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Lodi: favorivano l’immigrazione clandestina, indagate 74 persone

Indagate dalla Polizia di Lodi 74 persone per reati connessi alle violazioni delle norme sull’immigrazione. Nella rete dei poliziotti sono finiti anche due cittadini egiziani e una donna italiana ritenuti ai vertici dell’associazione per delinquere. I due egiziani sono finiti in carcere mentre alla donna, titolare di un centro elaborazione dati in provincia di Cremona, è stata notificata la misura dell’interdizione dall’attività professionale. Per altri sei complici dell’organizzazione (tutti cittadini egiziani) è stato disposto il sequestro preventivo del denaro illecitamente percepito. Le indagini sono state avviate nel 2018 a seguito di una segnalazione da parte dell’Inps di Lodi che accertava l’inesistenza di ditte edili intestate a cittadini egiziani con alle dipendenze connazionali, a cui venivano rilasciati impropriamente i relativi permessi di soggiorno. Il gruppo criminale, dietro il pagamento di circa 2 mila euro, procurava i rapporti di lavoro fittizi con ditte edili e istruiva la documentazione al fine del rilascio del permesso di soggiorno, seguiva inoltre l’intero iter amministrativo assistendo lo straniero anche con l’intervento di un legale nel caso di complicazioni con l’ufficio Immigrazione. Le indagini hanno permesso di accertare che la maggior parte dei cittadini stranieri che si sono rivolti all’organizzazione criminale per l’indebito rilascio del titolo di soggiorno, erano fittiziamente domiciliati nella provincia di Lodi, ma di fatto vivevano in Francia dove fornivano manovalanza nell’edilizia. L’attività investigativa ha inoltre documentato i pagamenti effettuati dagli stranieri affidatisi al gruppo criminale, che avvenivano in parte attraverso circuiti money transfer dalla Francia, ed in parte in denaro contante nel momento in cui occorreva saldare l’importo pattuito al ritiro del permesso di soggiorno. leggi tutto

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Brescia: 3 arresti per sequestro di persona

  Questa mattina, in provincia di Brescia, tre persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare per sequestro di persona a scopo di terrorismo. L’operazione di oggi è la conclusione dell’indagine condotta dalla Squadra mobile di Brescia, dai Ros dei Carabinieri e dallo Sco (Servizio centrale operativo) e ha messo in luce l’esistenza, nella provincia di Brescia, di un gruppo criminale organizzato, e specializzato in sequestri di persona all’estero. I tre indagati, due cittadini albanesi e un italiano, rintracciato e arrestato in Germania, infatti sono responsabili di aver inviato in Turchia, al confine con la Siria, due imprenditori italiani, attirati da motivi d’affari e di averli fatti rapire volontariamente da gruppi terroristici per ottenere il riscatto. Dall’indagine è risultato anche il reclutamento di un terzo imprenditore che all’ultimo momento, già in aeroporto, ha preferito non imbarcarsi. I due imprenditori, in momenti diversi, nel 2016 finirono in mano a sequestratori appartenenti all’organizzazione terroristica Hay’at Tahrir a-Sham e vennero trasferiti in Siria dove rimasero fino alla loro liberazione avvenuta nel 2019 e nel 2020. leggi tutto

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Spaccio nel centro di Venezia, 13 arresti

Gestivano il traffico e lo spaccio di cocaina, che smerciavano nel centro storico di Venezia, ma con l’indagine denominata “Fontego” i poliziotti della Squadra mobile lagunare hanno interrotto la loro attività illecita. Questa mattina più di cento poliziotti delle Squadre mobili del distretto veneto, coordinate dal Servizio centrale operativo, hanno arrestato tredici persone appartenenti al gruppo criminale. I provvedimenti restrittivi eseguiti dai poliziotti veneti, sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Venezia. Molti degli indagati svolgevano una regolare attività lavorativa nel centro storico, e, sfruttando il lavoro come copertura, si muovevano liberamente in vicoli e canali. L’indagine, grazie anche ai numerosi servizi di osservazione, ha permesso di individuare gli appartenenti al gruppo, evidenziando l’esistenza della rete distributiva creata dall’associazione criminale, che aveva a disposizione diverse strutture logistiche, come appartamenti, autovetture e mezzi di comunicazione, dedicati esclusivamente allo spaccio. Gli investigatori hanno anche fatto luce sull’organizzazione interna del gruppo, evidenziando una rigida struttura piramidale, con una rigorosa suddivisione di livelli e relativi compiti.   leggi tutto

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Covid19: la Polizia perde il vice ispettore Vincenzo D’amico

Anche Vincenzo se ne è andato per colpa del Covid19.
Il vice ispettore della Polizia di Stato Vincenzo D’Amico aveva 52 anni e faceva servizio presso la Squadra di Polizia giudiziaria del Tribunale di Nocera Inferiore in provincia di Salerno.

Entrato in Polizia nel 1992, Vincenzo era stato assegnato al Reparto mobile di Catania, poi aveva svolto servizio a Napoli e dopo aver frequentato il corso da sovrintendenti a Caserta nel 1998, trasferito al commissariato di San Giovanni a Teduccio di Napoli; successivamente ottenne il trasferimento alla Procura di Napoli e infine alla sezione di P.G. della Procura di Nocera Inferiore. Enzo era ricoverato dal 10 marzo all’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno e ieri a causa delle complicazioni dovute al virus è deceduto lasciando la moglie Raffaela e i due figli, Manuele e Davide. La Polizia di Stato perde un altro amato figlio e si unisce al dolore della moglie, dei figli, dei parenti, degli amici e dei colleghi, stringendosi a tutti quelli che lo hanno conosciuto e amato. leggi tutto

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’Ndrangheta: vertice operativo I-CAN in Italia

  A poco meno di un anno dall’avvio di I – CAN (Interpol Cooperation Against ’Ndrangheta), il progetto fortemente voluto dal Dipartimento della pubblica sicurezza in collaborazione con Interpol per il contrasto alla ’Ndrangheta, si terrà un nuovo vertice operativo in Italia durante una tre giorni tra Roma, Catanzaro e Reggio Calabria. A prendere parte ai lavori, guidati dal vice capo della Polizia Vittorio Rizzi, saranno Stephen Kavanagh, Executive Director Police Services di Interpol, Cyril Gout, Director Operational Support and Analysis, Roraima Andriani, Director Global Outreach and Regional Support, che incontreranno i rappresentanti di tutte le Forze di polizia nonché Giovanni Bombardieri e Nicola Gratteri, rispettivamente a capo delle Procure delle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria e Catanzaro. Ai rappresentati di Interpol sarà mostrato e spiegato il lavoro che l’Italia svolge a livello di intelligence, operativo e giudiziario, per combattere l’associazione criminale più potente al mondo. Il contrasto alla mafia calabrese non riguarda, infatti, solo l’Italia ma coinvolge anche altri Paesi per la sua capacità di inserirsi nei tessuti economici oltre confine. Per questo rappresenta una grave minaccia a livello internazionale, anche se la regia dei traffici e di tutte le attività criminali hanno origine in Calabria. Da qui il progetto che coinvolge le Forze dell’ordine italiane e quelle di 10 Paesi del mondo (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Francia, Germania, Svizzera, Uruguay, Usa), che, come l’Italia, hanno costituito unità operative dedicate alla lotta alla ’Ndrangheta. I successi legati ad I – CAN non mancano e l’ultimo è proprio di qualche giorno fa con la cattura a Santo Domingo del latitante di ’Ndrangheta Marc Feren Claude Biart su cui pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel 2014 dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti in favore del clan Cacciola di Rosarno (Reggio Calabria). leggi tutto

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Il mercato della vigilanza privata: resiliente nonostante il Covid

Una vigilanza privata che Format Research definisce resiliente, perchè investe in tecnologia e digitalizzazione nonostante il Covid19. E che quindi potrebbe rientrare nei parametri di salvataggio definiti dal Recovery Fund. Questa l’inattesa fotografia del settore restituita dall’Osservatorio Federsicurezza 2021

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Category: Vigilanza in Tv

Presi gli autori del tentato duplice omicidio a Palermo

Una dimostrazione di forza finalizzata a ribadire la propria “pregnanza mafiosa” nel quartiere Zen di Palermo, una caratteristica che deriva dal modo in cui il gruppo criminale si esprime nel contesto ambientale. È proprio questa la lettura data dagli investigatori della Squadra mobile palermitana all’agguato portato a termine, in perfetto stile mafioso, il 23 marzo scorso. Quel pomeriggio un commando armato ha tentato di uccidere Giuseppe Colombo e i suoi due figli durante un inseguimento avvenuto per strada e in pieno giorno, con decine di colpi sparati ad altezza d’uomo mentre le vittime cercavano di fuggire. Alla fine i destinatari degli spari sono scampati all’assalto, ma due di loro stati colpiti a braccia, gambe, glutei e talloni, e per questo trasportati dalla terza vittima, rimasta miracolosamente illesa, all’ospedale Villa Sofia del capoluogo siciliano. L’indagine ha portato ad individuare, come appartenenti al gruppo di fuoco, e ad arrestare, quattro palermitani, ritenuti complici di due fratelli già fermati, per lo stesso motivo, la notte successiva alla sparatoria. Gli investigatori hanno scoperto che il tentato duplice omicidio è stato l’epilogo di una vecchia storia di rivalità e rancori tra gruppi criminali che, la mattina precedente all’agguato, era stata infiammata da un’accesa discussione tra quelle che sarebbero diventate le vittime del raid armato e i due fratelli arrestati. La spedizione punitiva, alla quale hanno partecipato più di dieci persone, arrivate sul posto a bordo di tre auto di grossa cilindrata, moto e scooter, è diventata una sorta di parata militare per ostentare il proprio potere criminale di fronte a tutto il quartiere. Subito dopo l’agguato, gli esecutori hanno tentato di ripulire la strada dalle tracce degli spari, lasciando comunque sul posto almeno una decina di bossoli, curandosi poi di nascondere subito le armi utilizzate. leggi tutto

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Bari: segregata in casa e violentata per mesi, arrestato un 31enne

Lucchetti alla porta d’ingresso che potevano essere aperti solo dall’esterno, i vetri delle finestre oscurati con pannelli adesivi e segregata all’interno dell’appartamento una giovane 21enne. Questo è lo scenario inquietante che si è presentato agli occhi degli agenti della questura di Bari nella casa di un 31enne, fermato in un controllo anti-Covid e trovato in possesso di un coltello a serramanico. L’uomo, sottoposto ad un controllo perché non indossava correttamente la mascherina, era risultato avere dei precedenti di polizia e essere in possesso di un coltello. L’atteggiamento nervoso dell’uomo ha portato gli agenti ad effettuare una perquisizione nella sua abitazione, in centro città. Qui gli agenti hanno rilevato che la porta d’ingresso, nonostante fosse munita di regolare serratura, era assicurata anche con un lucchetto che poteva essere aperto solo dall’esterno. Sul posto, il 31enne ha rifiutato più volte di aprire la porta di accesso, nonostante i ripetuti inviti degli agenti. Dopo alcuni minuti, i poliziotti sono riusciti a farsi consegnare le chiavi e sono entrati all’interno dell’abitazione. All’interno c’era una giovane donna originaria di un paese vicino Bari, che ha raccontato agli agenti di aver subito ripetute violenze e di essere incinta. La donna si era allontanata volontariamente dalla casa dei genitori nel dicembre scorso, trovando ospitalità a casa dell’uomo che sarebbe poi diventato il suo aguzzino. Dopo un primo periodo di regolare convivenza, l’uomo aveva deciso di segregarla: ha più volte abusato sessualmente di lei, le ha vietato di uscire da sola, le ha impedito di utilizzare il telefono cellulare ed ha oscurato con dei pannelli adesivi tutte le finestre dell’abitazione. La ragazza ha dichiarato che poteva uscire solo in compagnia del suo aguzzino: la porta d’ingresso, infatti, era sempre chiusa con dei lucchetti, anche quando l’uomo era in casa; le chiavi le possedeva solo lui. Attualmente la 21enne è stata affidata all’assistenza del personale di un Centro anti violenza e l’uomo arrestato per sequestro di persona, violenza sessuale e porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere. leggi tutto

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Postale: pedopornografia online, 46enne arrestato

  È stato trovato in possesso di oltre 1.000 file di immagini e video a carattere pornografico ritraenti minori, in molti casi abusati o torturati, anche in tenerissima età. Un 46 enne disoccupato della provincia di Reggio Calabria è stato arrestato in flagranza dagli specialisti del Compartimento Polizia postale del capoluogo, dopo la segnalazione arrivata attraverso il circuito internazionale di cooperazione in materia di contrasto allo sfruttamento dei minori nella produzione di materiale pornografico, scambiato e divulgato online. L’arresto di oggi, è avvenuto a distanza di pochi giorni dall’operazione “Canada 2.0” dove oltre 100 persone in tutta Italia sono rimaste coinvolte in reati riguardanti la pedopornografia. Attraverso indagini tecniche e tradizionali gli investigatori hanno accertato la responsabilità dell’uomo e, nel corso della perquisizione nell’abitazione e da un’analisi sommaria dell’enorme materiale informatico sequestrato, lo hanno arrestato. leggi tutto

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Scherma: Fichera e Santarelli spade d’oro in Coppa del mondo

Con una fantastica ed emozionante rimonta nell’ultimo assalto Marco Fichera ha portato la squadra azzurra sul podio più alto della tappa russa della Coppa del mondo di spada, che si è conclusa il 23 marzo sulle pedane di Kazan. Insieme a Marco è stato protagonista anche l’altro portacolori delle Fiamme oro, Andrea Santarelli, entrambi ormai colonne portanti della squadra maschile di spada che ha vinto l’argento ai Giochi olimpici di Rio 2016 e ha già guadagnato la qualificazione per Tokyo. Completano il quartetto azzurro Enrico Garozzo e Gabriele Cimini. La finale contro l’Ucraina è stata tiratissima  e quando Marco Fichera è salito in pedana per l’ultimo assalto contro Anatolii Herey, l’Italia era sotto per 30-37. Con un parziale di 14-6 lo spadista cremisi ha recuperato lo svantaggio concludendo la gara con il punteggio di 44-43, ripetendo l’eccellente prestazione che, nel minuto supplementare della semifinale contro la Russia, gli aveva permesso di piazzare la stoccata vincente del 33-32. In precedenza il quartetto azzurro aveva superato prima la Danimarca per 45-37 e poi la Corea del Sud per 44-40. “Era passato un anno dall’ultima gara, non sapevamo bene cosa aspettarci – ha detto Andrea Santarelli commentando la gara – Non abbiamo tirato la nostra miglior scherma e forse per questo aver vinto è ancora più importante, vuol dire che abbiamo ancora grandi margini di crescita. Abbiamo avuto tutti quanti alti e bassi, ma siamo rimasti lì, compatti, solidi. Abbiamo poi dato prova di essere una squadra importante, che quando conta sa fare grandi cose, e sa vincere. Abbiamo dimostrato a noi stessi e al resto del mondo, che la strada per Tokyo è tracciata ed è abbastanza evidente dove vogliamo e possiamo arrivare”. Marco Fichera ha descritto tutta la sua felicità per questa vittoria sulle pagine dei suoi social: “Abbiamo vinto. Lo abbiamo fatto nel mondo più bello, quando tutto sembrava perso e quando chiunque avrebbe smesso di crederci, ma se ho imparato una cosa in questi anni è che non è finita finché non è la matematica a darne la certezza. Abbiamo dimostrato la compattezza di un gruppo che ha lavorato per questo successo. Sono davvero felice per me ed i miei compagni perché vincere, in Coppa del mondo dopo 1 anno di stop, in una delle ultime gare prima delle Olimpiadi non può che far bene a noi e a tutto l’ambiente. Grazie a chi ci ha seguiti e inondati di affetto e tifo”. Sergio Foffo leggi tutto

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