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Torino: la Polizia partecipa al Salone del libro

Da domani e fino al 18 ottobre, la Polizia di Stato sarà presente al Salone internazionale del libro di Torino. Sarà l’occasione, per tutti coloro che andranno al “Centro congressi Lingotto Fiere”, di venirci a trovare al Padiglione 3 – Stand R38. Nello stand della Polizia di Stato, allestito dalla questura di Torino, uno spazio è dedicato al mensile Poliziamoderna e ai prodotti editoriali legati alla rivista, come il fumetto “Il commissario Mascherpa”, del quale sarà possibile acquistare i tre volumi (La rosa d’argento, Mare nero e Banditi) e il volume dedicato ai quarant’anni della riforma della Polizia di Stato. Saranno inoltre presenti i “poliziotti scrittori” che presenteranno personalmente le proprie opere letterarie. Lunedì 18 ottobre, ultimo giorno del Salone internazionale, sarà anche l’occasione per assistere, presso il “Caffè letterario”, alla presentazione dei tre volumi del graphic novel “Il commissario Mascherpa” e di alcune delle opere dei poliziotti scrittori. Quest’anno poi, per la prima volta, ci sarà uno spazio espositivo dedicato ai prodotti ufficiali della Polizia di Stato, commercializzati dai licenziatari. Non mancherà anche la possibilità di incontrare gli specialisti della Stradale, della Postale, della Ferroviaria e della Scientifica, a cui potrete chiedere informazioni e curiosità e, partecipando alle nostre iniziative, si riceveranno dei gadget brandizzati “Polizia di Stato”. Saranno presenti anche i poliziotti della Divisione anticrimine della Questura, per promuovere il progetto “Questo non è amore” nato per supportare le vittime di violenza e sensibilizzare i cittadini sulla lotta alla violenza di genere. leggi tutto

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Vigilanza Privata e Green Pass: ruolo delle guardie giurate

Dal 15 Ottobre si lavora solo con il Green Pass. In questo particolare frangente la guardia giurata può essere controllore, ma anche controllato. Draghi ha appena firmato il secondo DPCM sulle modalità di verifica, pubblicandone delle anticipazioni con FAQ. Per chiarire i dubbi più comuni, abbiamo parlato con l’Avvocato Lucio Tramontano.

Intervista a Lucio Tramontano, Avvocato presso il foro di Napoli e membro di Giunta di Confedersicurezza e Servizi

Nella verifica del Green Pass nei luoghi di lavoro, la guardia giurata può essere controllore ma anche controllato. Ma cosa deve fare all’atto del controllo? Può controllare l’identità?

Nell’ambito dei controlli del possesso del green pass da parte dei lavoratori sul luogo di lavoro, la questione dell’identificazione da parte del GPG potrebbe non verificarsi laddove i lavoratori (sul luogo di lavoro) debbano essere identificabili.
La GPG incaricata di effettuare la verifica sul possesso e sulla validità del green pass dei dipendenti dovrà provvedere al controllo mediante l’utilizzo dell’app VerificaC19 o di altro strumento in corso di implementazione, come ad esempio un sistema di controllo green pass abbinato al termoscanner o rilevatore delle presenze: in quest’ultimo caso la guardia giurata dovrà comportarsi alla stregua dell’utilizzo di qualsiasi altro strumento elettronico cd. a prova di operatore.

Cosa deve fare la GPG in caso di certificazione scaduta/falsa/manifestamente non corrispondente al soggetto portatore del titolo?

Nel caso in cui la GPG ravvisi la mancanza di valido green pass, deve invitare il soggetto ad uscire dai luoghi di lavoro e deve redigere relazione di servizio, in modo da consentire, da un lato, al datore di lavoro di intraprendere le conseguenti iniziative disciplinari e, dall’altro lato, la denuncia alla Prefettura per gli ulteriori eventuali accertamenti sanzionatori (che vanno da € 600,00 ad € 1500,00 per i lavoratori).

L’art 3 del DL 21 settembre 2012 n 127 prevede la possibilità di svolgere anche solo “controlli a campione”, ma chi stabilisce la “misura” del campione?

La norma non prescrive un numero di controlli minimi a campione, che viene demandata alla discrezionalità dei datori di lavoro in considerazione dei rispettivi contesti aziendali (dimensioni, numero dei dipendenti), tuttavia ispirandosi al principio di efficacia ed in grado di assicurare circolarità dei controlli. Sul punto, le linee guida di recente emanate dal Governo prevedono, per i controlli dei dipendenti della P.A., una quota pari al 20%. Tuttavia il controllo randomico potrebbe non risultare del tutto efficace, dovendosi piuttosto prevedere una modalità di controllo generalizzato.
Sul punto, si precisa che il datore di lavoro può richiedere ai lavoratori, in casi di specifiche esigenze organizzative (es. numeri elevati di dipendenti, difficoltà organizzative), di comunicare con preavviso la carenza del requisiti del green pass. Non solo, si potrà provvedere all’integrazione del sistema di lettura e verifica del QR code del certificato verde nei sistemi di controllo agli accessi fisici, inclusi quelli di rilevazione delle presenze, o della temperatura (cd termoscanner). Inoltre per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti è prevista l’interazione asincrona tra il Portale istituzionale INPS e la Piattaforma nazionale-DGC.

E in un luogo di lavoro leggi tutto

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Latina: auto di lusso rubate in Italia e vendute all’estero, 11 arresti

Fermata dalla Polizia di Latina organizzazione criminale italo-francese specializzata in furti e riciclaggio di auto di lusso. L’operazione condotta dalla Polizia stradale ha consentito di arrestare 11 persone tra l’Italia e la Francia per i reati di furto e riciclaggio internazionale di veicoli, ricettazione, appropriazione indebita, truffa, falso ed estorsione. La banda che si avvaleva spesso di elementi fissi per le loro spiccate capacità criminali e competenze tecniche, era in grado di immettere nel mercato clandestino, italiano ed estero, decine di auto rubate al giorno, scadenzando con estrema precisione la sequenza di tutte le operazioni illecite necessarie per la nuova identità del veicolo.  Il capo, un cittadino italiano di origine marocchina, noto nell’ambiente anche per i suoi metodi bruschi ed intimidatori, teneva le fila di tutte le attività compiute dai complici a cui affidava, di volta in volta, compiti e rigorosi tempi di azione, svolgendo anche una capillare azione di controllo sul loro operato. Era lui a decidere le azioni e i metodi da mettere in campo e a tenere tutti i contatti all’interno dell’ampia rete criminale sia in ambito locale che internazionale (grazie alla conoscenza delle lingue italiana, francese e araba). In particolare in Francia si era procurato una base logistica da utilizzare come punto di approdo dei veicoli che dovevano entrare nel mercato clandestino internazionale. I furti su strada o nelle grandi aree di parcheggio venivano eseguiti dopo attenti sopralluoghi; altre volte le auto venivano rubate approfittando di un momento di distrazione dei proprietari (ad es. mentre erano intenti a fare benzina); oppure le sottraevano dall’interno degli autosaloni. In altri casi, invece, trattenevano indebitamente i veicoli regolarmente noleggiati presso attività dislocate in tutta Italia. Le auto rubate, con tempi rapidi e cautele consolidate, soprattutto per disattivare gli allarmi, venivano portate nelle officine per la “trasformazione”; qui meccanici e carrozzieri compiacenti modificavano il telaio, sostituivano le targhe e riparavano i danni dell’effrazione.  Nel frattempo, i falsificatori specializzati, si adoperavano per produrre la documentazione falsa o alterata necessaria a costruire la nuova identità delle auto ripulite. Le basi logistiche, collocate nella campagna pontina, venivano isolate con jammer che azzeravano qualsiasi segnale. L’ultimo compito era affidato ai drivers, conducenti talvolta occasionali, che, dopo aver lavato e lucidato i veicoli, li guidavano fino a raggiungere i punti di scambio, in Italia o all’estero. I poliziotti di Latina in più occasioni hanno richiesto la collaborazione dei Centri Operativi della Stradale dislocati sulla rete autostradale per bloccare i drivers e recuperare le auto. Fondamentale per l’esito dell’indagine è stata la sinergia con la Polizia francese, con la quale è stato effettuato un complesso scambio info-investigativo durante l’intera l’attività. In sei mesi di indagini, gli investigatori hanno arrestato quattro persone (di cui una in Francia) e ne hanno denunciate altre dieci. Inoltre hanno recuperato e restituito agli aventi diritto, 33 veicoli di ingente valore quantificabile in oltre due milioni di euro. leggi tutto

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Cagliari: maltrattamenti e minacce, eseguite 2 misure cautelari

Vessazioni di tutti i tipi, minacce, insulti e molestie sono solo alcuni comportamenti attribuiti a due uomini cagliaritani che ieri sono stati raggiunti da una misura cautelare eseguita dagli agenti del commissariato Quartu Sant’Elena di Cagliari. Per un 34 enne di Quartu, il Giudice ha disposto il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ex compagna che, da settembre del 2020, subisce comportamenti persecutori dell’uomo; la donna e le sue due figlie hanno anche subito di minacce di morte da parte dell’uomo. Nel secondo, e analogo caso, gli agenti hanno eseguito l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di allontanamento dalla casa familiare di un 49enne che è ritenuto responsabile di maltrattamenti nei confronti della sorella con cui convive.
La donna si è rivolta alla Polizia dopo che il fratello, in diverse circostanze, ha manifestato un atteggiamento ingiurioso nei suoi confronti correlato di minacce e di molestie. La Polizia di Stato ha recentemente introdotto, all’interno di Youpol, l’applicazione realizzata per segnalare episodi di spaccio e bullismo, raggiungibile da cellulare e dispositivi mobili, anche la possibilità di denunciare maltrattamenti in famiglia anche in forma anonima.
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Cooperazione di Polizia: incontro bilaterale Italia-Polonia

Il capo della Polizia Lamberto Giannini ha incontrato questa mattina a Roma il capo della Polizia polacca Jarosław Szymczyk, accompagnato dal direttore dell’Ufficio Cooperazione Internazionale di Polizia, Paulina Filipowiak e dall’Ufficiale di collegamento e consigliere d’ambasciata per gli Affari Interni, Magdalena Sochacka. Nel corso dell’incontro, al quale hanno partecipato anche il vice capo della Polizia preposto al Coordinamento ed alla Pianificazione delle Forze di polizia, Maria Teresa Sempreviva e il direttore del Servizio relazioni internazionali dell’Ufficio per il coordinamento, Eufemia Esposito, sono stati trattati molti tra i più attuali e rilevanti temi legati alla cooperazione di polizia. In particolare, sul versante operativo, sono stati oggetto di confronto la ripresa e l’incremento dei pattugliamenti congiunti sia in Italia che in Polonia, interrotti a causa delle restrizioni dovuti alla pandemia, la prevenzione e il contrasto alla cybercriminalità, con particolare riferimento alla proliferazione di traffici illeciti nel dark web. Altro tema affrontato è stato quello relativo alla pandemia. A tale riguardo, il prefetto Giannini ha auspicato di poter avviare con tutti i colleghi europei un dialogo sull’impatto della stessa, nell’organizzazione e nel lavoro di polizia e sulle nuove sfide all’ordine pubblico interno ed internazionale, con le quali tutte le forze di polizia saranno chiamate a misurarsi. Al termine dei colloqui il capo della Polizia Lamberto Giannini ha ringraziato il generale Szymczyk per le medaglie “al merito della Polizia” conferite dal ministro dell’Interno e dell’Amministrazione polacco, Mariusz Kamiński, ad appartenenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza. La consegna delle onorificenze è avvenuta presso l’ambasciata della Repubblica di Polonia a Roma alla presenza dell’ambasciatrice Anna Maria Anders, dello stesso Generale Szymczyk e del prefetto Maria Teresa Sempreviva. Nel corso della cerimonia il vice capo della Polizia Sempreviva, dopo aver sottolineato l’efficacia della cooperazione bilaterale italo-polacca, ha voluto ringraziare le autorità presenti ed i premiati per aver contribuito a rafforzare il legame con un Paese, la Polonia, da sempre vicino alla comunità italiana.  leggi tutto

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ANCR Vigilanza: sfide per la vigilanza privata nel new normal

Ha cominciato come guardia giurata nell’impresa di famiglia ed oggi è al timone di ANCR Vigilanza a Catania. Claudia Debole racconta una vigilanza privata al femminile, che supera i pregiudizi con la professionalità e il lavoro duro e che deve affrontare scenari inediti posti da un Covid che difficilmente esaurirà la sua scia. Abbattere i costi salvaguardando la qualità con una reingegnerizzazione aziendale basta su formazione e aggiornamento e snellimento della macchina burocratica e dell’impianto normativo: questa la ricetta per crescere nel new normal.

Intervista a Claudia Debole, Amministratore Unico di ANCR Vigilanza

Dopo un anno oltremodo difficile, se n’è presentato uno forse ancor più complesso: come sta andando questo 2021? Ci si avvia verso una normalizzazione oppure dobbiamo immaginare un new normal? Con quali caratteristiche?

Di certo la pandemia non esaurirà i suoi effetti negativi nel breve periodo. In ogni caso, credo che non tutto tornerà esattamente come prima, tanto nella società quanto nei mercati.
Forme di insicurezza diffusa e la volatilità dell’economia costituiranno le cifre di una normalità assolutamente “inedita”, anziché “new”. Il che ci impone nuove sfide, specie sul fronte della vigilanza ad alto contenuto tecnologico, ove dovrà essere ottimizzata in senso strategico l’interazione tra guardia giurata e sorveglianza elettronica. Detto altrimenti, si dovrà puntare a forme di re-engineering aziendale per abbassare i costi, senza però penalizzare la qualità e l’efficienza del servizio. In questo contesto, la formazione-aggiornamento delle risorse umane è determinante.

Quali sono a suo avviso le criticità più dannose del mercato italiano della vigilanza privata? (normativa ridondante, concorrenza sleale, utenza che chiede servizi da 100 ma vuole pagarli 10, CCNL che stenta a rinnovarsi, scarsa mentalità manageriale, etc)?

Il mercato della vigilanza – o meglio della sicurezza privatizzata – obbedisce comunque alle cosiddette leggi generali del mercato e quindi alle logiche basate sull’imprevedibilità. Voglio precisare che non faccio riferimento al mercato globale ma a quello italiano e, per certi versi, anche a quello comunitario poiché l’Ue prevede la mobilità del lavoratore della sicurezza privata all’interno dei propri confini. Detto ciò, a penalizzare il nostro settore sono soprattutto la complessità e la stratificazione della vigente normativa: a mio avviso, si dovrebbe tendere alla redazione di un testo unico sulla sicurezza complementare. Il legislatore potrebbe anche “ridurre a uno” gli interlocutori istituzionali – o la questura, o la prefettura – a tutto beneficio dello snellimento delle procedure di autorizzazione e di controllo. Quanto al tema delle concorrenza sleale, occorrerebbe a mio avviso un’autentica rivoluzione dell’etica professionale – della quale ad oggi non riesco purtroppo a scorgere alcun segno premonitore. Vi saranno comunque episodi di concorrenza sleale finché – come Lei dice – l’utenza chiede servizi da 100 ma vuole pagarli 10. Mi viene da pensare che anche la mentalità dei clienti dovrebbe mutare in tal senso.

La normativa appena rilasciata sul Green Pass nei luoghi di lavori impone ulteriori controlli da parte del datore del lavoro e la possibile sospensione del salario: in che modo gestirete queste procedure?

Abbiamo già iniziato a gestire il problema attraverso un’e-mail a tutti i dipendenti, con l’informativa leggi tutto

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Catanzaro: 21 arresti per traffico di droga

Sono 21 gli arrestati nell’indagine “Aesontium” condotta dalla Squadra mobile di Catanzaro in collaborazione con il comando provinciale dei Carabinieri. L’operazione prende il nome dal nome latino di viale Isonzo, considerata la roccaforte dei criminali oggetto di Catanzaro. Al termine delle investigazioni per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, furto, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e ricettazione, 9 persone sono finite in carcere e 12 agli arresti domiciliari. Altre 46 persone sono indagate nel medesimo procedimento penale. Due i filoni di indagini riuniti poi dalla Direzione distrettuale antimafia perché comuni le fonti di approvvigionamento; lo stupefacente all’ingrosso arrivava infatti dalla Puglia da un gruppo di criminali albanesi e dalla costa jonica calabrese dove opera una cosca mafiosa specializzata nel traffico di droga. Le due organizzazioni operavano nella zona sud della città spacciando ogni tipo di droga: marijuana, hashish, cocaina, eroina e anfetamine. leggi tutto

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Catania: operazione “Bokluk” 9 arresti per riduzione in schiavitù

Ogni donna “comprata” in patria costava all’organizzazione criminale poco più di 6mila euro e una volta in Italia, la giovane era costretta a prostituirsi. Per questo nove persone sono finite in manette a conclusione dell’indagine, partita nel 2020, e svolta dalla Squadra mobile di Catania in seguito alla segnalazione ricevuta da due cittadine bulgare che “denunciavano” una terza donna straniera; le due, prostitute, lamentavano il mancato pagamento dell’affitto della “postazione” dove si prostituiva anche la terza donna.
Gli indagati sono accusati dei reati di tratta di persone, riduzione in schiavitù, associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, aggravati, tra l’altro, dalla transnazionalità. Le indagini hanno dimostrato che le ragazze arrivavano in Italia dopo esser state “acquistate” in Bulgaria, venivano collocate in abitazioni fatiscenti, nutrite con pochissimo cibo e di scarsa qualità, vessate con violenze fisiche e psicologiche e destinate alla strada; tra queste donne anche una giovane disabile, costretta a prostituirsi sotto il costante controllo dei componenti del gruppo, capeggiato da una coppia e, per le sue condizioni di estrema vulnerabilità, obbligata anche a occuparsi di cucinare e pulire la casa dei due criminali.   L’attività delle giovani garantiva all’organizzazione circa 1.400 euro a settimana. L’operazione di oggi prende il nome dal termine usato dagli indagati per rivolgersi alle ragazze, bokluk che in lingua bulgara significa spazzatura. leggi tutto

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Motociclismo: Michele Pirro è campione Superbike 2021

Michele Pirro è stato incoronato campione italiano per l’ottava volta in carriera grazie al quinto titolo conquistato nella Superbike 2021, dopo le vittorie ottenute nel 2015 e nel triennio 2017-2019. A queste bisogna aggiungere quella del 2009 in Supersport e le vittorie del 2007-2008 in Stock 1.000. Il numero sul cupolino della sua Ducati Panigale V4R è il 51, proprio come il numero di trionfi raggiunto dal pilota delle Fiamme oro nel Campionato italiano velocità grazie alla doppietta ottenuta a Vallelunga lo scorso finesettimana. Nella gara uno di sabato Pirro ha tagliato il traguardo in solitaria al temine di una gara condotta in testa dall’inizio alla fine, dopo essere partito dalla pole position conquistata il giorno prima con il record della pista. “Sono felicissimo che siamo riusciti a confermarci anche a Vallelunga – Aveva detto Michele subito dopo la gara uno – un circuito dove non avevamo mai girato con questa moto. Anche se abbiamo già vinto il campionato il mio obiettivo è vincere tutte le gare e voglio riprovarci anche domani”. E il campione delle Fiamme oro ha mantenuto la promessa. Invece di controllare la situazione “a pancia piena”, dall’alto del titolo già acquisito, in gara due ha dato vita ad uno spettacolare duello con il secondo in classifica, Alessandro Delbianco. Dopo un avvincente testa a testa, risolto solo al fotofinish per 5 millesimi di secondo, Michele ha chiuso la stagione sul gradino più alto del podio con un bottino di 295 punti. Sergio Foffo leggi tutto

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Genova: arrestata ingegnere informatica per truffe e riciclaggio

La Polizia postale ha arrestato, a Genova, una 40enne appartenente ad un’organizzazione transnazionale specializzata nelle frodi informatiche. Nella vita di tutti i giorni, era una tranquilla madre di famiglia, in realtà, dietro l’apparente normalità si nascondeva un ingegnere informatico con la passione per il crimine e le criptovalute. Esperta nel creare nuove identità, ritirava presso punti di recapito sempre diversi della provincia di Genova, gli oggetti che acquistava sui portali di e-commerce utilizzando fondi, carte di credito e conti bancari di ignari malcapitati. Per eludere i controlli, la donna si presentava nei punti di ritiro con documenti falsi oppure reclutava terze persone che, dietro compenso, ritiravano i pacchi in sua vece. La merce acquistata, come telefonini di ultima generazione e materiale elettronico di altissima qualità, li spediva ai complici in Russia oppure li vendeva su noti portali dedicati all’e-commerce e il ricavato lo riciclava in criptovalute presso numerosi exchange internazionali. Nel corso della perquisizione domiciliare, gli specialisti della Polizia postale hanno sequestrato numerosi POS e centinaia di carte di credito appositamente attivate per l’attività illecita. leggi tutto

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