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Salerno: lo spaccio di droga diventa un’impresa familiare

I rioni Calcedonia e Petrosino di Salerno erano invasi da droga di ogni tipo, spacciata da due organizzazioni criminali che, questa mattina, sono state fermate dalla Polizia di Stato. Quindici le ordinanze cautelari a carico di appartenenti alle due organizzazioni e un arresto in flagranza di una persona indagata che, durante la perquisizione, è stata trovata in possesso di bilancini ed altro materiale per il confezionamento delle dosi di droga. Gli investigatori della Squadra mobile di Salerno sono riusciti a ricostruire i ruoli dei vari appartenenti ai due gruppi criminali, spesso imparentati tra loro. Non solo, gli investigatori hanno ricostruito la fitta rete di spacciatori al dettaglio che si muovevano sul territorio come dei fattorini: effettuavano consegne anche a domicilio come nel caso di persone recluse agli arresti domiciliari. Una serie di numeri telefonici erano espressamente dedicati alla ricezione degli ordini come se si trattasse di un call center. Gli stessi ordini erano legati poi, ad un cifrario che permetteva di nascondere, dietro parole in codice, i tipi di droga richiesti; e allora l’eroina diventava “il lento” la cocaina “il veloce”, il metadone “lo sciroppo”. Secondo le stime degli investigatori i trafficanti avevano immesso sul mercato di Salerno, negli ultimi mesi, 50 mila dosi di sostanze stupefacenti. leggi tutto

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Vittime di mafia: Gabrielli a Recanati per ricordare Roberto Antiochia

Un piazzale di Recanati (Macerata) è stato intitolato a Roberto Antiochia, agente di Polizia ucciso dalla mafia a Palermo il 6 agosto 1985. Alla cerimonia, avvenuta questa mattina, erano presenti il capo della Polizia Franco Gabrielli, i fratelli dell’agente ucciso, alcuni funzionari in servizio a Palermo all’epoca dei fatti nonché alcune scolaresche della provincia. L’intitolazione fa parte dell’iniziativa “L’esempio del coraggio – il valore della memoria” promossa dal questore di Macerata, Antonio Pignataro, per ricordare gli uomini delle istituzioni che hanno donato la vita, consapevoli che il loro lavoro sarebbe rimasto come esempio della lotta in difesa dei più deboli. Il fine di questa iniziativa ha lo scopo di lasciare un ricordo indelebile di questi uomini, come messaggio di speranza e di legalità rivolto soprattutto alle nuove generazioni. Il capo della Polizia ha ricordato “Quel ragazzo di 23 anni che non è solo un operatore di Polizia ma porta con sé il messaggio di quanto l’indifferenza sia il male peggiore della nostra esistenza, perché Roberto seppur trasferito a Roma per essere più vicino ai suoi affetti a Terni, decide di restare a Palermo accanto ai colleghi che stanno combattendo la mafia in un territorio dove in quegli anni si rimaneva uccisi dalla mafia e dall’indifferenza delle comunità”. Di scorta al funzionario della Squadra mobile Ninni Cassarà, sotto casa di quest’ultimo, venne ucciso insieme al funzionario a colpi di Kalashnikov. Roberto aveva lavorato fino a poche settimane prima alla Squadra mobile di Palermo ed era da poco stato trasferito a Roma. Era stato stretto collaboratore del commissario Giuseppe Montana ucciso il 28 luglio 1985, pochi giorni prima. Sceso a Palermo per i funerali, aveva deciso di restare per aiutare i suoi vecchi colleghi nelle indagini. Nove giorni dopo La mafia colpì di nuovo uccidendo Roberto e Ninni Cassarà.
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Pisa: vende le figlie per le nozze, arrestato grazie al Codice rosso

Picchiava le sue due figlie che si erano fidanzate con uomini diversi da quelli che il padre aveva scelto per loro a seguito di accordi economici tra le famiglie. L’uomo è stato arrestato dai poliziotti della Squadra mobile di Pisa. Si tratta del primo caso di fermo grazie al cosiddetto “Codice Rosso”, che ha introdotto il reato di costrizione e induzione a contrarre matrimonio in Italia. La vicenda si è svolta all’interno del campo nomadi di Pisa, dove la famiglia risiede. Le due ragazze sono state per anni costrette a subire umiliazioni e violenze fisiche, fatte di calci, pugni e schiaffi, come il taglio dei capelli, ma spesso il padre arrivava a segregarle nella roulotte per lunghi periodi dove venivano nutrite solo di pane e acqua. Il papà orco aveva promesso in spose le due figlie, di 19 e 21 anni, a due cugini, ricevendo in cambio delle somme di denaro, che al momento non sono ancora state quantificate, ma che avevano entrambe rifiutato. L’obiettivo del genitore era quello di impedire alle figlie di frequentare altri uomini al di fuori di quelli a cui erano state vendute. All’ennesimo episodio di maltrattamento, nel quale una delle ragazze era stata colpita con un vaso di terracotta, le figlie hanno deciso di scappare insieme ai fidanzati. Il padre, vista la difficoltà nel rintracciarle, ha deciso di sporgere falsa denuncia di rapimento alla Polizia di Stato. Ma qualcosa ha insospettito gli agenti che hanno deciso di indagare sull’uomo. Dalle intercettazioni telefoniche i poliziotti della Mobile hanno rintracciato le ragazze che, in quella circostanza, hanno trovato il coraggio di denunciare i maltrattamenti subiti. Dalle indagini gli agenti sono riusciti a ricostruire tutti le vicende familiari che hanno portato all’arresto dell’uomo catturato all’interno della sua roulotte leggi tutto

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Verbania: denunciato per propaganda e istigazione per motivi razziali

Indagando negli ambienti riconducibili all´estrema destra, con specifico riferimento ai movimenti neonazisti, la Polizia a Verbania ha indagato un 45enne per propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La Digos è arrivata all’uomo attraverso l´analisi delle fonti aperte che hanno consentito di accertare l´esistenza di una community di internauti, anche stranieri, specializzata nella creazione di meme razzisti, aventi come filo conduttore ideologie sovraniste e suprematiste. Nel corso della perquisizione, estesa a tutti i beni immobili e mobili nella disponibilità dell´indagato, i poliziotti hanno sequestrato computer, pen drive, hard disk, smartphone, dvd, nonché diverso materiale d´area tra cui alcune bandiere con simboli nazisti, un elmetto da guerra tedesco e una pubblicazione del “Mein Kampf” di Hitler. leggi tutto

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Viareggio: spacciavano in pineta, arrestati 10 pusher

Spacciavano cocaina e hashish anche in pieno giorno, nonostante la presenza di numerosi frequentatori, anche giovanissimi, nella Pineta di Ponente a Viareggio. La Squadra mobile di Lucca e il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, in collaborazione con il commissariato di Viareggio, hanno interrotto la fiorente attività illecita con l’operazione “Pusher 2019”, che ha portato all’arresto di dieci persone, una italiana e nove straniere, accusate di spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine, coordinata della Procura della Repubblica di Lucca, è stata avviata nel maggio scorso con il supporto della Direzione centrale per servizi antidroga (Dcsa). L’attività investigativa si è sviluppata nei confronti di quattro distinti gruppi di spacciatori, attivi nella pineta viareggina, che ospita un grande giardino pubblico e aree di svago per famiglie e bambini. L’indagine è stata caratterizzata dall’impiego di operatori sotto copertura, che si sono presentati come acquirenti, documentando così l’attività di spaccio grazie alle micro telecamere che avevano addosso. Questi elementi investigativi, sommati a quelli ottenuti dagli appostamenti e dalle testimonianze di numerosi clienti, hanno poi permesso l’arresto ritardato degli spacciatori responsabili delle cessioni. La droga veniva nascosta tra la fitta vegetazione del parco oppure sotto terra, e le cessioni avvenivano a qualsiasi ora del giorno. Tra gli arrestati c’è anche una giovane donna viareggina, che ha spacciato in stato di gravidanza, fino a tre giorni prima del parto. Sergio Foffo leggi tutto

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Concorso fotografico “Vota la tua foto preferita della polizia straniera”

La Police nationale francese ha indetto il concorso fotografico “Vota la tua foto preferita della polizia straniera” al quale partecipano polizie di tutto il mondo. Dal 18 settembre al 2 ottobre, sull’account Instagram della polizia francese, saranno pubblicate le immagini in gara, che dovranno essere votate con un like e commentate, e, chiaramente, vincerà la foto che riceverà più consensi. Anche chi darà il proprio voto potrà vincere un premio, che sarà estratto a sorte tra coloro che, dopo essersi iscritti all’account, avranno votato e commentato la foto che poi risulterà vincitrice; in palio c’è un oggetto da collezione della Police nationale francese. Anche noi della Polizia di Stato partecipiamo al concorso fotografico. Il 24 settembre sarà il nostro giorno, e la foto che ci rappresenta sarà pubblicata sul canale Instagram policenationale. Sosteneteci con i vostri voti e commenti. Regolamento del concorso. leggi tutto

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Milano: droga e armi da guerra, 8 arresti

Detenzione e traffico di grandi quantitativi di cocaina ed eroina, che arrivavano spesso dall’Olanda, detenzione di un revolver con matricola abrasa, due pistole mitragliatrici, una pistola semiautomatica. Queste sono le accuse che questa mattina hanno portato in carcere 8 indagati, sette albanesi e un italiano. Le indagini, condotte dalla Squadra mobile di Milano attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali e pedinamenti, hanno portato a scoprire numerose cessioni di sostanze stupefacenti da parte degli indagati; molti di loro risultano legati da vincoli di parentela e facenti parte delle famiglie Proskha e Ajazi. La droga veniva trasportata attraverso autovetture dotate di un doppio fondo creato per nascondere i panetti. leggi tutto

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Torino: scontri per sgombero centro sociale, identificati gli autori

Quattordici misure cautelari emesse dalla procura della Repubblica di Torino sono state eseguite questa mattina dagli uomini della Digos nei confronti di militanti anarchici che lo scorso 9 febbraio si son resi responsabili degli scontri durante l’operazione “Scintilla”: lo sgombero dello storico centro sociale “Asilo”. Tre persone sono finite in carcere mentre per altre 11 persone è stato imposto il divieto di dimora a Torino. L´analisi delle immagini ha permesso agli investigatori di identificare e denunciare anche altri 9 militanti antagonisti provenienti da diverse località (Trento, Cagliari, Torino e Francia). Le indagini si sono avvalse della collaborazione delle questure di Milano, Ravenna, Sassari, Trento e Cuneo per l’individuazione dei responsabili dei reati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, danneggiamento ed imbrattamento. Nel corso della manifestazione del 9 febbraio erano già stati arrestati 11 militanti di Milano, Cagliari, Brescia, La Spezia, Bolzano, Frosinone, Varese, Udine e Torino per i reati di devastazione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale e blocco stradale. In quella circostanza, circa 500 persone, molti con il volto coperto, provenienti da diverse parti d’Italia ma anche dalla Francia, Spagna, Germania e Croazia, per oltre due ore, avevano creato disordini e resistenza allo sgombero. Gli agenti in servizio di ordine pubblico furono oggetto di lanci di sassi, bottiglie, aste di ferro, lancio di razzi e artifici esplodenti di altissima potenzialità; inoltre con diversi cassonetti della nettezza urbana ribaltati ed incendiati gli antagonisti avevano creato blocchi stradali per rendere complicata l’avanzamento delle Forze dell’ordine. La violenza perpetrata ha provocato danneggiamenti della segnaletica stradale, delle autovetture in sosta, la distruzione di 4 stazioni di parcheggio delle biciclette a noleggio, il danneggiamento delle vetrine della sede della società Acque Metropolitane Torinesi “SMAT”, di quelle di alcuni istituti di credito nonché di un tram pubblico e anche danni al comando della Polizia municipale. Olivia Petillo leggi tutto

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Cooperazione internazionale: a Firenze la prima conferenza regionale

Questa mattina, presso la Sala Verde di Villa Vittoria a Firenze, il vice direttore generale della Pubblica Sicurezza, Vittorio Rizzi, ha presieduto la conferenza regionale sulla Cooperazione Internazionale di Polizia. Presenti i prefetti della regione Toscana, i vertici delle Forze di Polizia, della magistratura e una rappresentanza dell’Interpol, per un approfondimento sulle strategie di contrasto alle minacce criminali che hanno sempre più carattere transnazionale. Lo scopo dell’incontro organizzato dalla Direzione centrale della Polizia criminale, che apre un ciclo di conferenze che interesseranno tutto il territorio nazionale, è quello di fornire un quadro di sintesi delle relazioni internazionali bilaterali e multilaterali di polizia e, soprattutto, quello di assicurare agli operatori delle forze dell’ordine le nuove applicazioni, gli strumenti, le tecniche e best practices applicati alle indagini internazionali ed all’attività di prevenzione. A tale scopo è stato distribuito un opuscolo realizzato per l’occasione, che vuole essere una guida pratica per orientarsi tra le grandi potenzialità offerte dalle piattaforme della cooperazione internazionale di polizia. Gli arresti di latitanti effettuati in paesi esteri e le numerose operazioni transnazionali di polizia, che hanno smantellato articolazioni criminali a livello globale, hanno evidenziato l’affidabilità del sistema Italia, grazie al fondamentale supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia con il law enforcement operante a livello territoriale. Come sottolineato dal prefetto Rizzi nel suo intervento “La complessità di un tema, come quello della dimensione internazionale del crimine, che incide sulla sicurezza delle persone e sulle loro paure, richiede un approccio multilivello che va dallo sviluppo degli ambiti di cooperazione internazionale (bilaterale e multilaterale), all’arricchimento delle piattaforme e dei canali di comunicazione, al potenziamento dell’innovazione tecnologica, all’interoperabilità delle banche dati, ai progetti che riguardano particolari aree geografiche o minacce criminali, alla presenza negli organismi di governance delle agenzie internazionali. Se, dunque, condivisione, cooperazione ed innovazione sono parole chiave nelle relazioni internazionali per finalità di polizia, a monte di tutto c’è però la cultura, intesa come conoscenza profonda degli strumenti operativi non solo per combattere il crimine, ma per anticiparlo con un’azione preventiva di dissuasione o addirittura predittiva, grazie all’uso di sistemi di intelligenza artificiale capaci di restituire i profili geocriminali della minaccia.” leggi tutto

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Mafia: 4 arresti nel clan Rinzivillo con l’operazione “Exitus”

Era diventato l’uomo di fiducia del boss Salvatore Rinzivillo, che lo utilizzava per svolgere incarichi delicati e per comunicare con l’esterno dal carcere dove si trovava rinchiuso; in particolare l’uomo faceva arrivare messaggi al capoclan, durante i colloqui in carcere, attraverso l´esibizione di fogli scritti a mano. Si tratta di un avvocato 39enne del foro di Gela ed è uno dei quattro uomini arrestati dalla Squadra mobile di Caltanissetta, in collaborazione con quella di Parma, al termine dell’operazione “Exitus”. L’accusa nei loro confronti è di associazione mafiosa, con l’aggravante di far parte del clan di Cosa Nostra Rinzivillo. Due degli arrestati sono imprenditori siciliani, che assicuravano aiuto economico all’associazione, al capo e agli altri affiliati detenuti, attraverso attività di riciclaggio del denaro proveniente dalle attività illecite del gruppo criminale, favorendo in questo modo l’infiltrazione del clan nel tessuto economico legale. Uno di questi assumeva nella propria azienda, personale indicato dal capomafia ed è anche accusato di tentata estorsione ai danni di un imprenditore concorrente nel campo della vendita di carni e salumi, reo di offrire i medesimi suoi prodotti. L’attività investigativa conclusa oggi rappresenta una costola dell’operazione “Extra fines” che, nell’ottobre del 2017, portò all’arresto di 37 affiliati al clan Rinzivillo. leggi tutto

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