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Vigilanza e sicurezza privata: le dimensioni (a volte) contano

A forza di ripeterci che nella botte piccola sta il vino buono, che la nostra forza sta nella dimensione familiare, ed altre simili consolazioni (inventate spesso per nascondere il complesso della volpe e l’uva) abbiamo finito per crederci, alimentando questa Lilliput che è il mondo della vigilanza e sicurezza privata in Italia. Questo il quadro: il maggiore gruppo italiano è lontano anni luce dai grandi gruppi spagnoli, svedesi e inglesi; le grandi aziende si contano sulle dita delle mani; ogni giorno nascono piccoli istituti (molti destinati a vita breve, ma capaci comunque di danneggiare il mercato con prezzi consentiti solo da un’infima qualità); aziende di medie dimensioni che non riescono a crescere e sono spesso costrette al ridimensionamento. Queste le premesse di un intervento – polemico? Potete scommetterci – del nostro Bastiancontrario. Il titolo parla da sè: Le dimensioni (a volte) contano.

Coerentemente (forse) con questo scenario procede la rappresentanza, caratterizzata da troppe sigle (a volte “monomandatarie”), spesso in apparente disaccordo (non è mai un vero conflitto, danneggerebbe lo status quo), di sicuro poco coese, incapaci di iniziative comuni forti, ma piuttosto pronte a (spesso) sterili comunicati di protesta (peraltro garbata) quando non ad una prona e soddisfatta (quante espressioni di soddisfazione si leggono nei comunicati!) accettazione. Un grosso limite questo che, se era problematico già quando c’era un’Amministrazione dialogante, oggi che “l’autorità tutoria” (cito) è chiusa a qualsiasi forma di dialogo, può essere catastrofico.

Gli effetti li abbiamo visti tutti: i decreti delle guardie rilasciati in giro per l’Italia, le guardie giurate autonome, la formazione professionale che non parte, atteggiamenti sempre più inquisitori nei confronti di chi è trasparente e rispetta le regole (certificazione, regolarità contributiva, sicurezza) a fronte di pochi controlli nei confronti di chi viola le regole quando non è del tutto al di fuori delle regole. E in questo marasma non c’è stata un’iniziativa forte e condivisa che abbia cercato di frenare la deriva, di tutelare con forza chi subisce i danni. Sia chiaro, non è che non ci sono state lamentazioni, tentativi di coinvolgere la politica, aperte manifestazioni di dissenso, perché – chi con maggiore convinzione ed efficacia chi meno – tutti hanno provato ad intervenire nella questione, ma alla fine si è trattato, quasi sempre, di voci singole, a volte dissonanti dalle altre, in quanto tali destinate a soccombere “nell’assordante silenzio dell’Amministrazione” (anche qui cito).

Solo notizie negative oggi, dunque? No, a livello imprenditoriale un’inversione di tendenza si vede: la costituzione del sopra citato (come si dice nei verbali) grande gruppo italiano; qualche azienda che, finora, pensava che l’Italia finisse all’Arno si affaccia nella Capitale, in Campania; qualche azienda meridionale affronta il Nord e, magari, qualcuno guarda all’Europa.
Certo, poi è arrivata la mazzata del Covid-19 e la situazione si è alquanto complicata (breve digressione: ogni tanto qualcuno dice che “tutto sommato la vigilanza non ha patito”, salvo poi a rendersi conto che il trasporto valori ha perso il 50 %, e non si sa se e quando recupererà, e che leggi tutto

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CCNL Vigilanza privata e servizi fiduciari: ripartono le trattative

Il 19 giugno 2020, come previsto nell’accordo quadro nazionale sulla costituzione dei Comitati sulla sicurezza, si è tenuto un incontro tra Filcams-CGIL, Fisascat-CISL e UILTUCS-UIL e le associazioni che rappresentano le imprese per riprendere il negoziato per il rinnovo del CCNL della Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, scaduto da 54 mesi. Si è deciso di ripartire dagli argomenti già trattati, partendo dalla sfera di applicazione del contratto sulla quale si registra ampia convergenza, e si sono definite quattro nuove date: 24 giugno, 10 – 22 e 30 luglio.
Ce la faranno stavolta i nostri eroi?

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Taranto: operazione “Beni stabili” contro spaccio e gioco illegale

Sono accusate di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e all’esercizio abusivo dell’attività di gioco e scommesse le 15 persone, appartenenti a tre gruppi criminali, arrestate questa mattina dagli agenti della Squadra mobile di Taranto. L’indagine della Mobile, denominata “Beni stabili” e diretta dalla Divisione distrettuale antimafia presso il tribunale di Lecce, ha preso il via a fine 2017 quando, durante un controllo, fu fermato un gruppo di minorenni, molti dei quali trovati in possesso di hashish.
Indagando sul gruppo, gli investigatori riuscirono ad individuare i loro pusher, i quali, sebbene giovanissimi, erano in grado di smerciare un notevole quantitativo di dosi, sfruttando proprio la fascia più giovane della clientela. In particolare gli spacciatori vendevano lo stupefacente a studenti delle scuole superiori, in prossimità degli istituti scolastici, negli orari di entrata e uscita. Ma i giovani pusher erano solo un anello della catena, e gli agenti della Mobile hanno continuato a monitorarli per individuare la loro fonte di approvvigionamento, arrivando ad alcuni edifici di via Plinio. Le abitazioni si trovavano all’interno del complesso edilizio “Beni stabili”, già assurto agli onori della cronaca per essere diventato una sorta di bunker impenetrabile, sicuro punto di riferimento per tutti i tossicodipendenti della città. Il complesso edilizio era diventato la base logistica di un gruppo criminale governato da alcuni nuclei familiari che comandavano una fitta rete di spacciatori, i quali avevano il compito di presidiare la zona e le altre piazze di spaccio da loro controllate in tutto il territorio cittadino; alcuni di loro trasportavano le sostanze stupefacenti mentre altri consegnavano la droga ai clienti che si presentavano a qualsiasi ora del giorno e della notte. Tutto era minuziosamente registrato su un libro mastro sequestrato a casa di uno degli arrestati: nomi dei pusher, quantità di denaro e di sostanze stupefacenti. Per affermare la propria supremazia il gruppo criminale non disdegnava l’uso della forza, e per fare questo utilizzava numerose armi clandestine, sequestrate insieme alle relative munizioni; metodi analoghi erano utilizzati per esigere il pagamento dei debiti contratti per l’acquisto della droga. Nel corso dell’indagine gli investigatori hanno individuato diversi collegamenti con un’altra associazione criminale attiva nel territorio di Martina Franca, un comune in provincia di Taranto, anch’essa specializzata nel traffico di droga. Punto d’incontro degli appartenenti a questo gruppo era un circolo ricreativo della città, all’interno del quale i poliziotti hanno accertato l’esistenza di un’ulteriore banda di criminali che esercitava abusivamente l’attività di gioco e scommesse tramite l’utilizzo di terminali collegati a piattaforme illegali per il gioco online non autorizzate dell’Amministrazione per i monopoli. Sergio Foffo
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Roma: spaccio di coca e hashish 12 indagati

Operazione antidroga della Polizia di Stato a Roma nel quadrante nord est della Città. Gli investigatori del commissariato Fidene-Serpentara hanno sviluppato gli esiti di due precedenti indagini contro organizzazioni criminali specializzate nello spaccio di cocaina, arrestando oggi otto persone e denunciandone altre quattro. Approfondendo i risultati operativi precedenti e grazie ad ulteriori intercettazioni telefoniche e pedinamenti, sono emersi altri due gruppi criminali che rifornivano le zone del Tufello e di Montesacro con hashish e cocaina. Nel primo gruppo sono stati individuati due fratelli già agli arresti domiciliari per reati analoghi che sebbene chiusi in casa continuavano a maneggiare grossi quantitativi di droga utilizzando intermediati e corrieri stranieri. Il secondo gruppo aveva invece concentrato la propria attività nello smercio di hashish soprattutto nel quartiere Montesacro. Trait-d’union tra le due associazioni criminali, un cittadino rumeno che procurava grossi quantitativi di droga ad entrambi i gruppi. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati complessivamente 155 chili di hashish e un chilo e mezzo di cocaina. leggi tutto

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Mafia: oltre 50 indagati a Catania nel clan Cappello-Bonaccorsi

Sono oltre 50 gli indagati di questa mattina fermati dalla Squadra mobile di Catania e dal Servizio centrale operativo nell’operazione “Camaleonte”. Precisamente sono finite in carcere 44 persone, altre 2 ai domiciliari, mentre per altre 6 è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza con divieto di allontanarsi dall’abitazione dalle 22 alle 7. Gli indagati sono principalmente accusati di far parte di un’associazione di stampo mafioso che, attraverso assoggettamento, estorsioni e minacce, controllava i traffici illeciti del territorio e la gestione delle attività economiche, di concessioni, autorizzazioni e di appalti pubblici.
Tra gli arrestati anche mogli e figli dei boss. Sono inoltre accusati di altri reati, tra cui cessione di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco aggravati dall’essere stati commessi da appartenenti ad associazione per delinquere di stampo mafioso. Durante l’operazione sono state eseguite perquisizioni e sequestri di beni, conti correnti e rapporti finanziari. In particolare è stato disposto il sequestro preventivo delle quote e l’intero patrimonio aziendale di una società con sede legale a Catania. Le indagini sono iniziate nel gennaio 2017 dal procedimento penale nei confronti di un esponente di vertice del clan Cappello-Bonaccorsi, a capo di una cellula interna al gruppo criminale che gestiva i traffici e lo spaccio di sostanze stupefacenti. leggi tutto

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Riunione dell’Uiss sugli effetti del lockdown sulle scommesse sportive

L’analisi degli effetti del lockdown, legato all’emergenza Covid-19, sul settore delle scommesse sportive, a livello nazionale e internazionale, è stata al centro della riunione dell’Unità informativa scommesse sportive (Uiss), che si è svolta oggi a Roma, in videoconferenza, presso la Direzione centrale della polizia criminale. L’organismo, presieduto dal direttore centrale della Polizia criminale Vittorio Rizzi, ha il compito di prevenire e contrastare i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dello sport e delle scommesse sportive. All’incontro hanno partecipato rappresentanti della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) e della Federazione italiana giuoco calcio (Figc). Nel suo intervento il vice direttore dell’Uiss, Stefano Delfini, che è anche direttore del Servizio analisi criminale, ha sottolineato l’importanza strategica della sinergia tra “law enforcement” e mondo dello sport, anche attraverso la condivisione di buone prassi e di iniziative finalizzate a sviluppare percorsi di “Integrity” per dirigenti, giocatori, tecnici del settore ai fini della prevenzione e del contrasto del fenomeno della corruzione nelle competizioni sportive. Delfini ha poi evidenziato come nel corso dell’ultima stagione sportiva più del 50 per cento degli eventi rispetto ai quali sono pervenute segnalazioni di scommesse anomale sia stato relativo ad incontri disputati all’estero. Il meeting è stato anche l’occasione per avviare progetti volti ad arricchire l’approccio internazionale al fenomeno nell’ambito di organismi di cooperazione delle Forze di polizia, quali Europol ed Interpol. leggi tutto

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Gabrielli: a Cuneo firma due Protocolli per nuovi uffici distaccati

Il capo della Polizia Franco Gabrielli, questa mattina, si è recato nella provincia di Cuneo per firmare due Protocolli con gli enti locali per l’apertura, in autunno, di uffici distaccati della Questura. I nuovi uffici verranno aperti a Ceva e ad Alba e si occuperanno di pratiche amministrative (licenze, passaporti, porto d’armi). Il primo Protocollo è stato firmato nella mattinata a Ceva presso il Cineteatro nella “Sala Borsi” in cui si è tenuto un incontro con le autorità del territorio ed il ministro della Pubblica Amministrazione Fabiana Didone. Il prefetto Gabrielli, accompagnato dal questore di Cuneo Emanuele Ricifari e da Sebastiano Salvo, dirigente della 1^ Zona Polizia di frontiera, è stato accolto dal sindaco Vincenzo Bezzone ed è intervenuto durante la presentazione del Protocollo Nel corso del suo intervento il Prefetto ha ricordato come “Nel tempo le Forze di polizia hanno sempre più interpretato, secondo i bisogni delle comunità, il loro presidio di legalità sul territorio e l’apertura di questi uffici con questa modalità va ad interpretare proprio quel bisogno di servizio coniugando così, la presenza con l’operatività; il posto di Polizia avanzato – ha proseguito Gabrielli -intercetta perfettamente la necessità di razionalizzare la nostra presenza sul territorio e la forte proiezione soprattutto per un’attività come la Polizia amministrativa”. (Foto) L’intervento del ministro della Pubblica Amministrazione, ha concluso la presentazione del Protocollo. Tra le autorità presenti il prefetto della provincia Giovanni Russo, il vescovo di Mondovì Egidio Miragoli. Conclusa la firma e dopo una visita ai locali appena ristrutturati che ospiteranno i nuovi uffici, il prefetto Franco Gabrielli si è recato insieme al questore di Cuneo, nel comune di Pollenzo dove ha incontrato per una riunione i questori del Piemonte e della Valle d’Aosta. Nel primo pomeriggio, poi, l’ultima tappa del Prefetto presso la Sala consigliare ad Alba dove insieme al Questore, e accolto dal sindaco della città Carlo Bo, firmerà il secondo Protocollo con gli enti locali. Il Protocollo avrà le stesse finalità del primo: nei locali messi a disposizione dal municipio, aprirà entro pochi mesi, uno sportello avanzato della Questura per garantire ai cittadini i principali servizi amministrativi. leggi tutto

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Online il nuovo portale del ministero dell’Interno

Più facile e veloce nella consultazione, ottimizzato per smartphone e tablet, sistematizzazione dei contenuti più richiesti, nuove finestre sull’home page per ampliare l’offerta delle notizie. Questi i punti di forza del nuovo portale del ministero dell’Interno che, dopo sei anni, ha affrontato un restyling per restare al passo con i tempi e offrire più spazio all’informazione. L’intensa attività di informazione e di comunicazione istituzionale ha portato, dal 5 marzo al 2 giugno, a 17,6 milioni di collegamenti e 57,7 milioni di visualizzazioni di pagine, con un incremento del 546% e del 561% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Disponibile, per la prima volta, la rassegna con i servizi delle più importanti testate giornalistiche televisive sulle attività e sulle questioni di interesse del Viminale ed ampliati gli spazi della sezione dedicata alle notizie dalle prefetture. È stato riservato uno spazio particolare per far conoscere il patrimonio d’arte, cultura e natura del Fondo edifici di culto, le iniziative dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la gestione beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) e dei tre Commissari straordinari antiracket e antiusura, persone scomparse e vittime di mafia e di reati intenzionali violenti.
Interno.gov.it è stato realizzato dal personale del ministero dell’Interno. leggi tutto

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Post-Covid, vigilanza privata e lavoro: cosa ci aspetta per Confcommercio

Il Covid-19 ha imposto una serie di cambiamenti nella vita quotidiana che presentano pesanti riflessi sulle consuetudini organizzative e di gestione del lavoro. Se lo smartworking è l’aspetto più visibile di un mondo che è cambiato in 24 ore, la necessità di non affollare i mezzi pubblici nelle ore di punta, la possibilità di autoisolarsi in presenza di sintomi e lo stesso accesso a cassa integrazione piuttosto che a part time o ferie, pongono nuovi temi sul piatto della contrattazione collettiva. E preludono alla domanda che desta più preoccupazioni di tutte: cosa succederà quando finiranno gli ammortizzatori sociali e verrà meno il blocco dei licenziamenti? Ne abbiamo parlato con Guido Lazzarelli, Responsabile del Settore lavoro, Contrattazione e relazioni sindacali in Confcommercio.

Prima domanda di prammatica, per sgombrare il campo dai timori che si sono generati con la rubricazione del Covid-19 quale infortunio sul lavoro: quali responsabilità si profilano allo stato dell’arte?

Partirei dalla ratio della scelta del Governo, ossia indennizzare e tutelare a livello assicurativo il Covid-19 come infortunio del lavoro, quale elemento di garanzia a favore dei lavoratori contagiati.
Per quanto riguarda le imprese, la legge di conversione del decreto liquidità ha introdotto l’art 29 bis, che specifica che i datori di lavoro adempiono all’obbligo di tutela della salute e sicurezza sul lavoro ex art. 2087 c.c. mediante l’applicazione dei protocolli condivisi con le parti sociali. Tale articolo, poi ripreso da una circolare INAIL, ha quindi mitigato l’iniziale timore che si potessero profilare degli automatismi nelle responsabilità in capo all’azienda. Oggi il rispetto dei protocolli e delle linee guida volta a volta emanati, con riferimento peraltro al puntuale momento storico di emanazione (visto che l’epidemia ha vissuto tempi e indicazioni precauzionali diverse), è dunque il riferimento per valutare se sussista o meno una responsabilità del datore di lavoro.

Allarme rientrato, dunque. Un tema che invece meriterebbe maggiore approfondimento sono le diverse abitudini sociali imposte dal Covid-19 con riflessi in termini di organizzazione del lavoro. Penso a smart working, autoquarantena…Come cambierà il mondo del lavoro?

Parto dallo smart working, che è stato applicato in maniera emergenziale, con tecnologie spesso di fortuna o personali, senza previo accordo tra lavoratore e datore di lavoro e con la massima flessibilità oraria (che alle lunghe potrebbe diventare intollerabile. Segnalo che la trattativa sulla digitalizzazione in Europa ha visto tra i punti più controversi proprio il “diritto di disconnessione” per fasce orarie). I sindacati chiedono quindi oggi di regolamentare lo smart working con una cornice specifica rispetto alla legge sul lavoro agile, cui si riferivano i DPCM. Servono nuove regole e occorre abbandonare l’idea di un orario – e di un compenso – legato alla quantità di ore svolte, per collegarlo invece al raggiungimento di obiettivi.

Per le attività che si devono necessariamente svolgere in presenza o in esterni, a contatto con il pubblico (come la vigilanza e sicurezza privata), come è possibile osservare orari che possano combinarsi, per fare un esempio, con la raccomandazione di non prendere mezzi pubblici negli orari di punta?

Giuste precauzioni come non usare mezzi pubblici in leggi tutto

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Trapani: colpo alle cosche con l’operazione “Ermes 3”

C’è uno scambio di “pizzini” con cui si decidevano le estorsioni, dietro l’operazione di oggi della Squadra mobile di Trapani che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone, indagate per associazione di tipo mafioso ed estorsione e legate al latitante Matteo Messina Denaro Gli agenti hanno anche eseguito perquisizioni a Marsala, Mazara del Vallo e Castelvetrano nei confronti di 15 indagati per associazione mafiosa, estorsione, detenzione di armi e il favoreggiamento della latitanza del boss mafioso.
Anche l’abitazione dove anagraficamente risiede il boss di Castelvetrano è stata perquisita. L’operazione, delegata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è stata eseguita con l’ausilio di 90 uomini appartenenti ai Reparti prevenzione crimine di Palermo e di Reggio Calabria, alle squadre cinofile e al del Reparto volo di Palermo. L’indagine, chiamata “Ermes fase 3”, ha fatto luce sull’attività degli indagati legati ai mandamenti mafiosi di Mazara del Vallo e di Castelvetrano, che si sono adoperati, nel tempo, per garantire gli interessi economici, il controllo del territorio, le attività produttive e la comunicazione con il latitante. Con i “pizzini” si decideva anche la compravendita di fondi agricoli e l’esecuzione di lavori pubblici. L’indagine ha dimostrato anche l’intestazione fittizia di beni riconducibili agli indagati e l’intervento dell’organizzazione mafiosa per risolvere situazioni di debito o di credito tra persone vicine alle “famiglie”. Le decisioni in merito ad alcune estorsioni venivano prese su indicazione diretta del latitante. Uno dei due arrestati di oggi interveniva nella risoluzione dei conflitti interni alla cosca mafiosa, partecipava ad incontri e riunioni riservate con altri membri dell’organizzazione e manteneva i contatti con esponenti di vertice dell’Associazione. Anche l’altro uomo conduceva una condotta criminale finalizzata a favorire l’Organizzazione. Partecipava a riunioni e incontri con altri membri e favoriva lo scambio di informazioni, anche operative, con i vertici delle famiglie mafiose della provincia di Trapani e di altre province siciliane. Era conosciuto come importante imprenditore nel settore dei carburanti ed era forte della sua appartenenza a “Cosa Nostra”. Attraverso le minacce e le azioni violente, e un costante scambio d’informazioni fra i vertici delle varie famiglie della provincia, l’organizzazione esercitava il controllo delle attività economico-imprenditoriali del territorio. Sono state dimostrate estorsioni su un agricoltore di Marsala costretto a cedere a un membro dell’associazione un appezzamento di terreno di sua proprietà; sono stati anche documentati contrasti fra uno degli indagati e alcuni imprenditori agricoli e allevatori della zona e di come i mafiosi cercassero una “soluzione”. L’intervento di “Cosa Nostra” era essenziale anche per risolvere dissidi per l’utilizzo di alcuni fondi agricoli e per il pascolo nelle campagne di Castelvetrano. Olivia Petillo leggi tutto

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