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Padova: finti permessi di soggiorno 77 persone indagate

Sei società intestate ed una consulenza “professionale” su come trovare un finto lavoro. Questa la base da cui partivano due coniugi arrestati stamattina dalla Squadra mobile di Padova nell’operazione “Fake jobs”. Lui, un imprenditore che aveva registrato alle Camere di commercio di diverse città alcune società a responsabilità limitata, mai attive di fatto; lei, una consulente del lavoro che conosce i meccanismi di gestione delle pratiche presso l’Inps e presso i Centri per l’impiego territoriale. Mancava un “reclutatore” che procacciasse “clienti”: clienti disposti più a pagare che lavorare. Qui entra in campo una terza persona, una donna rumena che, grazie alle sue conoscenze tra gli stranieri in città, aveva individuato almeno 74 persone disposte ad avere un falso lavoro. La donna è finita ai domiciliari e i suoi “clienti” sono stati tutti denunciati. Il sistema era abbastanza semplice: attraverso le ditte si assumevano, solo sulla carta, lavoratori stranieri, soprattutto albanesi in questo caso, che ottenevano il permesso di soggiorno. Molte di queste persone poi, invece di lavorare commettevano reati. Se scoperte utilizzavano la documentazione delle società per affermare, in processo, di avere un lavoro ed ottenere quindi misure alternative alla detenzione. Non solo, grazie alla documentazione presentata, tutti i finti lavoratori erano in grado non solo di soggiornare regolarmente in Italia ma anche di intascare dall’Inps le diverse indennità erogate (indennità di disoccupazione, di maternità, ecc.). La Polizia è riuscita anche a stimare con approssimazione il danno erariale che l’Inps ha subito e che ammonta ad oltre 80 mila euro. leggi tutto

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Presentato a Brindisi il progetto Ipa 2017 “Contrasto al crimine organizzato nei Balcani occidentali”

Si è svolto a Brindisi, all’interno del palazzo dell’Autorità portuale, un vertice internazionale focalizzato sulla sicurezza dell’Unione europea. Nei giorni 29 e 30 ottobre, alla presenza del sottosegretario di Stato per l’Interno Stefano Candiani, e del capo della Polizia Franco Gabrielli, è stato presentato il progetto Ipa (Intese programmatiche d’area) 2017 “Contrasto al crimine organizzato nei Balcani occidentali”. Si tratta di una delle maggiori piattaforme operative, in grado di contrastare congiuntamente le minacce emergenti alla sicurezza interna dell’Unione europea, poste in essere dal crimine organizzato e dal terrorismo. Il meeting ha ospitato i ministri dell’Interno e i capi della Polizia di Albania, Bosnia Erzegovina, Kossovo, Macedonia, Montenegro e Serbia; insieme a loro anche gli ambasciatori italiani presso quei Paesi. Durante il vertice sono intervenuti anche il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, nonché i rappresentanti della Direzione generale politica europea di vicinato e negoziati di allargamento di Europol ed Eurojust. “In uno scenario in cui le organizzazioni criminali si dimostrano abili interpreti del vento della globalizzazione – ha detto il prefetto Gabrielli nel suo intervento – occorre maturare una cultura della sicurezza in cui il pluralismo dei sistemi dei singoli Stati deve cedere il passo alla logica della contaminazione dei patrimoni informativi perseguendo sempre più incisive e condivise strategie di prevenzione e contrasto”. Il progetto Ipa 2017, avviato dal 1 gennaio 2018, ha una durata di 24 mesi e la finalità primaria è quella di rinforzare la cooperazione fra gli Stati membri e le Agenzie dell’Unione europea da una parte, e le Forze di polizia nonché le altre autorità di law enforcement dei Paesi appartenenti alla regione dei Balcani occidentali dall’altra, attraverso formazione, scambi operativi, investigazioni congiunte. L’obiettivo è l’incremento del livello globale di sicurezza nei Balcani occidentali, con le relative ricadute in termini di sicurezza nei Paesi dell’Unione, grazie ad azioni concertate di lotta al crimine organizzato. In una dichiarazione rilasciata a margine del vertice il capo della Polizia ha detto che “Si tratta di un progetto in cui l’Italia rappresenta il Paese leader sui temi della sicurezza in quest’area geograficamente e politicamente strategica per la sicurezza dell’Europa”. Il progetto è finanziato dall’Unione europea e cofinanziato dal ministero federale tedesco della Cooperazione e dello sviluppo economico che garantisce il coordinamento delle due strutture portanti per la cooperazione: quella giudiziaria, realizzata dal Centro per la cooperazione legale internazionale olandese, e quella di polizia, realizzata dal Dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’interno italiano. In particolare le azioni comuni sono mirate al recupero dei proventi illeciti ottenuti attraverso diversi crimini transfrontalieri. La responsabilità del progetto è stata delegata, per il Dipartimento della pubblica sicurezza, al vice direttore generale della pubblica sicurezza preposto all’attività di Coordinamento e pianificazione, Alessandra Guidi, mentre il Project leader di Ipa 2017 è il consigliere ministeriale, dirigente superiore della Polizia di Stato, Gennaro Capoluongo. Al momento, oltre alle attività formative e di assistenza, il progetto supporta 18 attività investigative in corso, nelle quali si lavora a stretto contatto con le Forze di polizia dei leggi tutto

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Taranto: furti di auto, 22 persone nella rete della Polizia

Sono 22 le persone coinvolte a Taranto in un giro di furti, ricettazioni ed estorsioni, tutti collegati ad autovetture di ultima generazione. Oggi alcuni degli indagati cinque in tutto, sono finiti in carcere ed otto agli arresti domiciliari. Per gli altri è scattata la denuncia in stato di libertà. La complessa situazione è stata ricostruita dagli investigatori della Squadra mobile tarantina che in 8 mesi hanno ricomposto lo “scenario operativo” del gruppo criminale. I furti di auto erano il fulcro dell’attività della banda; a disposizione degli indagati attrezzi tradizionali ed anche le centraline elettroniche di ultima generazione dei diversi modelli di auto. Effettuato il furto della macchina, quasi sempre auto molto commerciali come Fiat 500, Fiat Panda, Lancia Y e Land Rover “Evoque”, si decideva cosa farne: o veniva smontata pezzo per pezzo per riutilizzarla come parti di ricambio o veniva “rivenduta” al legittimo proprietario con il cosiddetto “cavallo di ritorno”. Nel caso in cui si decideva per il “taglio dell’auto” il gruppo si avvaleva di carrozzieri e meccanici che in una giornata erano in grado smontarla completamente. Se invece si optava per il cavallo di ritorno, in sostanza una vera e propria estorsione, i criminali avvicinavano le vittime e, dietro compenso, facevano ricomparire la vettura. I poliziotti sono partiti proprio da questi “magici” ritrovamenti che le vittime segnalavano alla polizia dopo pochi giorni dalla denuncia di furto. Nessuna tra le vittime aveva avuto il coraggio di ammettere che il ritrovamento della propria auto era avvenuto dietro pagamento di un “riscatto” e non casualmente durante una passeggiata. La frequenza di questi ritrovamenti era però risultata anomala per i poliziotti che hanno quindi indagato e scoperto questa industria illegale dell’auto. Durante le intercettazioni gli agenti della mobile hanno scoperto il linguaggio convenzionale con il quale i complici comunicavano tra loro ed anche alcuni episodi di regolamenti di conti tra criminali, come quello nel quale un ladro, che aveva sottratto la vettura ad un noto pregiudicato, è stato costretto a rifonderlo del danno pagando, a rate, una somma corrispondente al costo di una nuova vettura, venendo minacciato più volte anche con una pistola. I poliziotti hanno inoltre accertato che la banda, strutturata con un vertice composto da criminali navigati e da una manovalanza reclutata via via per le diverse necessità, commetteva furti anche nelle province di Brindisi e Lecce. leggi tutto

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Pescara: arrestate tre persone per truffe on line

Arrestate tre persone, responsabili di truffa on line e di illecito utilizzo di carte di credito. Con l’operazione Fraud, della Polizia postale, sono finiti agli arresti domiciliari tre uomini, residenti tra Pescara e Montesilvano, luoghi dai quali venivano realizzate le truffe. I truffatori hanno mostrato grande abilità nel sembrare credibili venditori, mediante annunci, fotografie dei beni, contatti telefonici e scambio di mail con gli acquirenti. I beni, offerti sui più noti marketplace, dopo il pagamento non venivano consegnati. Per arrivare ai responsabili dei raggiri i poliziotti, oltre ai servizi di osservazione e nell’acquisizione di immagini di telecamere, hanno seguito soprattutto i movimenti di denaro. L’operazione di oggi costituisce lo sviluppo dell’indagine che ha già condotto, nel maggio scorso, all’arresto di tredici persone e alla denuncia di altre 33 per truffe e illecito utilizzo di carte di credito. leggi tutto

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Luciano Ponzi nuovo Presidente Federpol

Dopo vari mesi di vicariato a seguito delle dimissioni del Past President Napoleone, è stato eletto il nuovo Presidente di Federpol, Federazione Italiana degli Istituti Privati per le investigazioni le Informazioni e la Sicurezza: è Luciano Ponzi, ex Presidente per la Lombardia e al timone dell’omonima agenzia investigativa. La mission del suo mandato annovera obiettivi ambiziosi, che mettono al centro la figura del Socio con appuntamenti e iniziative dedicate. Si dovranno anche revisionare lo statuto e prevedere nuove regole per i rimborsi. Nel formulare i nostri migliori auguri di buon lavoro al Presidente, salutiamo anche i nuovi membri eletti del Consiglio Esecutivo.

Questo il nuovo esecutivo:

Luigi Spinelli – Segretario Generale
Lino Crignano – Vice Presidente area Nord – Vicario
Paolo Lecce – Vice Presidente area Centro
Marco Gallo – Vice Presidente area Sud

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Foggia: preso il presunto autore del tentato omicidio

I poliziotti della Squadra mobile di Foggia hanno arrestato il presunto responsabile del tentato omicidio di Antonio Frascolla, 28enne ferito ieri notte da un colpo di arma da fuoco. L’accusa nei confronti dell’uomo è di tentato omicidio e porto abusivo di arma da sparo. Il ferimento sarebbe avvenuto al termine di una lite per futili motivi. Poco dopo le 4 del mattino alcuni cittadini segnalavano l’esplosione di colpi di pistola e il ferimento di un ragazzo in via Martiri di via Fani. Arrivate sul posto, le volanti della questura foggiana hanno verificato la segnalazione, riscontrando anche la presenza, sulla strada, di due bossoli calibro 7.65. Negli stessi minuti veniva segnalata la presenza, presso il pronto soccorso dell’ospedale di Foggia, di un giovane ferito da un colpo di arma da fuoco. Gli investigatori della Mobile foggiana, hanno tentato di interrogare la vittima, ma questa si dimostrava poco collaborativa e non forniva alcun tipo di informazione in merito alla vicenda. Sono state le testimonianze dei presenti che hanno permesso ai poliziotti di raccogliere numerosi elementi di colpevolezza nei confronti dell’indagato. Si tratta di un pregiudicato, figlio e nipote di appartenenti alla criminalità organizzata, in particolare allo storico clan Moretti, uno dei principali gruppi criminali attivi tra il Gargano e il Tavoliere. Il giovane è stato rintracciato e arrestato nella sua abitazione; durante l’operazione è stata recuperata anche la presunta arma del delitto, una Beretta calibro 7.65 con il relativo caricatore rifornito con una cartuccia. All’interno dell’arma c’era ancora un bossolo che si era inceppato durante l’utilizzo. leggi tutto

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Agrigento: boss di Cosa Nostra arrestato

Fermato stamattina, prima che potesse rendersi irreperibile, Leo Sutera il boss di Sambuca di Sicilia ritenuto il capo indiscusso di Cosa Nostra nella provincia di Agrigento. L’uomo, nuovamente accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, ha mostrato la sua pericolosità, in passato, gestendo gli affari del clan soprattutto nel settore dell’edilizia, anche dal carcere. Il boss è anche considerato un referente per gli accordi tra la cosca agrigentina e quelle palermitana a trapanese. In passato sono stati provati i suoi legami con il ricercato Matteo Messina Denaro con il quale si teneva in contatto con i famosi “pizzini”. L’attività investigativa è stata condotta dagli agenti del Servizio centrale operativo, e delle squadre mobili di Palermo e Agrigento. leggi tutto

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Cosenza: operazione antidroga, 13 arresti

Due indagini parallele degli uomini della Squadra mobile di Cosenza hanno permesso d’individuare 13 persone responsabili, a vario titolo, di detenzione e cessione di cocaina, eroina, hashish ed estorsione. Le prime indagini sono partite dopo una perquisizione effettuata in un quartiere popolare di Cosenza, nella casa di una persona conosciuta per avere precedenti specifici in materia di stupefacenti. In quella circostanza gli agenti avevano trovato eroina, il materiale per il confezionamento e denaro contante; contestualmente, però, veniva avviata una seconda indagine a causa della morte per overdose di una donna, avvenuta in quei giorni, nel dicembre del 2016. Dopo aver constatato che la droga trovata a casa del pregiudicato era la stessa che aveva ucciso la donna, gli agenti hanno indirizzato le indagini nella stessa direzione. Grazie allo sviluppo delle intercettazioni telefoniche, ambientali, alle perquisizioni e ai conseguenti sequestri, le indagini hanno consentito di far piena luce sull’esistenza di un gruppo di persone tutte residenti a Cosenza e con precedenti specifici che, di fatto, rifornivano di sostanza stupefacente la città e il suo hinterland. Molti gli episodi documentati attraverso appostamenti e pedinamenti, e in più gli investigatori hanno raccolto le dichiarazioni di diversi acquirenti per cui sono riusciti a chiudere il cerchio intorno agli arrestati di oggi. Tutta l’indagine è risultata complessa per la capacità degli indagati di “seminare” gli agenti con il frequente cambio di schede telefoniche, luoghi di spaccio e linguaggio convenzionale che veniva utilizzato; nonostante tutto però gli investigatori della Squadra mobile di Cosenza coordinati dalla locale Procura della Repubblica, con caparbietà e meticolosa ricostruzione sono riusciti a individuarli. Olivia Petillo leggi tutto

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Brescia: il prefetto Gabrielli al “Premio Parisi”

La Scuola Pol.G.A.I. di Brescia oggi ha ospitato due importanti eventi organizzati dall’Anps e dalla Questura: il convegno “Meno bullismo più web reputation per una vita migliore” e il “Premio Parisi”. Il convegno, a cui hanno preso parte anche diverse scuole di Brescia, si è sviluppato con la testimonianza di uno studente vittima di bullismo e della madre, che è anche docente di Pedagogia all’Università Parthenope di Napoli. A chiudere gli interventi l’assistente capo della Polizia di stato Domenico Geracitano che ha affrontato il tema dell’uso consapevole dei social e della web reputation. Al termine del convegno è stato premiato il Liceo “Fabrizio De Andrè” per aver svolto attività di alternanza scuola lavoro con la Questura di Brescia, nell’ambito della prevenzione al Cyberbullismo. A seguire si è svolta la cerimonia di conferimento del “Premio Parisi” a cui hanno partecipato, il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Vito Crimi e il capo della Polizia Franco Gabrielli. Il premio, istituito dall’Anps di Brescia, è dedicato all’ex capo della Polizia Vincenzo Parisi e vuole ricordare anche gli uomini delle Forze dell’ordine che hanno dato la vita per “l’ideale Polizia” e i soci benemeriti dell’Anps. Quest’anno il premio letterario è stato assegnato in ricordo del vice brigadiere Gaetano Alterio morto in servizio nel 1979, di Enzo Gaggiotti socio benemerito dell’Anps per 30 anni e morto nel 2017 e dell’ispettore capo Rosario Sanarico morto in servizio nel 2016. La partecipazione al concorso letterario era riservato ai laureati che nell’ultimo quinquennio avevano discusso la propria tesi di laurea incentrata sulla criminalità e sulle Forze dell’ordine. Il capo della Polizia Franco Gabrielli nel suo intervento ha detto che “Credo moltissimo nel valore di questa iniziativa e credo nel valore fondamentale della memoria che non deve essere mai un’astratta liturgia ma il modo con il quale ogni giorno rinnoviamo e sottolineiamo i valori in cui crediamo. Il prefetto Gabrielli proseguendo nel suo intervento ha reso onore alla figura e all’uomo che è stato l’ex capo della Polizia Vincenzo Parisi definendolo tra l’altro “Un grande uomo di Stato”. leggi tutto

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Ragusa: violenza sessuale e lesioni gravi in centro per migranti, preso l’autore

Un gambiano, mediatore culturale in un centro per migranti di Ragusa, deve rispondere di violenza sessuale e lesioni gravi nei confronti di una donna ospite del centro. L’indagato, ora sottoposto all’obbligo di dimora, ha abusato sessualmente della donna minacciandola di non dire nulla altrimenti l’avrebbe uccisa. La vittima, per timore di essere uccisa, non aveva denunciato la violenza subita ma quando l’uomo il giorno dopo si era riavvicinato a lei accusandola di aver violato una regola del centro, rispondeva di non farle più nulla perché avrebbe denunciato tutto alla Polizia. Il mediatore culturale invece di allontanarsi, picchiava selvaggiamente la donna procurandole gravi lesioni personali rompendole le ossa nasali, mascella e zigomo. La donna portata d’urgenza presso l’ospedale di Ragusa, riferiva di essere stata colpita a seguito di una lite, non raccontando veramente come erano andate le cose e omettendo anche la violenza sessuale. Quindi, quella che poteva apparire solo come una violenza fisica, consumata all’interno del centro, a seguito di una lite, nascondeva molto di più. A far venire a galla tutta la vicenda sono stati gli uomini della Squadra mobile che, specializzati in reati di questo tipo, hanno ascoltato la donna insieme ad una psicologa e dopo un lungo lavoro sono riusciti a rassicurare la vittima. La donna, una volta al sicuro, ha denunciato tanto la violenza sessuale quanto le gravi lesioni subite. leggi tutto

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