Donna e Sicurezza, un binomio possibile? In futuro, forse

Donna e Sicurezza, un binomio possibile? In futuro, forse

Donna e Sicurezza, un binomio possibile? In futuro, forse, con adeguati strumenti normativi, preventivi ma soprattutto educativi che rivoluzionino una mentalità machista purtroppo ancora fortemente radicata nel tessuto sociale. Questa la sintesi della mattinata di lavori organizzata da ConFederSicurezza e Servizi a Milano lo scorso 25 novembre, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Dopo i saluti di Luca Squeri (membro del consiglio Confcommercio Milano e componente della consulta del Presidente Sangalli), il convegno si è aperto con un quadro agghiacciante enunciato giornalista Luca Telese: + 8% di femminicidi nel 2021, 93 donne su 109 uccise in ambito familiare e affettivo, 63 di loro per mano del partner o di un ex.

Alessandra Tripodi, VicePrefetto di Milano, ha posto l’accento sulla necessità di cambiare l’approccio verso la vittima, che richiede una formazione ad hoc non solo degli operatori di sicurezza, ma anche degli avvocati e dei magistrati perchè interventi normativi come il Codice Rosso o il protocollo EVA della Polizia di Stato possano risultare davvero efficaci.

Anche Patrizia Di Dio (Vicepres. Naz. Confcommercio incaricata per legalità e sicurezza) ha insistito sulla necessità di educare al rispetto del femminile sin dalla tenera età, perchè la fragilità va individuata nell’uomo che usa violenza, non nella donna che la subisce. Parallelamente la chiave per una rivoluzione femminile del lungo periodo va ricercata nell’indipendenza economica.

Indipendenza che si conquista però solo con un equo accesso alle risorse, una promozione dell’area di formazione STEM e un’adeguata alfabetizzazione finanziaria delle donne, ha ricordato Anna Lapini (Pres. Terziario donna Confcommercio), sottolineando che “più di tre donne su dieci non disponeo neanche di un conto in banca personale”.

Ma l’emancipazione economica può attecchire solo in un terreno lavorativo corretto: per l’Avv. Carlo Fossati “sarebbe utile introdurre delle procedure di uso appropriato del lessico e dei social media nel documento di valutazione dei rischi e favorire l’emersione della denuncia. In caso di sexual arrassment perpetrato sul lavoro la sanzione disciplinare è infatti obbligatoria, ma non sempre le aziende la elevano”.

E nemmeno i pur vasti strumenti normativi a protezione della donna possono dirsi efficaci, rammenta l’Avv. Laura Pancirolli, se la giustizia ha tempi di risposta infiniti e alcuni margini di discrezionalità ad oggi inaccettabili. “Il femminicidio non è un raptus: serve intervenire immediatamente e prevenire le recidive immettendo nella società uomini migliori grazie a percorsi psicologici studiati ad hoc”.

L’Avv. Daria Proietti ha rammentato che si può anche svolgere un utile lavoro a monte, per evitare degenerazioni irreparabili del conflitto tra coniugi, attraverso lo strumento della negoziazione assistita previsto dal diritto di famiglia.

Se sul piano culturale il paese è dunque ancora troppo arretrato, la tecnologia però fa passi avanti. La storica impresa di sicurezza Civis ha immesso sul mercato un bracciale con un panic button che, in caso di emergenza, attiva una sirena potente, registra audio e video e invia l’SOS ad un elenco di soggetti e alla centrale operativa. “Stiamo studiando come fornire il braccialetto alle vittime di violenza, ha illustrato Francesca Zanè (Civis).

 

 

 

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