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Rinnovo CCNL vigilanza privata: la malattia al centro

A Bologna, il 15 e 16 maggio scorsi, le Associazioni della vigilanza privata e le rappresentanze delle guardie giurate di Filcams-CIGL, Fisascat-CISL e Uiltucs-UIL hanno nuovamente parlato di classificazione del personale, salute e sicurezza sul lavoro e cambio d’appalto. Tema nodale di queste due giornate di trattative per il rinnovo del CCNL scaduto nel 2015 è però stato quello della malattia. In materia le rappresentanze delle imprese hanno presentato un testo che dovrà essere valutato dai sindacati dei lavoratori.

I prossimi incontri (12 e 13 giugno) si terranno in forma di commissioni tecniche ristrette per cercare di chiudere definitivamente classificazione, mercato del lavoro e cambio appalto. Si dovrà poi riprendere il tema dell’orario di lavoro e la sezione dedicata ai servizi fiduciari (presumibilmente il 26 e 27 giugno).

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Vicenza: giornata ricca di impegni per il capo della Polizia

È iniziata a mezzogiorno la cerimonia di intitolazione del parco Dueville di Vicenza all’agente scelto della Polizia di Stato Alessandro Fui, deceduto in servizio il 13 febbraio 1986 per mano di una banda di rapinatori in fuga. Il gruppo di criminali rapinò un laboratorio di oreficeria di Sandrigo (Vicenza), e per farlo i malviventi presero in ostaggio, minacciandoli con un revolver, un fucile a pompa e uno a canne mozze, il custode con la sua famiglia, uno dei proprietari e un’ottantina di operai. Dopo essersi impadroniti di un bottino del valore complessivo di circa due miliardi di lire, i rapinatori si diedero alla fuga sulle strade tra il Veneto e la Lombardia, inseguiti da polizia e carabinieri. Dopo una prima sparatoria, senza conseguenze per nessuno, la Bmw dei fuggitivi incrociò la volante con a bordo l’agente scelto Alessandro Fui; i criminali spararono all’impazzata verso i poliziotti e Alessandro, all’epoca 26enne, venne colpito alla testa da un proiettile che lo uccise istantaneamente. Il capo della Polizia ha partecipato alla cerimonia accompagnato dal questore di Vicenza Bruno Failla, e dalle principali autorità della provincia. Nel suo intervento il prefetto Gabrielli ha sottolineato che “Quando le comunità ci vivono e ci sentono non come qualcosa di altro rispetto a loro, qualcosa di lontano, ma ci vivono come espressione vera e profonda di un territorio, credo che questo sia il compimento e la ragione del nostro essere sul territorio”. Poi ha aggiunto: “Per noi i nostri caduti sono presenti, sono il memento, sono coloro i quali, prima di noi, e meglio di noi, ci hanno indicato una strada e il modo di percorrerla, con abnegazione, sacrificio e dedizione, e quindi non potremo mai essere sufficientemente grati ai nostri caduti”. Infine il capo della Polizia ha concluso dicendo: “Ogni volta che non ci sentiamo all’altezza della missione che ci è stata affidata dobbiamo pensare ai nostri caduti, a chi ha dato la vita e con il proprio comportamento rappresenta un esempio per noi e per gli altri. Ecco perché queste cerimonie hanno un significato, perché chiunque passerà nei giorni futuri in questo parco, incrociando il nome di Alessandro, ricorderà che dietro quel nome, quel cognome, c’era un cittadino di questo Paese che con onore e disciplina ha servito il Paese fino al sacrificio della vita”. Dopo lo scoprimento della targa di intitolazione, c’è stato un breve concerto della Banda musicale della Polizia di Stato, terminato con il nostro inno nazionale “Il canto degli italiani”. Nel primo pomeriggio, nell’aula magna “Fui – Giazzon” della caserma Sasso, è previsto l’incontro tra il prefetto Gabrielli e il personale della Questura e delle specialità. Alle 16.30 il capo della Polizia si recherà a palazzo Bonin Longare, dove, all’interno della sala conferenze, parteciperà alla quindicesima edizione del “Festival biblico”. L’intervento sarà moderato dal giornalista Alberto Chiara e si intitolerà “Perché abbiamo paura. Alla soglia del ragionevole e delle fake news”, durante il quale si cercherà di capire come distinguere ciò che è reale da quello che tale. leggi tutto

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Le foto che hanno fatto la storia: la mostra della Scientifica a Reggio Calabria

Tappa calabrese per la mostra fotografica itinerante “Frammenti di storia. L’Italia attraverso le impronte, le immagini, i sopralluoghi della Polizia Scientifica”. La mostra,si inaugura oggi al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, lo stesso che ospita i famosi Bronzi di Riace, sarà visitabile gratuitamente sino a domenica 26. All’inaugurazione sono presenti il direttore Centrale anticrimine della Polizia di Stato, Francesco Messina, il direttore del Servizio di polizia scientifica, Fausto Lamparelli il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani e il questore di Reggio Calabria Maurizio Vallone. Gli interventi delle autorità sono moderati dal giornalista della rai Riccardo Giacoia. La galleria di documenti e immagini ferma il tempo e la memoria su alcuni momenti più significativi per il destino dell’Italia e della Calabria negli ultimi cento anni, raccontati da chi li ha vissuti in prima linea a servizio dell’ordine e della sicurezza pubblica. Stragi, omicidi, catastrofi naturali, personaggi e fatti diversi sono legati, infatti, da un solo filo rosso rappresentato dal lavoro della Polizia scientifica. Il Gabinetto regionale di polizia scientifica di Reggio Calabria ha integrato la rassegna fotografica con le immagini di eventi drammatici e determinanti della storia calabrese, come i sequestri di Cesare Casella e Adolfo Cartisano, gli omicidi del giudice Antonino Scopelliti, dell’ispettore Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano, gli omicidi del piccolo Nicolas Green, della guardia giurata Luigi Rende, e del vicepresidente della Regione Francesco Fortugno. leggi tutto

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Fiumi di droga in Sicilia: 19 arresti

Sono 19 le persone arrestate stamattina nell’operazione “Blacksmith” condotta dalla Squadra mobile di Palermo che ha fermato un’organizzazione coinvolta in un grosso giro di spaccio di droga in particolare di hashish e marijuana. L’operazione di oggi nasce da una precedente indagine, condotta nel 2016 sempre dalla Squadra mobile, che aveva portato alla luce una vasta attività di importazione di cocaina dal Sud America e dalla Calabria, destinata a rifornire le piazze di spaccio palermitane. I poliziotti sono riusciti a scoprire tutto l’ingranaggio dell’organizzazione, ruolo per ruolo, con le precise figure di riferimento per le spedizioni, lo stoccaggio e il pagamento della droga. Inoltre c’era una fitta rete di personaggi pronti a dare il supporto logistico alla banda e di provvedere alle esigenze di fornitori e corrieri. Questi ultimi trasportavano gli stupefacenti dalla Campania e dalla Calabria in tutta la Sicilia. Con il provvedimento di questa mattina è stato anche disposto il sequestro di alcune attività commerciali riconducibili ai componenti dell’organizzazione, tra cui una villa, ristoranti e stazioni di servizio. Donatella Fioroni leggi tutto

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Trapani: trappole esplosive per colpire i creditori; arrestato dalla Polizia

Metteva esplosivo dentro delle pen drive da computer inviandole poi ai suoi obiettivi. Con questa tecnica, un disoccupato palermitano di 51 anni, aveva ferito gravemente un ragazzo di 25 anni nel 2016 ed un ispettore superiore della Polizia in servizio alla procura della Repubblica di Trapani nel 2018. Oggi, a conclusione dell’operazione “Unabomber Pantelleria”, l’uomo è stato arrestato per una serie impressionante di reati: minacce aggravate, lesioni gravissime, tentata estorsione, fabbricazione, commercio e detenzione di materiale esplosivo, addestramento a preparare esplosivi. detenzione di materiale pedopornografico. Le indagini effettuate dalla squadra mobile di Trapani e dal Servizio centrale operativo hanno permesso di ricostruire anche il movente che muoveva l’uomo a creare ordigni esplosivi artigianali. Una serie di creditori si stava rivalendo sul patrimonio familiare in sede civile e l’uomo tentava di scongiurare ad ogni costo tali azioni civili. La personalità criminale dell’uomo si mostrava anche nell’aggressione fisica al suo legale colpevole di non aver agito al meglio per evitare la vendita all’asta di un suo appartamento.
La difesa del patrimonio di famiglia passava, nella mente dell’uomo, attraverso l’eliminazione fisica dei suoi “avversari”. La Polizia ha infatti raccolto prove di una ricerca di killer, da parte dell’uomo, nel deep web. Nella casa dell’arrestato, a Pantelleria, durante le perquisizioni, gli investigatori hanno scoperto un laboratorio dove preparare congegni esplosivi e per miscelare sostanze chimiche molto pericolose. Il criminale durante le indagini era stato agganciato su una chat da un agente sottocopertura al quale aveva venduto copia di alcuni manuali di esplosivistica e di chimica di laboratorio e diverse sostanze precursori di esplosivi. leggi tutto

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Aiutini per diventare italiani, 7 arresti e 12 denunce con l’indagine “Codice K10”

Precedenti penali, reddito insufficiente, mancanza di residenza sono alcune delle cause ostative che impediscono a uno straniero di acquisire la cittadinanza italiana; per questo motivo molti si rivolgevano a un’organizzazione criminale, in grado di far “magicamente” sparire dalle pratiche, le “macchie nere” che impedivano l’avanzamento dell’iter amministrativo. Durante l’indagine denominata “Codice K10” i poliziotti del Servizio polizia postale e delle comunicazioni, hanno arrestato sei persone ed eseguito 19 perquisizioni nei confronti di tutti gli indagati, interrompendo così l’attività di un gruppo criminale specializzato nella corruzione per il rilascio della cittadinanza italiana. Complessivamente sette persone sono indagate per il reato di corruzione mentre 12 per favoreggiamento reale. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati e sequestrati circa 135mila euro in contanti, probabile provento delle attività illecite. Nello specifico le persone coinvolte nell’indagine sono state denunciate in stato di libertà per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, favoreggiamento, detenzione abusiva di codici di accesso a sistema informatico, accesso abusivo al sistema informatico Sicitt (Sistema informatizzato cittadinanza italiana) del Dipartimento libertà civili ed immigrazione del ministero dell’Interno, utilizzato per l’istruttoria relativa alle pratiche per la concessione della cittadinanza italiana a firma del presidente della Repubblica. Le attività di analisi e verifica informatica sono state svolte dagli specialisti del Centro nazionale anticrimine informatico per la prevenzione delle infrastrutture critiche (Cnaipic), che hanno analizzato più di 1.500 pratiche sospette per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Tutto ruotava intorno alla figura del leader dell’organizzazione, un’assistente informatico dipendente del Dipartimento libertà civili ed immigrazione, che si era impadronita dei codici di accesso dei dirigenti. In questo modo la dipendente del Ministero accedeva al sistema informatico gestionale delle procedure istruttorie, cancellando le cause ostative al proseguimento della pratica, determinando così la positiva conclusione dell’iter per la concessione, da parte del presidente della Repubblica, della cittadinanza italiana. Il prezzo dell’intervento variava in base al livello del problema da sanare, e poteva anche superare i mille euro, che venivano ripartiti tra i membri dell’organizzazione. Il gruppo si avvaleva dell’attività di alcuni procacciatori di clienti, tra i quali diversi titolari di agenzie per il disbrigo di pratiche e servizi per cittadini stranieri. I contatti con la dipendente ministeriale avvenivano con la massima riservatezza, utilizzando sistemi di comunicazione cifrati e telefoni dedicati solo a quello. Solo le intercettazioni ambientali hanno permesso di documentare il passaggio di denaro e di pratiche, individuate attraverso il codice K10, generato dal sistema Sicitt al momento dell’inserimento dell’istanza. Nel periodo dell’indagine sono state accertate più di cento pratiche irregolarmente portate a termine e validate, per le quali è in corso di perfezionamento l’iter di revoca dello status giuridico di cittadino italiano. leggi tutto

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Stradale: dedicata a Tommaso Capossele la sottosezione di Trani

È stata intitolata alla memoria dell’assistente della Polizia di Stato Tommaso Capossele, medaglia d’oro al valor civile, la sottosezione della Polizia stradale di Trani (Bari). La cerimonia di intitolazione è avvenuta stamattina alla presenza del capo della Polizia Franco Gabrielli e delle massime autorità istituzionali locali, civili e militari. Il Prefetto ha ricordato l’importanza del valore della memoria e del ricordo di chi ha sacrificato la vita per la difesa della legalità e dello Stato. “A volte ci si dimentica che questo è un lavoro fatto di sacrifici e a volte questi sacrifici si scontano con la stessa perdita della vita. Ecco perchè non saremo mai sufficientemente grati ai nostri caduti, che non solo ci hanno indicato una strada ma ci hanno indicato anche il modo di percorrerla fino in fondo, fedeli agli ideali, ai valori. E quando, come nel caso di Tommaso poi, la vita perduta si traduce in un ulteriore senso di generosità la donazione dei propri organi, la donazione senza retorica dei propri figli, credo che si sublimi tutto quello che noi siamo e tutto quello nel quale crediamo”. Tommaso Capossele morì nel luglio 2000 durante un servizio di pattuglia sull’A14 Bologna-Taranto lungo l’itinerario Barletta-Bari mentre andava in ausilio ad un’altra pattuglia impegnata nell’effettuare rilievi a seguito di un incidente. Durante la celebrazione, a cui hanno partecipato anche i figli di Tommaso Capossele, è stata scoperta la targa di intitolazione posta all’esterno della sottosezione Polizia stradale. “Mi fa piacere che ci siano due giovani colleghi che portano in sé la responsabilità di una tradizione di famiglia di chi, con quel gesto di eroismo rappresenterà per loro e per noi sempre un memento”. Ha così concluso il capo della Polizia salutando i due figli di Tommaso, uno in servizio al Gabinetto interregionale Polizia scientifica di Bari e l’altro nella questura della stessa città. leggi tutto

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Truffe agli anziani: al via la campagna “Più sicuri insieme”

Presentata questa mattina a Roma la 4^ edizione della Campagna nazionale contro le truffe agli anziani, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Salvini, del vice capo vicario della Polizia Luigi Savina, dei vertici delle Forze di polizia e dei rappresentanti di Confartigianato. L’iniziativa è stata organizzata dall’Anap (Associazione nazionale anziani e pensionati di Confartigianato), d’intesa con la Direzione centrale della polizia criminale e con il contributo della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della Guardia di finanza. La Campagna ha lo scopo di sensibilizzare gli anziani sul tema della sicurezza, fornendo informazioni e consigli utili per difendersi dai malintenzionati soprattutto contro le truffe. E l’azione comune renderà più efficace la difesa dei cittadini, soprattutto in vista dei mesi estivi durante i quali si moltiplicano i rischi per gli anziani che rimangono soli. In concreto saranno realizzati convegni e incontri organizzati a livello provinciale da Anap Confartigianato, in accordo con le prefetture, con la partecipazione delle Forze di polizia, delle autorità locali e di psicologi. Nel corso di questi eventi, sarà curata la distribuzione di un vademecum e un dépliant, realizzati con la collaborazione del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia criminale, con consigli semplici ma altrettanto importanti e accorgimenti da adottare per difendersi dai rischi di truffe o raggiri che potrebbero verificarsi in casa, per strada, sui mezzi di trasporto, nei luoghi pubblici o utilizzando Internet. I dati relativi ai reati in danno degli anziani, riferiti all’arco temporale 2016-2018, sono complessivamente in costante diminuzione; sono invece, in lieve controtendenza, le truffe che presentano un trend in leggero aumento nell’ultimo anno: nel 2016 le vittime di truffa over 65 sono state 20.608, nel 2017 sono state 19.270 e nel 2018 sono state 19.906. Il dato può essere anche letto nel senso di una maggiore consapevolezza della necessità di denunciare, senza vergogna e senza la paura di apparire inadeguati, perché anziani. Il consiglio che deve arrivare agli anziani è quello di rivolgersi sempre con fiducia alle Forze di polizia (Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Guardia di finanza) per segnalare atteggiamenti sospetti e per denunciare situazioni di pericolo. leggi tutto

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Nuova sede e Direttivo per l’Associazione Guardie Riunite d’Italia

L’inaugurazione della sede romana dell’A.G.R.I. (Associazione Guardie Riunite d’Italia) è stata l’occasione per annunciare gli impegni associtivi del nuovo assetto direttivo, composto oggi da: Pierpaolo Esposito (Presidente); Massimo Raffi (Segretario Nazionale); Alberto Giovanni Cordioli (Vice Presidente), Ernesto Marrale (Responsabile formazione professionale); Sonia Addessa (Consigliera nazionale con delega alla segreteria di direzione); Marco Clemente (Responsabile legale); Danilo Accialini (Consigliere nazionale con delega allo sport); Davide Pane (Membro onorario); Sophia Vencia (Collaboratrice esterna); Domenico Rossi e Assunta Latini (Collaboratori gestione eventi). Sono state riconfermate tutte le cariche regionali e territoriali a Fabio Laganà, Lorenzo Tramaglino, Gervasio Rocco, Giancarlo Rucci, Maurizio Frasca e Alessandro Colonghi.
A.G.R.I ha in animo di allestire, presso la propria sede in via Palmiro Togliatti 490 a Roma:

  • un laboratorio socio-criminologico ove verranno redatti studi e analisi statistiche inerenti la professione, suggerendo interventi di ottimizzazione dei processi tecnici-operativi per le imprese di vigilanza e le politiche di sicurezza;
  • un centro ascolto psicologico e professionale ove recepire le istanze e le difficoltà della base, attivando interventi sanitari, sindacali, legali e assicurativi nella prospettiva di giustizia e legalità lavorativa di tutti gli operatori impegnati nel settore della sicurezza privata;
  • un’aula didattica, tecnologicamente adatta per le attività mediatiche di e-learning, ove promuovere la formazione professionale per neofiti e l’aggiornamento obbligatorio per tutti gli operatori della sicurezza sociale e le guardie particolari giurate;
  • un centro di assistenza fiscale a supporto dei lavoratori e dei pensionati della categoria e dei cittadini.

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Controlli sì, ma prima ancora regole: Bastian Contrario commenta la circolare antiabusivismo

Dopo la recente circolare contro l’abusivismo nella vigilanza privata, il nostro Bastian Contrario ci ha mandato un articolo più irreverente e biforcuto che mai. Sembra infatti che le tante “novità” del Dipartimento di Pubblica Sicurezza siano fuffa: tutto è già stato fatto, verificato, sottolineato e puntualizzato (con scarsi risultati invero, ma non sottilizziamo). Aldilà della vis polemica, Bastian Contrario lancia una proposta: oltre all’attività di contrasto delle violazioni (che resta peraltro ancora tutta da vedere), non sarebbe l’ora di disciplinare i servizi fiduciari, soprattutto sotto il profilo salariale? Perchè è chiaro che finché i portierati “continueranno ad essere pagati a cifre vergognose, ci sarà sempre chi li utilizzerà al posto della vigilanza privata”. Che ne pensate?

Facite ammuìna!

Bastian Contrario

Facite ammuìna (trad. fate confusione), secondo la vulgata era l’ordine che a bordo della navi della Marina borbonica veniva dato allorché bisognava far credere, in caso di ispezione, che si stesse alacremente lavorando (l’ordine prevedeva che chi stava sotto doveva andare sopra, chi stava a sinistra si spostava a destra e così via). Bene, questo leggendario ordine pare essere quanto mai attuale quando si tratta del Dipartimento della pubblica sicurezza e, in particolare, dell’Ufficio per l’Amministrazione Generale, prolifico produttore di direttive, famose, tra l’altro, per il sempre elevato numero di pagine di cui si compongono.

Elevata quantità che, però, non corrisponde ad altrettanto elevata qualità!
Infatti, non sempre il profluvio di parole, con tanto di latinisimi e termini in inglese, porta concrete novità o risultati apprezzabili.
Anzi, verrebbe da dire che quando ci sono stati risultati, questi sono stati negativi; basti pensare alla famigerata circolare del 7 marzo 2018 relativa alle procedure di rilascio dei decreti di approvazione della nomina a guardia giurata e dei relativi porti d’arma, che ha creato problemi alle aziende, ai lavoratori ed anche a più di una prefettura.

Per il resto, “tutto visto tutto già fatto, tutto quell’avvenire già avvenuto, scritto, corretto e interpretato da altri meglio che da te”, come dice una splendida canzone di Fossati.

Gli incontri con le prefetture in giro per l’Italia? Già fatto! Il database nazionale? Già fatto (e gli uffici che non inserivano i dati prima continuano a non inserirli)! Le verifiche sulla certificazione? Già fatto (e le prefetture che non sono intervenute prima nei confronti degli istituti inadempienti, continuano a non intervenire)!

Adesso, poi, l’ultima arrivata, la circolare del 23 aprile scorso sul “perimetro” della vigilanza privata.
Già fatto anche qui, con la circolare del 5 febbraio 2013.

Per carità, siamo convinti del fatto che repetita juvant e che, quindi, un richiamo per i tanti smemorati che circolano tra le stazioni appaltanti sia utile, ma la domanda è: cosa porta di nuovo questa circolare (a parte citare un po’ di giurisprudenza più recente)? In che maniera incide significativamente sulla deriva alla quale si assiste sul territorio, fatta di servizi di vigilanza camuffati da portierato e come tale pagati? In che modo le autorità di pubblica sicurezza sono chiamate ad intervenire in concreto per prevenire e reprimere, ove necessario, gli abusi?

Vero è che mancherebbe ancora una seconda parte, leggi tutto

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