidenziato l’importanza della formazione con l’istituzione, in Italia, di una “Scuola internazionale di alta formazione che, solo negli ultimi cinque anni, ha organizzato più di 40 corsi, con 600 partecipanti stranieri di 120 Paesi dei vari continenti, per condividere le migliori prassi e le esperienze nella prevenzione e nella repressione dei fenomeni criminali”. Gabrielli si è soffermato particolare attenzione sulla “Dimensione economica del crimine, utilizzando strumenti che, nell’esperienza italiana, si sono rivelati particolarmente efficaci, come le indagini finanziarie e la cooperazione internazionale per il sequestro e la confisca dei proventi di reato”. Il Capo della Polizia ha poi concluso: “ci apprestiamo a celebrare il ventennale della Convenzione di Palermo. È un momento epocale, che non dobbiamo perdere, per rilanciare il tema del contrasto alle associazioni criminali con rinnovata sensibilità, attualità e consapevolezza”. L’accordo, firmato da 190 Stati, mira a superare la prospettiva meramente nazionale del contrasto di quei reati transnazionali che, per la loro gravità, richiedono invece un approccio universalistico, quali, tra gli altri, il riciclaggio, l’associazione per delinquere e la corruzione, nonché le condotte illecite transnazionali tenute da persone giuridiche. Tre protocolli annessi alla convenzione fissano l’attenzione sulle priorità dell’azione dell’Untoc: prevenzione e repressione della tratta di esseri umani, in particolar modo donne e bambini, contro il traffico di migranti via terra, mare e aria leggi tutto

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Ferrara: revisioni “facili”, sette arresti

In cambio di “mazzette”, eseguivano false revisioni di mezzi pesanti. La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Ferrara, hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare, di cui tre in carcere e quattro agli arresti domiciliari, nei confronti di due dipendenti della Motorizzazione Civile e cinque imprenditori per i reati di corruzione, falso e abuso di ufficio. Complessivamente sono 216 le persone indagate. L’indagine ha rilevato l’esistenza di un consolidato sistema finalizzato a garantire, dietro il pagamento di somme denaro che andavano fino a 350 euro per pratica, a favore di funzionari pubblici, il buon esito delle procedure di revisione di autocarri e rimorchi che, in condizioni normali, non avrebbero mai potuto superare le verifiche annuali obbligatorie perché privi dei requisiti tecnici richiesti. A fare da intermediario tra le parti era il titolare di un’agenzia di pratiche d’auto di Ferrara. Gli investigatori hanno accertato che oltre 350 veicoli non sono mai transitati dalle linee di controllo, e sono all’esame le posizioni di ulteriori 270 mezzi pesanti che, indipendentemente dagli accertamenti, saranno segnalati per la revisione straordinaria. I controlli su strada da parte degli agenti della Polizia Stradale e dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Ferrara hanno evidenziato le numerose irregolarità tanto da approfondire il fenomeno. Le intercettazioni telefoniche ed ambientali e le immagini delle telecamere presso la sede della Motorizzazione Civile hanno consentito di verificare che le anomalie riscontrate erano il frutto di un congeniato sistema illecito, basato sulla corruzione di funzionari e imprenditori per facilitare i collaudi e le revisioni. Le numerose registrazioni hanno immortalato il momento del pagamento con il denaro nascosto all’interno dei documenti o delle classiche “bustarelle” che le parti si scambiavano durante le operazioni di controllo dei mezzi. Tra i favori che i dipendenti della Motorizzazione facevano alle ditte di autotrasporto, in cambio di denaro, c’era anche la possibilità di anticipare o posticipare di diverse settimane la prenotazione della revisione. Il sistema illecito dei controlli “agevolati” era noto anche alle ditte di autotrasporto fuori dall’Emilia-Romagna: i mezzi provenivano da tutta Italia per la certezza che, con alcune centinaia di euro, era possibile “comprare” le verifiche anche in presenza di gravi inefficienze di tipo meccanico o elettrico. Le riprese video effettuate dagli investigatori, oltre a svelare il giro di denaro e di favori, hanno consentito di fotografare la spregiudicatezza con cui, in molti casi, venivano occultate le carenze al sistema frenante o agli pneumatici dei veicoli, consentendo la circolazione su strada di mezzi non sicuri. leggi tutto

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