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Fa finta di abboccare, 87enne fa arrestare truffatrice

Quando la truffatrice, una cittadina polacca, ha scelto la sua vittima, non pensava che alla fine la “vittima” sarebbe diventata lei. A Milano una signora anziana, classe di ferro del ’33, è stata contattata sul telefono di casa da una ragazza che, con grande confidenza e chiamandola nonna, le ha chiesto una rilevante somma di denaro e tutti i suoi gioielli, dicendo di averne subito bisogno per coprire dei debiti che aveva contratto. L’87enne, che conosce bene le nipoti e sa perfettamente che quella non è una di loro, si è resa conto che si trattava di un tentativo di truffa, ma ha mantenuto la calma, continuando a dare corda alla millantatrice. Mentre la intratteneva ha chiamato il Numero unico di emergenza 1 1 2, spiegando la situazione all’operatore di polizia che le ha detto di assecondare la truffatrice, cercando di prendere tempo, e di concordare un appuntamento per la consegna. Nel frattempo la sezione antirapina della Squadra mobile ha predisposto un servizio proprio nei pressi dell’appartamento della signora, in attesa della consegna. “L’oro l’ho preso, vuoi anche il brillante? Ma vieni a prenderlo tu però, quando vieni?”, e così è scattata la trappola. Quando la truffatrice si è recata all’appuntamento con la vittima, affermando di essere un’amica della nipote, subito dopo la consegna del bottino è stata fermata e arrestata dagli agenti della Mobile. leggi tutto

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Addetti all’antipirateria che non lavorano e portierati agli Uffizi: vigilanza privata allo sbando

Colpi di calore!” è il nuovo contributo che ci ha inviato il nostro anonimo, polemico e affilato autore noto come Bastiancontrario. E chi sarebbe la vittima di non uno, bensì due colpi di calore? Il primo è il Ministero dell’Interno, che nonostante una calura africana che farebbe perdere la testa anche alla più assennata delle Amministrazioni, ha perso l’ennesima occasione per fare qualcosa a favore del comparto vigilanza privata. O almeno per tacere. Parliamo del fatto che dal 1 luglio chi non ha sostenuto l’esame (esame non praticabile causa Covid e sul quale si attendevano linee guida per le certificazioni mai arrivate) non potrà più operare servizi antipirateria. Una proroga del D.L. 107/2011 pareva brutta? Il secondo colpo di calore si deve invece al Ministero dei beni culturali, che ha emanato un bando di gara per il controllo degli accessi degli Uffizi che comprende anche portierati e reception. E bentornati al Medioevo nell’analisi delle distinzioni tra vigilanza privata e servizi fiduciari. A voi giudicare.

Colpi di Calore!

Il colpo di calore è una forma di ipertermia che si verifica per una disfunzione dei meccanismi di termoregolazione, i cui sintomi sono, tra gli altri, delle alterazioni dello stato mentale.
Ecco, ci sembra che le due note che, quasi in contemporanea, hanno “allietato” l’estate vigilantina (come piace dire al direttore della rivista che, bontà sua, ospita queste righe) siano frutto di un colpo di calore!

La prima è una risposta che il Ministero dell’interno, mai domo, ha fatto tenere ad una associazione di categoria che chiedeva lumi sull’annosa questione dei servizi antipirateria, alla luce della scadenza, il 30 giugno scorso, della proroga prevista dalla legge per consentire al personale che non aveva ancora sostenuto l’esame di certificazione (in pratica tutto il personale ad oggi esistente) di continuare a svolgere il servizio.
Bene, il Ministero fa, pleonasticamente, sapere che, non essendo stata prorogata la deroga, dal 1 luglio nessuno può lavorare se non ha sostenuto l’esame, facendo notare tra le righe che in realtà gli operatori hanno avuto tempo fino al 30 giugno per fare gli esami, ergo: problemi loro!

Ora, a parte il fatto che i problemi non sono solo degli operatori, ma anche delle aziende che erogano i servizi, e soprattutto degli armatori che di questi servizi hanno assoluta necessità, a qualcuno forse è sfuggito che c’è stata una piccola pandemia a causa della quale, tra l’altro, le prefetture – peraltro mai particolarmente ansiose di organizzare le sedute d’esame – hanno sospeso molti procedimenti amministrativi, tra i quali, ovviamente, gli esami di certificazione – che, tra l’altro, si tengono in presenza. E’ pur vero che finora operatori ed aziende non è che si siano proprio scapicollati a chiedere di sostenere gli esami, ma in ogni caso i mesi appena trascorsi erano di sicuro i meno adatti.

E poi ci sembra di ricordare che il Ministero aveva promesso di realizzare un compendio ad uso di coloro che dovevano sostenere gli esami, al fine di rendere più efficaci le procedure di certificazione. Probabilmente la difficile situazione causata dal Covid-19 leggi tutto

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Cuneo e Polizia di Stato ricordano i poliziotti Raimondo Usmiani e Sergio Zucco

La città di Cuneo e la Polizia di Stato ricordano due poliziotti, la guardia di pubblica sicurezza Sergio Zucco e il maresciallo Raimondo Usmiani, ai quali sono stati dedicati, rispettivamente, una stele commemorativa e la piazzetta antistante al palazzo della Questura. Alla cerimonia, che si è svolta questa mattina a Cuneo, ha partecipato il capo della Polizia Franco Gabrielli, subito dopo aver incontrato i familiari dei due appartenenti al Corpo; numerose le autorità civili, militari ed ecclesiastiche presenti all’evento. Dopo gli onori di casa fatti dal questore Emanuele Ricifari e dal sindaco Federico Borgna, c’è stato l’intervento del prefetto Gabrielli, il quale ha sottolineato che “Quando una comunità si riappropria del ricordo e della memoria di nostri colleghi credo che si abbia il senso compiuto del nostro essere al servizio delle comunità la cui sicurezza ci è stata affidata. Quando ci sentiamo parte di queste comunità credo che abbiamo raggiunto il senso più pieno e più vero del nostro esistere, noi esistiamo semplicemente perché siamo al servizio delle comunità, questo è l’unica nostra ragione d’essere”. Al termine del suo intervento il capo della Polizia ha ribadito che “Le memorie hanno un senso profondo se diventano carne viva, e improntano il nostro agire; Sergio e Raimondo non possono rimanere dei nomi o dei cognomi scritti su targhe, ma noi renderemo veramente onore e ricorderemo in maniera assolutamente giusta il loro agire, il loro sacrificio, se quel modo di vivere diventerà il nostro modo di vivere”. Poi la cerimonia è proseguita con la scopertura della stele dedicata a Zucco e l’intitolazione della piazzetta a Usmiani, con la benedizione del cappellano della Polizia di Stato don Franco Ciravegna. Sergio Zucco prestava servizio alla Squadra mobile e perse la vita il 27 settembre 1979 all’ospedale Santa Croce a causa delle ferite riportate due settimane prima, in un conflitto a fuoco durante un servizio antirapina. Zucco aveva appena 26 anni e lasciò la moglie, sposata da pochi mesi e in attesa di un figlio; entrambi erano presenti questa mattina insieme alla madre e al fratello. Il maresciallo Raimondo Usmiani, che prestò servizio a Cuneo dal ’43 al ’45, viene ricordato perché con la sua attività contribuì a fornire informazioni al movimento partigiano permettendo di salvare la vita di molte persone. leggi tutto

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Reggio Emilia: operazione “Billions”

Eseguite questa mattina su tutto il territorio nazionale, 51 misure cautelari, di cui 22 in carcere, nei confronti degli appartenenti ad un’organizzazione criminale specializzata in frode fiscale, bancarotta e riciclaggio. L’operazione denominata “Billions” è la conclusione di un’indagine della Squadra mobile di Reggio Emilia in collaborazione con il Servizio centrale operativo (Sco) e con il Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza. Sono stati sequestrati beni per un valore di oltre 24 milioni di euro e tra gli arrestati anche un esponente di spicco della criminalità calabrese negli anni ’90. L’organizzazione era specializzata nell’offrire “servizi” di emissione di fatture per operazioni inesistenti, consentendo così alle imprese beneficiarie l’abbattimento dei propri redditi imponibili. Particolarmente articolata nei ruoli e nelle competenze, l’organizzazione criminale era specializzata anche nel riciclaggio di denaro, nell’autoriciclaggio e nella commissione di reati di bancarotta fraudolenta. I capi gestivano dieci cellule operative che potevano contare su società di comodo (delle vere e proprie cartiere) per la emissione di fatture per operazioni inesistenti. I vertici dell’organizzazione controllavano anche i “prelevatori” professionali di denaro da sportelli bancomat e i procacciatori di società interessate ad ottenere servizi finanziari illegali. Infine, nel gradino più basso dell’organizzazione c’era una schiera di “prestanome” titolari di tante società “cartiere” che non avevano alcuna struttura aziendale e che servivano solo per produrre fatture false. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire una movimentazione di denaro di oltre 240 milioni di euro; di questi 50 sono stati movimentati con prelievi di denaro contante. L’ammontare del giro di fatture false emesse è stato calcolato in 80 milioni di euro con un’imposta evasa quantificata in circa 24 milioni di euro. Per prima cosa avveniva il pagamento integrale della fattura falsa da parte dell’impresa beneficiaria; poi questa disponibilità di denaro veniva prelevata in contanti dai “prelevatori”, individui pagati dall’organizzazione con il compito di recarsi presso vari uffici postali ed effettuare più prelievi. Infine il denaro veniva consegnato ai capi dell’associazione che lo restituivano alle imprese beneficiarie, al netto di una commissione per il “servizio” prestato. Tra i reati contestati anche l’autoriciclaggio che gli organizzatori effettuavano attraverso società create proprio per quello scopo. Gli investigatori hanno scoperto che gli indagati inviavano bonifici all’estero in favore di imprese comunitarie sempre controllate da loro stessi, giustificando i movimenti finanziari come pagamento di acquisti fittizi, i fondi così trasferiti, venivano poi reinvestiti in attività commerciali localizzate sempre all’estero e riconducibili all’organizzazione criminale. Durante le indagini è stato accertato che gli indagati si sono resi responsabili anche di reati fallimentari; hanno portato al fallimento quattro società usate come cartiere, distraendo, in larga parte attraverso prelevamenti in contanti, complessivamente più di 7 milioni di euro. Infine, e non da meno, tra gli indagati risultano anche 9 persone beneficiarie di reddito di cittadinanza per cui è stata chiesta la revoca e il recupero delle somme indebitamente percepite. Olivia Petillo leggi tutto

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Uffizi: portierati al posto di guardie giurate (la saga continua)

Ma il direttore degli Uffizi ci è o ci fa? Perché insiste a impiegare portieri al posto di guardie giurate per controllare gli accessi di un sito sensibile come una galleria d’arte che ce la invidia mezzo mondo.. Ma ci sta: è un critico d’arte, mica è il ministro dell’interno. La domanda piuttosto è: cosa aspetta il Viminale a spiegare che alcuni servizi sono esclusivi della vigilanza privata e non può essere il direttore degli Uffizi a decidere chi deve fare cosa? Il nostro Bastiancontrario comincia a spazientirsi.

Deutschland über alles!

Il mio unico ma (spero) assiduo lettore ricorderà che, non molto tempo fa, abbiamo parlato (“Colpi di calore”) della questione delle Gallerie degli Uffizi che hanno predisposto una gara europea per il servizio di controllo accessi aperta a soggetti privi della licenza ex art.134 TULPS. Ricorderà anche che il “teutonico direttore” (mi cito) aveva imbastito una risposta alle Associazioni della vigilanza basata, essenzialmente, sull’assunto che questi servizi erano già stati appannaggio di personale privo della qualifica di guardia giurata e che pertanto così potevano continuare ad essere svolti!

Bene, adesso il mai domo direttore, in risposta ad una puntuale ed argomentata nota delle Associazioni, si scopre, oltre che riconosciuto esperto d’arte, anche fine giurista ed addirittura ermeneuta del decreto Maroni e ci spiega che il decreto fa riferimento “alle modalità organizzative degli Istituti di vigilanza privata” (ma va!!), che con l’articolo 3 disciplina i requisiti minimi di qualità dei servizi (incredibile!) e che, soprattutto, “nessuno dei servizi individuati nell’art.3 sopra citato è afferente alla procedura di gara di cui all’oggetto che attiene limitatamente (lo scusiamo per l’italiano, è tedesco!) al servizio di “controllo accessi” senza la presenza di guardie giurate armate”. In sostanza dice: nella gara io ho previsto portieri, quindi il decreto non c’entra. Geniale!
Ma il travisamento della realtà che Herr Direktor opera raggiunge l’apice quando arriva a sostenere che: Qualora l’addetto attraverso la visione su monitor noti la presenza di armi o oggetti che ritiene non possano essere detenuti, fa attendere il visitatore e chiama le forze dell’ordine.”!! E notoriamente un visitatore che va al museo con armi occultate, attende serenamente le forze dell’ordine che il portiere, con calma, chiama!

Ora, è chiaro che le idee sono confuse e che mai il direttore degli Uffizi avrebbe dovuto lanciarsi in una dissertazione giuridica su questi temi (è come se io scrivessi per spiegare agli Uffizi cos’è il Corridoio del Vasari); è altresì chiaro che le Associazioni di categoria dovranno impugnare il bando demolendone tutta l’impalcatura; ma è, soprattutto, chiaro che se questo signore ritiene di poter fare e scrivere quello che ha fatto e scritto è perché in questa vicenda il Ministero dell’Interno è stato, per l’ennesima volta, clamorosamente assente!
Il Ministero avrebbe dovuto rispondere alla prima nota degli Uffizi spiegando che un museo è per definizione un obiettivo sensibile (la strage di via dei Georgofili docet); avrebbe dovuto rispondere che con una specifica circolare ha chiuso una (surrettizia) querelle, chiarendo cosa s’intende per portierato leggi tutto

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Roma: firmato protocollo tra Polizia criminale e Ordine dei giornalisti

È stato sottoscritto questa mattina a Roma, nella sede della Direzione centrale della polizia criminale, un accordo tra il vice capo della Polizia Vittorio Rizzi e il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti Carlo Verna. L’accordo, che avrà una validità biennale, ha come fulcro l’attività formativa ritenuta strategica, per le Forze di polizia così come per i giornalisti. Il linguaggio della comunicazione può, nelle strategie delle Forze dell’ordine, influire positivamente nella percezione della sicurezza, così come la conoscenza approfondita dei fenomeni criminali può garantire ai giornalisti la capacità di produrre informazioni di qualità. In particolare, il Protocollo prevede la partecipazione reciproca ad incontri di studio o di ricerca, corsi e seminari organizzati rispettivamente dal Consiglio nazionale e dalla Direzione centrale della polizia criminale, aperti a funzionari e ufficiali delle Forze di polizia e a giornalisti iscritti all’Ordine. L’intesa si colloca nella collaborazione già esistente per il contrasto al fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti. Tale fenomeno costituisce l’oggetto dello specifico Centro di coordinamento presieduto dal ministro dell’Interno, che ha un suo Organismo permanente di supporto, presieduto dal prefetto Rizzi. leggi tutto

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Fermati sullo scooter con un neonato di 26 giorni a Catania

Un uomo ed una donna sono stati fermati a Catania dagli uomini del commissariato di Librino mentre transitavano in due sul motorino, senza casco e con il figlio, appena nato, che piangeva in braccio alla madre. La coppia ha dichiarato agli agenti che stava portando il neonato ad una zia per farglielo conoscere, non curante della situazione di grave pericolo in cui era stato messo il bambino. L’uomo era inoltre alla guida senza aver mai conseguito la patente. Il mezzo, omologato per un solo passeggero, risultava essere radiato e già sottoposto a sequestro amministrativo, oltre che privo della targa e dell’assicurazione. I due sconsiderati genitori sono stati denunciati, il ciclomotore è stato sequestrato ai fini della confisca ed è stata contestata una sanzione per oltre 9 mila euro. leggi tutto

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Anche il Covid insegna: la lezione dell’Istituto di Vigilanza Metronotte Piacenza

Pandemia. Una parola che fino a febbraio 2020 era legata a film apocalittici e che oggi rappresenta invece un rischio che, soprattutto chi si occupa di sicurezza, non può più ignorare. Ma che ruolo dovrà svolgere la vigilanza privata in uno scenario post-Covid? Che servizi, anche di transizione, dovrà proporre per accompagnare il mondo a convivere con questa nuova minaccia? Che tipo di flessibilità e reattività occorrerà mettere in campo, anche sul piano dell’organizzazione del lavoro, per rispondere ad un mondo che è cambiato radicalmente e che presenta nuove esigenze, peraltro in costante divenire? Ne abbiamo parlato con Giampaolo Zilocchi, che la pandemia la conosce sin dal giorno zero, essendo titolare di licenza di Metronotte Piacenza, unico Istituto attivo nel tristemente noto epicentro di Codogno.

Che bilancio potete fare ad oggi della vostra esperienza con il Covid, da un’area colpita come il Piacentino?

La nostra area di operatività comprende tutta la provincia di Piacenza, ma si estende fino al basso lodigiano, che include il noto epicentro di Codogno. Abbiamo quindi vissuto l’emergenza sin dalle sue fasi embrionali.
Quando Codogno è stato circoscritto a zona rossa, ci siamo subito interfacciati con la Prefettura di Lodi, che con estrema velocità ci ha fornito le prime (ed allora sperimentali) indicazioni operative – le stesse che poi sono state portate avanti per tutti i mesi della pandemia.

Siete quindi stati testimoni diretti di quel drammatico “giorno zero” per l’Italia…

Sì: eravamo l’unico istituto di Vigilanza Privata a lavorare perché Codogno era sigillata. In seguito il lockdown si è esteso al piacentino, senza però la presenza dell’esercito ai confini, poi tutta Italia è diventata zona arancione. Il resto è storia. In quel giorno zero (in cui non c’era alcuna chiarezza sui DPI) ci siamo attivati per reperire tutti i dispositivi possibili per tutelare il personale e dare continuità ai servizi: mascherine, tute, visiere, termometri, guanti. Siamo riusciti a tamponare con uno stock iniziale abbastanza importante. Di quei giorni convulsi ho impresso il coraggio e lo spirito di abnegazione di tutti i nostri collaboratori, nonostante la confusione, le notizie contrastanti e la paura. Li ringrazio uno ad uno per quanto hanno fatto a servizio della collettività.

Che servizi svolgevate in un’area sigillata, con le attività produttive ferme e nessun contatto esterno?

Le aziende di Codogno, dove vigeva il divieto di spostamento, ci chiedevano di spegnere luci e impianti di riscaldamento, di verificare che fossero innescati i sistemi d’allarme, di recapitare a casa PC o altri strumenti per lavorare in smartworking. Tenga presente che Codogno è stata chiusa da un momento all’altro, mancava tutto, il tempo si era cristallizzato senza alcun preavviso. Poi da ben prima del Covid-19 eroghiamo un servizio gratuito di recapito medicinali con carattere di urgenza, che in condizioni di normalità sono i farmaci salvavita, come – tra gli altri – l’ossigeno. Durante la pandemia l’ossigeno è diventato ovviamente il focus dei nostri trasporti, ma era al contempo leggi tutto

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Cocaina dai Paesi Bassi, 14 arresti tra Napoli e Caserta

Le Squadre mobili di Napoli e Caserta hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 14 persone accusate di traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti. Con lo stesso provvedimento è stato anche disposto il sequestro di beni immobili, autovetture, motoveicoli, conti correnti e quote societarie. Le indagini hanno preso spunto dall’incendio sviluppatosi il 14 giugno 2018 in un bar di Napoli gestito da una delle società riconducibili agli indagati. L’attività investigativa ha evidenziato come il gruppo criminale, che importava grandi quantità di droga dai Paesi Bassi, fosse riferibile alla famiglia Bonavolta, a sua volta inserita nel cartello camorristico dei Mazzarella. Durante l’indagine sono state effettuate numerose intercettazioni, telefoniche e ambientali, con diversi sequestri di sostanze stupefacenti e somme di denaro in contanti. Particolarmente rilevante fu l’arresto di uno dei corrieri fermato mentre tornava dall’Olanda con circa 7 chili di cocaina, e il sequestro di oltre 557mila euro in contanti trovati in possesso di altri due corrieri che stavano andando all’estero ad acquistare delle partite di droga. In caso di problemi relativi alla restituzione del denaro, l’organizzazione criminale non disdegnava l’utilizzo della violenza, come nel caso del sequestro di persona nei confronti del cognato di uno dei corrieri che aveva contratto un debito di 350mila euro per l’acquisto all’estero della cocaina. leggi tutto

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Roma: sventata truffa da 480mila euro

Erano riusciti a impossessarsi di 480 mila euro in contanti sottratti a un cittadino tedesco in cerca di finanziatori per ristrutturare il suo castello in Germania, ma l’intervento dei poliziotti, a seguito della denuncia dell’uomo, ha permesso di denunciare i responsabili e recuperare il denaro. Gli autori della singolare truffa sono quattro persone, tra cui una donna, denunciate in stato di libertà per truffa aggravata dagli agenti del commissariato Viminale. I truffatori avevano risposto, nel mese di agosto, ad un annuncio su un quotidiano tedesco dove la vittima ricercava persone in grado di finanziare il progetto di ristrutturazione di un castello di sua proprietà. La somma necessaria ammontava a 10 milioni di euro. I denunciati si proponevano come persone in grado di trovare il finanziatore in cambio di una commissione del 5 per cento dell’importo finanziato. Dopo diversi contatti ed incontri, tutti avvenuti a Roma, il 14 settembre in un lussuoso albergo della Capitale, si concretizzava l’appuntamento con i procacciatori d’affari e pagare la commissione. I malviventi, nel procedere al conteggio dei 480 mila euro della commissione con una macchinetta conta soldi, sostituivano il denaro con banconote palesemente false, riportanti la scritta “Facsimile “. Alla conclusione dell’incontro i partecipanti si separavano con l’intesa che si sarebbero ricontattati per formalizzare il finanziamento davanti al notaio. Il cittadino tedesco, una volta tornato in Hotel, all’ennesimo rinvio dell’appuntamento da parte degli intermediari, decideva di aprire il sacchetto dove custodiva i soldi e si rendeva conto solo in quel momento di avere soldi falsi. Le indagini dei poliziotti si sono sviluppate con la visione delle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza che permettevano di rilevare il numero di targa di un’auto a noleggio, con cui i truffatori si erano presentati all’incontro. E proprio seguendo il conducente dell’auto, gli agenti sono riusciti a individuare i truffatori mentre uscivano da uno stabile con delle borse. Il controllo delle borse dava i suoi frutti, Infatti, i poliziotti recuperavano più di 400 mila euro. Nella perquisizione domiciliari gli agenti hanno sequestrato il resto dei soldi, una valigia contenente una quantità ingente di banconote da 100 e 200 euro riportanti tutte la scritta “Facsimile”, una macchina conta soldi, sei telefoni cellulari, alcuni timbri con ceralacca, numerosi biglietti da visita e una cartella con documentazione in lingua tedesca tra cui mappe e fotografie raffiguranti un castello. leggi tutto

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