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Genova: organizzavano l’interruzione delle lezioni in Dad, indagati tre giovani

Un gruppo di ragazzi si era strutturalmente organizzato per la sistematica interruzione delle lezioni di diverse scuole su tutto il territorio nazionale, svolte in modalità Dad (didattica a distanza) sulle piattaforme informatiche di videoconferenza. Dopo mesi di indagini, i poliziotti del Compartimento polizia postale di Genova hanno ricostruito la struttura del gruppo, individuandone gli organizzatori ed amministratori, identificando tre ragazzi, di cui uno minorenne, residenti nelle province di Milano e Messina, che facevano parte di gruppi Telegram ed Instagram, creati appositamente con la finalità di disturbare i docenti e provocare la sospensione delle lezioni. Già dal primo lockdown erano state presentate numerose denunce ad opera dei dirigenti scolastici di Istituti di diverso ordine e grado, i cui elementi sono stati messi a fattor comune dagli investigatori, per ricostruire le tracce informatiche lasciate dagli autori delle incursioni. A condividere i codici di accesso alle video lezioni spesso erano gli stessi studenti, anch’essi individuati dai poliziotti, che si sentivano al sicuro per via della apparente percezione di anonimato che sembra essere garantito dalle piattaforme social, riuscendo a pianificare attacchi durante le interrogazioni programmate. Tra i messaggi, erano presenti anche delle considerazioni sull’operato delle Forze dell’ordine: “intanto la Polizia postale non ha tempo da perdere nel cercare di trovarci”. Tutti gli indagati hanno subito ammesso le condotte contestate e dovranno ora rispondere dei reati di interruzione di pubblico servizio e accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. Durante le perquisizioni, eseguite con l’ausilio del Compartimento polizia postale di Milano e della sezione di Messina, con il coordinamento del Servizio polizia postale e delle comunicazioni, sono stati sequestrati computer, tablet e smartphone che verranno analizzati dagli specialisti della Polizia per valutare la posizione degli altri giovani iscritti nelle chat utilizzate per i raid alle lezioni. leggi tutto

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Discriminazione razziale: il punto della situazione in Italia

Il vice capo della Polizia e presidente dell’Oscad  (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) Vittorio Rizzi, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, fa il punto della situazione in Italia. Il Presidente evidenzia come le discriminazioni ed i reati su base etnico/razziale costituiscono percentualmente oltre la metà dei casi che pervengono alla mail dedicata (oscad@dcpc.interno.it). “Nel periodo della pandemia – sottolinea il Prefetto – l’Oscad ha, purtroppo, dovuto registrare diversi casi di intolleranza e violenza online e nella vita reale: da casi di aggressione “sinofobica”, nei confronti di persone di origine asiatica (soprattutto lo scorso anno, ad inizio pandemia), all’ultima, vergognosa ondata di odio on line subita dalla Senatrice Liliana Segre quando, recentemente, ha accettato di essere testimonial della campagna vaccinale”. Per evitare che questi fenomeni si ripetano e venga divulgata sempre più la cultura della legalità e dell’inclusione, l’Oscad organizza in materia numerose iniziative di formazione mirata. Ad esempio, proprio quest’anno tutti i poliziotti dovranno svolgere, come aggiornamento professionale, un corso sulla “profilazione etnico-razziale discriminatoria”, vale a dire quel fenomeno per il quale le forze di polizia tendono a sottoporre le persone appartenenti a minoranze ad un numero sproporzionato di controlli, senza che ciò determini risultati positivi da un punto di vista operativo (come avallato da ricerche scientifiche internazionali), ma anzi causando sfiducia e mancanza di collaborazione. Il vice capo Rizzi è dell’idea che la strada giusta da perseguire sia quella di mettersi in discussione e lavorare per combattere il pregiudizio. “Compito delle forze di polizia deve essere quello di intercettare anche i più flebili segnali di intolleranza/violenza per contribuire a combattere con decisione ed efficacia la “normalizzazione dell’odio”. leggi tutto

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Ferroviaria: il bilancio della settimana

Il bilancio dell’attività della Polizia ferroviaria nell’ultima settimana è di: 14 persone arrestate, 194 indagati e 101.150 persone controllate. Le pattuglie impegnate in stazione sono state 5.143, 801 a bordo di oltre 1.584 treni e quelle antiborseggio 310. Gli operatori della polizia ferroviaria nell’arco della settimana hanno elevato 362 sanzioni, rintracciato 22 minori non accompagnati e riaffidati alle famiglie o alle comunità e 58 cittadini stranieri irregolari. Per prevenire comportamenti anomali ed impropri in ambito ferroviario che spesso sono causa di incidenti, la Polizia ferroviaria ha organizzato l’operazione “Rail Safe Day”: una giornata di controlli straordinari, che si è svolta lo scorso 15 marzo presso 600 località “sensibili” in tutta Italia, con l’impiego di 1.543 operatori. In particolare, alla stazione di Genova Principe, un cittadino italiano di 53 anni è stato arrestato per il possesso di sostanza stupefacente. Il nervosismo dell’uomo non è passato inosservato e durante la perquisizione gli agenti gli hanno trovato circa 200 grammi di “Ketamina” nascosti nel borsello. A Ferrara, gli agenti lo scorso dicembre avevano arrestato un cittadino straniero per i furti sui treni, ma dopo la segnalazione del titolare di un negozio nei pressi della stazione, che lamentava l’utilizzo da parte del giovane di una carta di credito contactless senza usare mai il codice Pin, hanno ampliato le indagini con la Polizia postale e lo hanno denunciato anche per il reato di indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento. .Nella stazione ferroviaria di Grosseto, i poliziotti hanno arrestato uno spacciatore trovato in possesso di oltre 1 chilo di marjuana. Gli agenti lo hanno individuato perché il giovane alla vista della Polizia si è fermato a bordo del convoglio e ha cercato di tornare sui suoi passi. L’atteggiamento ha insospettito i poliziotti che hanno deciso di fermarlo per un controllo: all’interno dello zaino e negli indumenti nascondeva la droga suddivisa in vari involucri. Gli agenti del compartimento polizia ferroviaria Campania hanno arrestato per spaccio un 44enne pluripregiudicato nelle adiacenze della stazione ferroviaria di Napoli Centrale. I poliziotti sono arrivati all’uomo dopo aver notato un movimento sospetto di persone, note consumatrici di stupefacenti che si dirigevano verso un appartamento non lontano dalla stazione. Dalla perquisizione domiciliare, sono stati trovati 120 grammi di cocaina dentro una felpa stesa tra il bucato ad asciugare, intrisa di detersivo, in maniera tale da confondere l’olfatto di eventuali cani antidroga. Cocaina purissima, che, tagliata in 700/800 dosi, avrebbe fruttato un grosso guadagno. All’interno dell’appartamento, anche due bilancini di precisione ed altro materiale utile al confezionamento. Ad Ancona gli agenti hanno rintracciato un uomo fuggito da un ospedale che ha confidato ai poliziotti, intervenuti mentre passeggiava sui binari, di volersi uccidere. L’uomo, un 64enne è stato rassicurato e assistito dagli operatori fino all’arrivo dei sanitari del 118. leggi tutto

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Federsicurezza: ancora troppi buchi nei controlli della vigilanza privata

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera al Direttore di Luigi Gabriele (Presidente di Federsicurezza), che commenta l’articolo del nostro anonimo e polemico Bastiancontrario, aggiungendo sale al dibattito.

Caro Bastiancontrario,
per mia sfortuna leggo e più leggo più mi accorgo che nel mondo dei servizi di sicurezza privata la confusione regna sovrana e, a voler pensar male, si potrebbe addirittura ipotizzare che confusione ed incultura siano condannate in superficie ma benedette sotto il pelo dell’acqua. E’ una considerazione che si preferirebbe non fare, ovviamente. Invece, purtroppo, i presupposti ci sono e trovano conferma non solo nel fatto oggetto dell’articolo di Bastiancontrario (dove l’Istituzione non può comunque essere assolta al 100%), ma anche – e ben più grandemente – nel fatto di cronaca che ha fatto alzare più di sopracciglio nei salotti romani e nel mondo vigilantino.

Parlo della contrattualizzazione di un ente volontaristico, da parte del Comune di Roma, per servizi di “sicurezza” in un ambiente sensibile, aggravata dall’utilizzo di divise, pistole al peperoncino, cinturoni e lessico militaresco che ben poco ricordano il volontariato.

Vedi bene, caro Bastiancontrario, che, di fronte a queste faccende, ammettere che per una volta la catena di comando istituzionale abbia funzionato fa un po’ acqua.
Perché sono ancora troppe le situazioni (non da ultima quella di Roma) che, in un setaccio a maglia larga per vetustà d’approccio, più che per incultura o voluta distrazione (non lo abbiamo mai pensato e non lo penseremmo mai), continuano a filtrare senza ostacolo determinando incertezze, dubbi, difficoltà e guasti.

Ci fa piacere che nella sentenza citata da Bastiancontrario si citi quel pacato bilanciamento delle responsabilità tra imprenditore “distratto” ed operatore poco attento.
Se però ipotizziamo che alla poca attenzione si affianca la poca in..formazione, allora torniamo alla casella di partenza, e la già concessa assoluzione all’Istituzione rischia di essere cassata dal possibile risultato di una revisione del processo che, considerato il tempo trascorso dall’avvio dei lavori della Commissione deputata ad emanare i criteri base per la prima formazione degli operatori (tempo che ha visto il succedersi di tre governi), certamente verrà proposta da chi tiene a cuore le sorti del comparto!

Vogliamo sperare nell’antico/nuovo Sottosegretario, posto che abbia la delega per competenza?
Speriamo, con tutta la poca forza rimasta pandemia imperante, in nome dell’antico “spes ultima dea”? Ahimè, speriamo con forza, anche temendo che si avveri il sempre verde detto “chi vive sperando … disperato muore”!

Grazie per esserci, caro Bastiancontrario e, alla … prossima!

Luigi Gabriele, Presidente di Federsicurezza

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Modena: sfruttamento della prostituzione, arrestata coppia di nigeriani

Arrestata una coppia di nigeriani, marito e moglie, responsabili dei reati di riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della prostituzione ai danni di tre giovani donne connazionali, di cui una minorenne. L’ indagine della Squadra mobile di Modena, ha permesso di documentare che la donna, con il marito e con la complicità di altre persone e di familiari in Nigeria, aveva reclutato le tre ragazze per avviarle alla prostituzione nella città emiliana, pagando loro il viaggio dal paese d’origine fino in Italia, attraverso l’utilizzo della cosiddetta “Rotta Libica”. Una volta giunte in Italia, per riscattare un debito di circa 30mila euro contratto con la coppia, le ragazze erano state costrette a prostituirsi, sfruttando uno stato di assoggettamento psicologico basato su credenze tribali e riti voodoo e sul timore di incorrere in conseguenze penali se si fossero rivolte alla Polizia. Nell denuncia la minorenne, ha dichiarato che la somma di 30 mila euro era preteso dalla coppia per far fronte alle spese sostenute per il viaggio e l’avviamento al lavoro sulla base di un accordo economico suggellato attraverso un iniziale rito voodoo in patria. Già durante il tragitto dalla Nigeria alla Libia, la giovane era stata costretta a prostituirsi. Una volta arrivata in Italia, aveva dovuto dichiarare falsamente di essere maggiorenne, come gli era stato suggerito dai suoi aguzzini, e dopo alcuni giorni di permanenza nel centro di accoglienza era stata aiutata a fuggire da un complice dell’indagata, che l’aveva portata in provincia di Modena. Una volta nell’abitazione della coppia, aveva poi incontrato le altre due ragazze e aveva scoperto che il guadagno giornaliero per ogni prestazione sessuale doveva essere versato alla “madame” per pagare sia il debito contratto sia le spese per vitto e alloggio.  Le vittime, prima di riuscire a scappare avevano corrisposto ai due circa 28mila euro. Nel corso dell’indagine è emerso anche che la donna, con il concorso di alcuni suoi connazionali, aveva trasferito ingenti somme di denaro in Nigeria, eludendo i controlli e le normative in materia sfruttando l’attività commerciale di un call center con sede a Modena. leggi tutto

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Brescia: ragazza morta per droga, 6 arresti

Un mix di eroina, cocaina, ketamina e alcol; tre giorni di folle tragico sballo che hanno ucciso, il 23 agosto scorso, una ragazza di 24 anni a Brescia. Dopo 7 mesi di indagini, gli investigatori della Squadra mobile della città lombarda hanno identificato tutte le persone che hanno contribuito alla morte della giovane. Grazie ad intercettazioni telefoniche e servizi di appostamento, i poliziotti hanno identificato gli spacciatori che, nei giorni immediatamente antecedenti al decesso, hanno fornito alla ragazza e a due suoi amici, un ragazzo e una ragazza, le sostanze stupefacenti. Il giovane amico è anche accusato di omicidio preterintenzionale per aver iniettato alla ragazza, per via endovenosa, dell’eroina, droga assunta per la prima volta dalla sua amica. Gli altri arrestati sono tutti spacciatori che vivono in città e che rifornivano i giovani di droga. In una perquisizione i poliziotti hanno trovato 3.915 cartoncini (Trip) a forma di francobollo imbevuti di metanfetamine allucinogena oltre ad altre sostanze (cocaina, hashish, marjiuana e popper contenente solvente tossico). Tra le persone fermate, anche una ragazza di 25 anni accusata di spacciare abitualmente ketamina e marijuana e responsabile della cessione di droga alla vittima nei giorni antecedenti il decesso.       leggi tutto

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Scontri a Torino nel 2019: 10 denunce e un arresto

Un arresto domiciliare, tre divieti di dimora a Torino e nei comuni della Val Susa e nove obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria: questo è il risultato di un’indagine condotta dalla Digos di Torino nei confronti di leader e militanti del centro sociale Askatasuna. Gli indagati sono responsabili dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata aggravati, commessi in occasione del corteo del 1° maggio 2019. In particolare, sono stati disposti gli arresti domiciliari per uno dei leader storici al quale è stato riconosciuto anche il ruolo di coordinamento e direzione delle fasi violente della manifestazione. Tra i destinatari dell’obbligo di presentazione alla p.g., la storica portavoce di Askatasuna, attualmente detenuta in carcere per altri reati. Durante il 1 maggio 2019, nelle vesti di speaker, ha assunto il ruolo di voce ufficiale del corteo, fomentando ed incitando gli altri facinorosi. Durante la manifestazione diversi militanti di Askatasuna, posizionatisi in testa al corteo composto da circa 2 mila persone legati anche al movimento No-Tav, all’area anarchica e ai vari movimenti antagonisti cittadini, agirono in modo violento anche contro le Forze dell’ordine con l’obiettivo preciso di dare una connotazione prettamente “NoTav” al tradizionale corteo dei lavoratori. Poco prima della partenza del corteo istituzionale, diversi militanti di Askatasuna avevano più volte tentato di sfondare i cordoni delle Forze di polizia, riuscendo poi ad oltrepassare, ad inizio manifestazione, il furgone del partito Liberi e Uguali, tentando successivamente di scavalcare anche lo spezzone del Partito Democratico, aggredendo, in più occasioni, sia alcuni esponenti politici che i componenti del servizio d’ordine del partito, tra cui uno violentemente colpito con calci e pugni. In seguito i manifestanti avevano tentato di sfondare un altro cordone di polizia, costringendo gli agenti ad intervenire dopo il lancio di bottiglie, aste di bandiere ed altri oggetti contundenti a causa del quale era rimasto lievemente ferito un agente della questura. I poliziotti della Digos hanno individuato e denunciato in stato di libertà altri 30 militanti d’area per reati simili. leggi tutto

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Volontari che sembrano poliziotti al Tulipark: e la vigilanza privata?

19 marzo, Villa De Sanctis, inaugurazione del Tulipark a Roma. Alla presenza dell’ambasciatrice olandese e del minisindaco capitolino Giovanni Boccuzzi, alcuni membri della “Guardia nazionale ambientale” si aggirano nel parco bardati di tutto punto: mimetica, cinturone, distintivi, stemmi, palette, autopattuglia, lampeggianti e pistole al peperoncino nella fondina. Cosa c’è di strano? Che la Guardia nazionale ambientale è un’associazione di volontariato (per la precisione: Organizzazione Nazionale non Lucrativa di Utilità Sociale non Governativa riconosciuta dallo Stato con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, come si legge nel sito). Dunque non è autorizzata a detenere dispositivi o simboli che richiamino le forza di polizia o la vigilanza privata (a sua volta obbligata a non utilizzare divise, gradi, loghi o stemmi che possano richiamare le FFOO). La cosa più strana (ma nemmeno troppo) è che il V Municipio per la sicurezza e la vigilanza di Roma ha sottoscritto con questa associazione un contratto per gestire la sicurezza di Villa De Sanctis. Quali credenziali erano state chieste, non è dato sapere. Certo è che è stato denunciato il Presidente dell’Associazione.

La Guardia Nazionale Ambientale, si legge sul sito ufficiale, aggrega donne ed uomini che “in forma democratica ed attenti ai dettami della Legge 266/1991, si confrontano e si uniscono per la salvaguardia dell’ambiente. E’ parimenti un’organizzazione dotata di un organigramma di tipo piramidale, attenta al rispetto dei singoli ruoli, fatta di volontari che, liberamente e senza alcuna differenza, hanno scelto di dedicare una parte del proprio tempo libero agli altri e alla natura in tutte le sue espressioni”. E in effetti l’organigramma è decisamente piramidale (sono quasi tutti ex funzionari della difesa) e i membri si attribuiscono titoli e gradi analoghi forze dell’ordine.

Mentre le indagini sono in corso, la morale è: Mai dire che il sistema dei controlli una volta tanto ha funzionato, perché la figura meschina è sempre dietro l’angolo.
E stavolta l’abbiamo fatta pure alla presenza dei cugini Olandesi, sempre così generosi di complimenti per il nostro stile di vita allegro e disinvolto, la nostra trasparenza e cristallina serietà nel disporre della cosa pubblica, il nostro specchiato rispetto delle regole…

 

 

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Commemorazioni: Antonio Manganelli ricordato a Roma

Ricorre oggi la scomparsa dell’ex capo della Polizia Antonio Manganelli deceduto, mentre era ancora in carica, il 20 marzo 2013. Il Prefetto è stato ricordato a Roma, nel rispetto delle norme anticovid, con un momento di preghiera, presso la cappella del Sacrario dei caduti della Polizia di Stato che si trova all’interno della Scuola superiore di Polizia. Nel sacrario, dove è presente una lapide in ricordo dell’ex capo della Polizia, la figlia, Emanuela Manganelli, ha letto un breve ricordo personale del padre. Insieme alla signora Manganelli e alla figlia erano presenti il capo della Polizia Lamberto Giannini, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Franco Gabrielli, il prefetto Alessandro Pansa, il prefetto Luigi Savina e il direttore della Scuola Anna Maria Di Paolo. leggi tutto

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Lotta alle mafie: Giornata in memoria delle vittime

Ricorre domani la “XXVI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. Una data che unisce l’Italia tutta nel ricordo di quanti hanno sacrificato la loro vita per combattere e non piegarsi alla criminalità organizzata. “A ricordare e riveder le stelle” è lo slogan scelto per questa giornata che sarà seguita anche quest’anno da Rai per il sociale. In tutte le iniziative che si svolgono nel nostro Paese, dove i protagonisti sono specialmente i giovani che prendono coscienza dei valori della legalità, verranno letti e celebrati gli oltre mille nomi delle vittime della criminalità mafiosa. La Giornata nel 2017 è entrata a far parte delle ricorrenze riconosciute dallo Stato grazie alla volontà di due madri, due donne eccezionali, che hanno dato vita al progetto, in collaborazione con “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”. Le due donne sono Saveria, la mamma di Roberto Antiochia, un agente morto al fianco del commissario Antonino “Ninni” Cassarà nel 1985 e Carmela la mamma di Antonio Montinaro, assistente della Polizia di Stato, ucciso insieme al giudice Giovanni Falcone e alla moglie Francesca Morvillo nel 1991. È dal 1996 che le celebrazioni si susseguono e neanche la pandemia ne ferma la portata, perché la volontà, l’impegno e la forza di tante associazioni, di tanti giovani, continuano a portare avanti gli ideali di uomini e donne che non hanno esitato a dare la loro vita per una società migliore, per il bene comune. Le tante iniziative seguiranno protocolli attuati per contenere il contagio da Covid-19; non mancheranno i momenti di riflessione, approfondimento e le testimonianze per fare in modo di tenere viva la memoria comune a partire dalle storie di quegli uomini, donne e bambini che non ci sono più. #inostricaduti  leggi tutto

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