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Botti di Capodanno: festeggiare sempre in sicurezza

Si avvicina la fine dell’anno e con questo si avvicinano anche i festeggiamenti con i più classici fuochi artificiali. Da sei anni le statistiche ci dicono che non ci sono vittime anche se l’andamento dei numeri dei feriti è altalenante. Ogni anno si moltiplicano gli appelli per un Capodanno responsabile, all’insegna del divertimento e della gioia di ritrovarsi con amici e parenti. Senza demonizzare la tradizione dei fuochi artificiali, vogliamo dare alcuni semplici suggerimenti per utilizzare in modo intelligente gli artifici pirotecnici sfruttando l’esperienza dei nostri artificieri che, lungo tutto il Paese, si confrontano in questo periodo dell’anno con questo tipo di materiale esplodente. Seguite con attenzione i nostri suggerimenti: sicurezza e divertimento possono andare a braccetto insieme. leggi tutto

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Lotta alla criminalità: i dati di un anno di cooperazione internazionale

La criminalità e i criminali non si combattono solo sul nostro territorio nazionale ma anche all’estero, attraverso la cooperazione internazionale. Nella conferenza stampa che si è svolta questa mattina, al Viminale, il vice capo della Polizia – direttore centrale della Polizia criminale Vittorio Rizzi, ha fatto una sintesi dell’attività del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip) relativa agli arresti e alle operazioni effettuati dalle Forze di polizia italiane all’estero e quelli in cui l’Italia ha prestato collaborazione alle Forze di polizia straniere nell’ambito del territorio nazionale. Il prefetto Rizzi, nel suo intervento, ha sottolineato che “La cooperazione di Polizia non ha uniforme, rappresenta lo Stato italiano e l’Autorità nazionale di pubblica sicurezza che è il ministro dell’Interno. Viene infatti attuata sotto la cabina di regina del Dipartimento della pubblica sicurezza e coordinata, nella parte operativa, dalla Direzione centrale della Polizia criminale. Durante il 2019 è stata forte l’attività di contrasto alla criminalità organizzata, in particolar modo contro la ‘Ndrangheta”. Il lavoro dello Scip ha portato all’arresto di 1.595 latitanti, di cui 747 “attivi”, vale a dire ricercati dalle autorità giudiziarie italiane e rintracciati in 42 Paesi del mondo, e 848 “passivi”, ricercati dalle autorità straniere e catturati in Italia. “L’alto numero di latitanti arrestati in Italia – ha proseguito il vice capo Rizzi – è sintomatico di una risposta efficiente messa in atto dalle Forze di polizia italiane a fronte di richieste pervenute da paesi esteri”. Quasi il 60 per cento di quelli attivi sono stati rintracciati in Romania, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, mentre il 50 per cento dei latitanti arrestati in Italia venivano ricercati dalle autorità giudiziarie della Romania, Germania, Francia, Belgio, Polonia, Spagna, Austria. Oltre al più noto Cesare Battisti, arrestato all’inizio dell’anno in Bolivia, c’è una donna di camorra, Valeria Pane di 39 anni, del clan “Pesce-Marfella”, arrestata ad agosto in Portogallo; il killer serbo Marko Dordevic catturato a Cannes sempre nel mese di agosto, grazie ad un lavoro di squadra di Italia, Serbia, Slovenia e Francia favorito dalla rete Enfast (European network of fugitive active search teams); gli Italian Bonnie & Clyde, Francesco Galdelli e Vanja Goffi, arrestati in Thailandia per aver realizzato enormi truffe anche ai danni di star del cinema, come George Clooney; il più giovane, Antonio Bellopede di 23 anni, già destinatario di un mandato di arresto europeo per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti, catturato a Ibiza nel mese di maggio; un padre e un figlio, Nicola e Patrick Assisi, di 61 anni e 36 anni, ricercati da Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza per traffico di droga e arrestati in Brasile nel luglio scorso. Sono 61 i latitanti arrestati che appartenevano ad associazioni criminali mafiose, in testa Camorra e mafia etnica e a seguire ‘Ndrangheta, Cosa nostra e mafie pugliesi, mentre il valore dei beni sequestrati in 12 Paesi ammonta a 29 milioni di euro. Risultati resi possibili dalla rete della cooperazione internazionale di polizia, che può contare per l’Italia su 67 tra leggi tutto

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Polizia stradale: il bilancio di un anno di attività

La Polizia stradale ha fatto il resoconto dell’attività svolta nel 2019 nei diversi settori d’intervento ma anche delle tante iniziative messe in campo a favore della sicurezza stradale. Incidentalità Il 2019 fa registrare (il dato è al 15 dicembre) un andamento sostanzialmente stabile dell’incidentalità stradale rilevata da Polizia Stradale ed Arma dei carabinieri. Infatti, il numero complessivo degli incidenti (70.801) è in lieve diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2018 (-1,3 per cento), mentre i sinistri con esito mortale (1.430) sono pressoché invariati (8 meno dello scorso anno, -0,6 per cento). Attività di controllo Dal 1° gennaio al 15 dicembre 2019 Polizia stradale ed Arma dei carabinieri hanno rilevato più di 2 milioni di infrazioni al Codice della Strada. Le violazioni accertate per eccesso di velocità sono state 685.778, le patenti di guida ritirate sono state 61.322 e 74.087 le carte di circolazione. I punti patente decurtati sono 3.581.140. I conducenti controllati con etilometri e precursori sono stati 1.264.314, di cui 23.800 sanzionati per guida in stato di ebbrezza alcolica (+2,2 per cento rispetto al 2018), mentre quelli denunciati per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti sono stati 2.156 (- 6,7 per cento). Stragi del sabato sera Dall’inizio dell’anno all’8 dicembre scorso, nelle notti dei fine settimana la Polizia stradale e l’Arma dei Carabinieri hanno impiegato nei posti di controllo 153.974 pattuglie, rilevando 148 incidenti mortali con 178 vittime (11 in meno dello scorso anno). I conducenti controllati con etilometri e precursori sono stati 195.533, il 5,7 per cento dei quali (pari a 11.063, di cui 9.432 uomini e 1.631 donne) è risultato positivo al test di verifica del tasso alcolemico (nel 2018 la percentuale era stata del 5,2 per cento). Le persone denunciate per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti sono state, invece, 408. I veicoli sequestrati per la confisca 613. Servizi per il contrasto della guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti Nel 2019 è proseguita la campagna straordinaria di controlli sulle condizioni psicofisiche dei conducenti di veicoli in stato di alterazione conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Complessivamente (il dato è all’8 dicembre) sono stati attivati 630 posti di controllo, con l’impiego di 3.122 operatori della Polizia Stradale e 883 tra medici e personale sanitario della Polizia di Stato. I conducenti controllati sono stati 22.199, il 7 per cento dei quali (pari a 1.574) è risultato positivo all’alcol con un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l, mentre l’1,7 per cento (pari a 377 conducenti) è risultato positivo ad una o più sostanze stupefacenti nel corso dei test su strada. Dal mese di ottobre 2019 è iniziata una campagna sperimentale della Polizia stradale di controlli per il contrasto dell’uso di stupefacenti alla guida di veicoli, nelle notti del sabato e della domenica lungo la viabilità autostradale, con utilizzo di un laboratorio mobile per l’esecuzione, direttamente su strada, delle analisi di secondo livello della saliva, a mezzo di cromatografia liquida. Controlli nel settore del trasporto professionale La Polizia Stradale, nel corso del 2019, ha continuato a dare forte impulso leggi tutto

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Falso invalido smascherato ad Agrigento

Dal 2014 percepiva una pensione d’invalidità al 100% dall’Inps e lo scorso 24 dicembre è stato rintracciato e denunciato dagli uomini della Squadra mobile di Agrigento per truffa e falsità materiale. Si tratta di un 62enne che è riuscito a farsi riconoscere l’invalidità per dei disturbi mentali, ovviamente inesistenti, che ne compromettevano la capacità di compiere atti quotidiani per cui necessitava di assistenza continuativa. Le indagini dei poliziotti invece hanno accertato che l’uomo era assolutamente autonomo, deambulava, lavorava e conduceva una vita normalissima tanto da far scattare il procedimento penale con cui è stato smascherato. Dalle riprese video effettuate è palese la pantomima dell’indagato al momento della convocazione in Questura mentre accompagnato da un parente fingeva di soffrire delle patologie descritte, mentre in quelle effettuate durante l’indagine, era chiaro che l’uomo era in perfetta forma fisica e mentale. leggi tutto

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Risolto un Cold case a Bari, arrestato l’assassino di “Margherita”

Il ritrovamento di un cadavere senza nome nel 2017 nei locali delle ex acciaierie “Scianatico” di Bari, aveva fatto scattare le indagini degli investigatori della Questura che, questa mattina, hanno arrestato un uomo ritenuto responsabile di omicidio, riduzione in schiavitù, occultamento e vilipendio del cadavere di una donna. La vittima, una cittadina polacca conosciuta come “Margherita” è stata assassinata nel 2012, all’età di 50 anni e gli investigatori sono risaliti alla sua identità e a quella del suo assassino dopo un meticoloso lavoro di squadra fatto tra gli uomini della Squadra Mobile, quelli dell’Unità delitti insoluti, dello Sco (Servizio centrale operativo) e quelli del Servizio di polizia scientifica. I resti scheletrici della povera Margherita furono trovati all’interno del vano tecnico dell’ultimo piano di un edificio in disuso della ex acciaieria, coperto da assi e cassette di legno, quasi a formare una “bara” e avvolto da nastro adesivo. Durante il sopralluogo, in alcune stanze del secondo piano dell’edificio, furono rinvenuti numerosi capi di abbigliamento, soprattutto femminili, alimenti e cose varie, tanto da far presumere che la struttura fosse stata abitata da persone senza fissa dimora; ed è proprio in questo ambito che gli investigatori rivolsero le indagini. A rendere concreta la pista seguita dagli investigatori furono i risultatati degli esami dell’autopsia che stabilì che i resti umani ritrovati appartenevano ad una donna, deceduta da diversi anni a causa di uno “shock traumatico ad alta componente emorragica” e poi alcune scritte su due porte dell’edificio che indussero gli agenti a cercare qualcuno conosciuto con quei nomi di battesimo tra i senza fissa dimora. Venne accertato che la cittadina polacca, identificata come Szlezak Malgorzata nata a Dabrowa Gornicza (Polonia) nel 1962, e conosciuta con il nome di “Margherita”, fino al mese di maggio del 2012 era stata trattata in diversi interventi sia dal 118 che dalla Polizia di Stato. La conferma che i resti fossero proprio di Margherita gli investigatori la hanno trovata nei risultati dal Dna estratto dallo scheletro che comparato con il campione biologico estratto da un tampone eseguito sulla donna nel 2009, a seguito di una violenza sessuale subita, ha dato la conferma dell’identità della stessa. A concorrere all’identificazione del suo assassino, invece, sono state altre scritte trovate durante il sopralluogo il cui contenuto sembrava proprio una dichiarazione di morte nei confronti della donna.
Messe a confronto grafico con quella del presunto autore del gesto, le scritte determinarono non solo la paternità delle stesse ma anche la presenza dell’uomo in quel luogo insieme a Margherita; inoltre, a conferma anche la dichiarazione di molte persone con cui i due avevano avuto a che fare nel tempo: è emerso che la relazione tra la vittima ed il suo assassino risaliva all’anno precedente della morte della donna, che inizialmente la coppia era stata ospitata nel campo di accoglienza della Croce Rossa Italiana della città per poi trovare rifugio nei locali delle ex acciaierie. Intercettazioni sia ambientali che telefoniche e le dichiarazioni rese confermarono, inoltre, lo sconsiderato rapporto tra i due, basato su leggi tutto

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Gabrielli a Firenze per un Protocollo sulla sicurezza

Il capo della Polizia Franco Gabrielli ha presenziato alla firma di un Protocollo d’intesa regionale con la prefettura di Firenze per iniziative rivolte all’innalzamento della sicurezza nelle discoteche. L’evento si è svolto in prefettura a Palazzo Medici Riccardi, all’interno del Salone Carlo VIII. Promosso dalla Prefettura, al protocollo hanno aderito anche le altre prefetture toscane, la Regione Toscana, l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) della Regione e le associazioni di categoria. Promuovere iniziative corrette di divertimento e informare i giovani sulle conseguenze delle proprie azioni, intensificare la vigilanza e il controllo degli enti preposti, l’impiego dei metal detector, l’utilizzo del contapersone da parte dei gestori dei locali, nonché anche l’impiego dei defibrillatori; queste solo alcune delle iniziative previste dal Protocollo che si concretizza in tre fasi principali: formazione, controlli e funzione degli enti gestori. Invitato speciale dell’evento il conduttore televisivo Carlo Conti che ha sottolineato l’importanza di queste iniziative meno repressive e più collaborative. Nel corso del suo intervento il capo della Polizia ha espresso il suo apprezzamento dicendo “Non posso che plaudire a questa iniziativa e soprattutto augurare che la cosa parta con il piede giusto, con il giusto coinvolgimento e anche con il giusto convincimento che il buon esito dipenderà inevitabilmente da ognuno di quelle parti che compongono questa importante Squadra”. Sono intervenuti il prefetto di Firenze Laura Lega, l’assessore al diritto alla salute e al sociale Stefania Saccardi, il presidente di Anci Toscana Matteo Biffoni, il direttore regionale dei Vigili del fuoco Giuseppe Romano e il presidente regionale di Silb-Fipe-Confcommercio Toscana, Alessandro Trolese. leggi tutto

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Botti illegali confezionati e sequestrati in un garage a Lecce

Revocata la licenza per fabbricazione di fuochi artificiali a uno dei due uomini arrestati nei giorni scorsi a Sannicola (Lecce) dai poliziotti del commissariato di Gallipoli con l’accusa di fabbricazione e detenzione illegale di materiale esplodente. Il provvedimento è arrivato dopo un controllo effettuato lo scorso 5 dicembre nell’abitazione di uno dei due uomini. All’interno di un garage, infatti, gli agenti avevano rinvenuto e poi sequestrato 100 chili di materiale pirotecnico non classificato e oltre 80 confezioni che contenevano tutto il necessario per la produzione dei manufatti. L’attività di confezionamento era svolta in un locale inadeguato privo di tutti i necessari sistemi di sicurezza richiesti e il luogo era molto vicino ad altre case, per cui costituiva un serio pericolo nel caso di una possibile esplosione. Inoltre, il materiale sequestrato non era nè riconosciuto nè tantomeno classificato dal ministero dell’Interno e privo del contrassegno “CE”. leggi tutto

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Clandestini dai paesi asiatici: 9 arresti a Lucca

Facevano entrare clandestini asiatici in Italia nascosti tra le merci, in genere infissi metallici destinati alle aziende, dentro camion telonati attraverso le frontiere di Trento e Gorizia. Farli arrivare in Europa era più facile: entravano in Romania con un visto per turismo. Si tratta del giro di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nelle province di Lucca e Milano e in Romania scoperto stamattina dai poliziotti della questura di Lucca. Nove le persone arrestate nel Nord Italia: sei cingalesi e tre rumeni perché responsabili del traffico di clandestini originari dei paesi asiatici (Sri Lanka e Bangladesh) sulla rotta Romania–Ungheria–Italia. Il capo dell’organizzazione criminale viveva a Lucca. Il gruppo aveva ramificazioni in tutto il nord Italia e in particolare a Milano. In luoghi di incontri concordati di volta in volta, i migranti clandestini venivano accolti dal capo dell’organizzazione. Il viaggio costava loro una cifra che andava dai 3.500 euro per la tratta Romania-Italia ai 6-7mila euro per arrivare nel nostro Paese partendo dallo Sri Lanka. Chi non era in grado di pagare l’intero viaggio veniva sequestrato in un casolare nella provincia di Monza Brianza e riconsegnato ai parenti solo al saldo del pagamento effettuato sui conti del gruppo criminale in banche dello Sri Lanka. I clandestini giunti in Italia raggiungevano varie regioni, tra cui la Toscana. In alcuni casi la banda garantiva loro, con una somma extra, il transito in Francia attraverso la frontiera di Ventimiglia in provincia di Imperia. leggi tutto

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Ex pentiti tornano per “riprendersi” la città, 14 arresti a Messina

Si volevano “riprendere” Messina e per fare questo avevano organizzato una cellula di Cosa Nostra con lo scopo di riconquistare il territorio che un tempo era stato di loro dominio.
Al termine dell’operazione “Predominio”, condotta dalla Squadra mobile di Messina e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, cinque ex collaboratori di giustizia sono stati arrestati insieme agli altri componenti di un gruppo mafioso specializzato in estorsioni e traffico di sostanze stupefacenti. In tutto sono 14 le persone raggiunte dagli ordini di custodia cautelare, 13 in carcere e uno ai domiciliari. Gli indagati devono rispondere di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio, estorsioni, danneggiamenti, detenzione e porto di armi, aggravati dall’associazione mafiosa. L’attività investigativa ha documentato che i cinque ex collaboratori di giustizia, protagonisti della malavita messinese negli anni ’80 e ’90, dopo essere tornati in città, avevano ripristinato i legami con la criminalità organizzata, con lo scopo di riaffermare la propria egemonia criminale sul territorio; per realizzare l’obiettivo erano disposti anche ad entrare in contrasto con gli altri gruppi criminali già attivi nella zona che non erano disposti ad accordarsi con loro. L’indagine, iniziata nel luglio 2018 e conclusa nel marzo scorso, attraverso numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di appostamento e pedinamento, analisi di tabulati e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ha fatto luce sul tentativo di costituire una nuova cellula di Cosa Nostra. Il gruppo mafioso faceva leva sulla notevole capacità intimidatoria degli ex grandi nomi della malavita cittadina, che si erano dimostrati in grado di imporre le proprie decisioni grazie anche alla disponibilità di armi da fuoco, danneggiamenti e atti intimidatori. L’attività trainante per l’economia del gruppo criminale era sicuramente il traffico di droga, soprattutto cocaina e marijuana, che veniva acquistata all’ingrosso per rifornire gli spacciatori messinesi; numerosi gli episodi di cessione di stupefacenti accertati e documentati durante il corso delle indagini. Per rintracciare e catturare i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare la Mobile di Messina si è avvalsa della collaborazione di equipaggi del Reparto prevenzione crimine di Palermo e degli operatori delle Squadre mobili di Catania e Pescara. leggi tutto

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Roma: Gabrielli incontra gli ufficiali di collegamento delle Polizie estere

Nel quadro delle strategie di rafforzamento dei rapporti bilaterali tra il Dipartimento della pubblica sicurezza e i Paesi esteri, alla Scuola superiore di Polizia, ha avuto luogo uno scambio di auguri con gli Ambasciatori e gli ufficiali di collegamento dei Paesi esteri in Italia. All’evento era presente il capo della Polizia Franco Gabrielli e i più alti rappresentanti della Polizia di Stato, dell’Arma dei arabinieri, della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria e delle Direzioni centrali del Dipartimento della pubblica sicurezza. Lo scambio di auguri è stato l’occasione per ribadire la centralità nel sistema di sicurezza del nostro Paese della cooperazione internazionale di polizia con l’obiettivo comune di contrastare efficacemente le sfide rappresentate dalla criminalità organizzata transnazionale e dal terrorismo. leggi tutto

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