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Traffico di droga alla Zisa: 16 arresti a Palermo

Sono 16 gli arresti a Palermo, nel quartiere della Zisa, compiuti stamattina dai poliziotti della Squadra mobile al termine dell’indagine denominata “H24 evolution”. Sono tutti responsabili, a vario titolo, di traffico di sostanze stupefacenti. Dall’indagine, iniziata nel marzo 2017, gli investigatori hanno scoperto che nel quartiere della Zisa esistevano due distinte associazioni che, nel corso degli ultimi anni, hanno fatto circolare lungo le strade di Palermo fiumi di cocaina. Bastava una semplice chiamata ai cellulari, attivi 24 ore su 24 (da qui H24 nel nome dell’operazione), e la droga veniva direttamente consegnata a domicilio in zone diverse del centro cittadino. Ma c’era anche il servizio take away e così chi ordinava la dose, sempre per telefono, doveva successivamente ritirarla davanti al pusher. Tra i promotori dell’organizzazione di spacciatori anche il congiunto di un noto pregiudicato mafioso del mandamento della “Noce”. L’associazione controllava rigidamente l’attività di spaccio dei propri pusher, impossibilitati a qualsiasi forma di autonomia, a seguito anche di elargizione di somme di denaro. Ricostruiti dai poliziotti anche diversi episodi di conflitto tra pusher interessati ad aumentare il bacino di clienti per garantirsi entrate costanti di diverse diverse centinaia di euro al giorno che aumentavano esponenzialmente nel fine settimana. Donatella Fioroni leggi tutto

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Sequestro di oro e preziosi a Cosa Nostra

Altro duro colpo alla mafia con il sequestro di un valore di oltre un milione di euro eseguito dagli uomini della questura di Palermo, insieme alla Guardia di finanza e con la collaborazione degli uomini della divisione Anticrimine della questura di Milano, nei confronti di un appartenente alla mafia. L’affiliato, figlio del reggente della famiglia mafiosa dell’Acquasanta, già condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso e sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Milano, gestiva per la mafia la riscossione del pizzo. Gli investigatori della divisione Anticrimine della Questura di Palermo hanno messo in luce una notevole sproporzione economica tra i redditi dichiarati e gli investimenti patrimoniali finalizzati all’acquisto dei beni e alla luce di tali accertamenti è stato, infatti, possibile dimostrare come questi beni, sebbene formalmente intestati ad un congiunto, fossero in realtà riconducibili all’uomo. Gioielli, orologi e pietre preziose sono stati trovati durante le operazioni di perquisizione e sequestro eseguite nell’ambito dell’operazione “Coffee Break”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Olivia Petillo leggi tutto

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Produzione segni e simboli della Polizia: assegnate le prime licenze

Il dipartimento della Pubblica Sicurezza ha di recente sottoscritto i primi contratti per la concessione in uso temporaneo a terzi delle denominazioni, degli stemmi, degli emblemi e degli altri segni distintivi in uso esclusivo alla Polizia di Stato, individuati dal D.M. n.215 del 19/9/2017. Ad oggi sono risultate licenziatarie, per la classe merceologica giocattoli, l’azienda RELTOYS S.R.L., per la classe vestiario, le società PAVIS S.n.C., PATERNESI S.a.S., EUMAR s.n.c. e BRANCALEONI s.n.c. Sono in corso di definizione i contratti con altre aziende in altri settori merceologici. Dall’entrata in vigore del suddetto D.M. non è più possibile produrre e commercializzare, senza licenza, prodotti appartenenti alle varie categorie merceologiche, individuate secondo la Classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi italiani (comunemente denominata “Classificazione di Nizza”), recanti i segni distintivi in uso esclusivo alla Polizia di Stato, pena le conseguenti sanzioni civili e penali (art. 1, commi 195 e 198 della legge n. 190 del 2014). A tal proposito l’Amministrazione avvierà verifiche dirette al possesso della prescritta autorizzazione alla produzione, commercializzazione e distribuzione, la cui violazione può comportare l’irrogazione di una multa da euro 1.000,00 a euro 5.000,00. leggi tutto

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Pordenone: baby gang in azione al luna park

È finita la sequenza di reati commessi da un gruppo di adolescenti nel centro di Pordenone nel periodo compreso tra febbraio e maggio scorsi. La Squadra mobile della città ha infatti identificato il capo della baby gang e il suo fedele gregario. Quindici anni il primo e sedici il secondo, sono stati alla fine denunciati. Per il primo, vista la gravità dei comportamenti criminali, il magistrato ha ritenuto necessario prevedere il collocamento in comunità. Il sedicenne è invece indagato in stato di libertà. Le indagini stanno continuando per identificare gli altri due componenti della banda. Nel frattempo gli investigatori sono riusciti a dimostrare il coinvolgimento della banda in due tentate rapine e in una truffa; accertato anche lo spaccio di stupefacenti nei confronti di coetanei e un’appropriazione indebita di una collana in oro. I reati sono stati compiuti in danno di coetanei dei giovani e di un disabile sessantenne. leggi tutto

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Nuoro: finti matrimoni per avere la cittadinanza, 3 arresti

Pianificavano matrimoni fittizi tra cittadini italiani e donne marocchine, per far ottenere alle donne la cittadinanza italiana e, una volta entrate nel nostro Paese, avviarle alla prostituzione. L’organizzazione criminale che gestiva questi traffici è stata scoperta e fermata questa mattina dalla Squadra mobile di Nuoro che ha arrestato tre marocchini, due donne e un uomo. Gli arrestati, residenti nell’Isola da tempo, agivano principalmente nella zona di Sinicola (Nuoro) e individuavano italiani che, in cambio di denaro e favori sessuali, erano disposti ad andare in Marocco per sposare ragazze giovanissime da far giungere in Italia e avviare alla prostituzione. Le vittime erano soprattutto anziani, alcuni dei quali anche affetti da infermità mentali, da circuire e depredare di ogni avere. L’indagine, durata circa sei mesi ed effettuata attraverso intercettazioni e pedinamenti, è partita da una denuncia sporta da una lontana parente di una delle ragazze fatte giungere in Italia avviate alla prostituzione. È emersa anche l’intenzione di far arrivare in Italia minori di 14 anni per soddisfare desideri sessuali di alcuni clienti. Questo è stato impedito dall’operazione di questa mattina. Il gruppo agiva in questo modo da diversi anni, tante le donne fatte arrivare in Italia, alcune delle quali sono ancora in corso di identificazione. leggi tutto

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Bologna: dall’Albania quintali di hashish e marijuana, 18 arresti

Sono 18 gli arresti effettuati questa mattina dalla Squadra mobile di Bologna per traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La banda di italo-albanesi era in grado di rifornirsi di hashish e marijuana direttamente dall’Albania. I trafficanti gestivano il traffico direttamente dalle coste albanesi: grazie alla collaborazione di due pregiudicati di Brindisi che assicuravano il reperimento di motoscafi veloci e piloti esperti che fossero in grado di trasportare lungo la rotta adriatica ingenti quantitativi di droga, gli arrestati assicuravano un rifornimento costante alla piazza bolognese. Anche il primo stoccaggio della droga veniva assicurato dai complici pugliesi. Poi, attraverso diversi sistemi la droga arrivava a Bologna; in alcuni casi tali partite di stupefacenti servivano anche ad approvvigionare gli spacciatori delle vicine Toscana e Umbria. I corrieri venivano ricompensati con denaro o corrispondenti quantità di droga da spacciare, in proporzione ai quantitativi di stupefacenti trasportati. Gli acquirenti sulla “piazza” di Bologna, albanesi e centroafricani, a loro volta spacciatori, acquistavano notevoli quantità di droga destinata allo spaccio al minuto. Il sistema collaudato consentiva l’acquisto in Albania di quantità notevoli a prezzi ovviamente ridotti; un chilo di marijuana poteva costare all’ingrosso 800-1.000 euro al chilo e poteva esser riveduta a 2.000- 2.500 euro. Nell’indagine sono state anche denunciate 9 persone. L’operazione conclusiva si è avvalsa della collaborazione delle Squadre mobili di Reggio Emilia, Ferrara, Arezzo, Brindisi, Cremona, Foggia, Perugia, Monza-Brianza e Siena. leggi tutto

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Stradale recupera tre mezzi industriali rubati a Como

Un autoarticolato con a bordo una ruspa e un escavatore di grandi dimensioni non ha convinto i poliziotti della Stradale in servizio sull’A1. Il mezzo, in sosta nell’area di servizio Tuscolana, nella diramazione sud dell’A1, al controllo dei poliziotti è risultato regolare ma i mezzi sopra trasportati erano stati rubati la notte prima in un cantiere nella provincia di Como. I poliziotti, raggiunti anche da un’altra pattuglia in borghese, hanno monitorato il guidatore. In effetti poco dopo è arrivata un uomo alla guida di un’auto di grossa cilindrata che, dopo aver parlato con l’autista del convoglio, risaliva a bordo e riprendeva l’Autostrada, seguito dall’autoarticolato. I due equipaggi hanno, così, pedinato i veicoli fino ad un piazzale nei pressi dello svincolo autostradale di San Cesareo (Roma), dove notavano il conducente dell’auto, scendere dal veicolo per avvicinarsi nuovamente all’autoarticolato. In pochi minuti gli agenti della Stradale sono intervenuti, sorprendendo l’uomo mentre stava per rimuovere il congegno di localizzazione dal veicolo industriale rubato. Il mezzo è stato sequestrato e l’uomo denunciato per ricettazione. Dai documenti sequestrati gli agenti hanno scoperto che anche un terzo escavatore era stato rubato nello stesso cantiere e portato in un’officina meccanica. Le macchine operatrici erano destinate in un porto del sud Italia, forse dirette verso mete estere. I tre veicoli industriali, dal valore di centinaia di migliaia di euro, sono stati sequestrati per essere restituiti ai legittimi proprietari. leggi tutto

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Droga: spaccio nell’Ennese, 14 arresti

Otto persone in carcere, sei ai domiciliari, 22 indagati a piede libero, tra cui quattro minorenni; e ancora 31 sequestri di marijuana, hashish e cocaina per circa sei chili. Questi i risultati dell’operazione “Retiarius” che si è conclusa stamattina a Enna. Le indagini, durate circa 9 mesi e condotte dai poliziotti della questura di Enna, del commissariato di Piazza Armerina, con la collaborazione della Mobile di Catania e del Reparto prevenzione crimine di Palermo, hanno interessato un’organizzazione criminale che spacciava droga tra Piazza Armerina, i centri limitrofi e la provincia di Catania. Le accuse per gli indagati sono, a vario titolo, di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti tipo marijuana, hashish e cocaina. La droga affluiva nella città dei mosaici da diverse direttrici: Catania, Ramacca, Barrafranca, Valguarnera Caropepe e San Cono e lo spaccio avveniva principalmente di fronte alle scuole e nei luoghi più frequentati dai giovani. Dalle indagini, effettuate con intercettazioni telefoniche e ambientali, telecamere di videosorveglianza, pedinamenti, è emerso che i fermati di stamattina pianificassero logisticamente ogni operazione di approvvigionamento dello stupefacente; ne curassero dettagliatamente il trasporto; ne destinassero l’utilizzo attraverso l’attività di spaccio al dettaglio. Il volume d’affari era tale da consentire ai vari indagati di sostenersi e di mantenere un alto tenore di vita. leggi tutto

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Boris Giuliano a 40 anni dal suo assassinio

Cerimonia a Palermo e ad Enna per il 40° anniversario della morte di Boris Giuliano il poliziotto che adottò nuove strategie investigative per combattere la Mafia. Fu assassinato il 21 luglio del 1979 con sette colpi di pistola alle spalle sparati da Leoluca Bagarella, a Palermo. Poliziotto perspicace e innovativo, Giuliano, a quei tempi era il dirigente della Squadra mobile di Palermo e intuì fin da subito la dimensione internazionale della mafia e fu tra i primi a credere nella cooperazione internazionale di polizia.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo simpatico, gentile ma intransigente allo stesso tempo; un investigatore senza pari, che era riuscito a ricostruire i traffici mafiosi di quegli anni. Le cerimonie per il 40° anniversario sono iniziate ieri a Palermo dove è stata deposta una corona d’alloro nel luogo dove fu barbaramente trucidato. La cerimonia si è svolta alla presenza del figlio Alessandro, attuale questore di Napoli e del questore di Palermo, Renato Cortese. Il Comune di Piazza Armerina (Enna), luogo di nascita del funzionario, per l’occasione gli ha intitolando l’Aula Consiliare con una cerimonia avvenuta ieri pomeriggio: scoperta una targa in sua memoria.
Alla cerimonia hanno preso parte la vedova, i tre figli e i nipoti, con le rispettive famiglie, il presidente della Regione Siciliana, il vice Presidente della commissione Antimafia, il Prefetto di Enna, il Vicario Foraneo della Diocesi di Piazza Armerina, autorità civili, militari e religiose. La Questura di Enna, inoltre, con la collaborazione di Poste Italiane, ha fatto sì che venisse emesso uno speciale annullo filatelico per fermare nel tempo la storia, la testimonianza e il ricordo di un uomo dello Stato che si è speso durante tutta la sua esistenza per il bene comune, per una società migliore e per un ideale di giustizia portato fino all’estremo sacrificio. Per l’occasione la questura di Enna ha distribuito anche una brochure che riporta brevi note biografiche di Boris Giuliano e alcune dirette testimonianze che fanno emergere il tratto umano dell’uomo, il valore aggiunto e la sua non comune capacità di analisi. Medaglia d’oro al valor Civile, con decreto del Capo della Polizia del 2006, che ne ha tratteggiato il coraggio e la dedizione ai più alti ideali di giustizia. È ricordato con un busto anche al centro F.B.I. di Quantico (U.S.A.). Olivia Petillo leggi tutto

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Postale: scoperte frodi su energia elettrica a Roma

Pagare meno l’energia elettrica si può, o meglio si poteva sino ad oggi a Roma. Ovviamente in modo fraudolento. E con la complicità di due dipendenti infedeli dell’Acea, l’azienda municipalizzata che gestisce i contatori della rete elettrica nella Capitale. La Polizia postale, con il supporto della stessa Azienda, ha denunciato nove persone tra le quali due impiegati, alcuni tecnici ed elettricisti specializzati per corruzione e frode. Grazie ad alcune manomissioni sui contattori, i dipendenti infedeli permettevano a molte utenze, legate soprattutto ad esercizi commerciali, di ridurre i costi sino al 75 per cento; in alcune circostanze sono stati riscontrati allacci completamente abusivi. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati diversi contatori, punzonatori e rilevatori. leggi tutto

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