Massimo ribasso: pericolo scampato per la vigilanza privata

Massimo ribasso: pericolo scampato per la vigilanza privata

Sospiro di sollievo per la mancata reintroduzione del criterio del massimo ribasso come regola per l’aggiudicazione delle gare d’appalto, paventata dal Decreto Semplificazioni 2021 e stralciata in corner, mentre la questione del subappalto è ancora oggetto di confronto. Il tema allarmava il comparto sicurezza e vigilanza privata, labour intensive e delicatissimo per contenuti e possibile impatto sulla collettività. Ci siamo confrontati con Lorenzo Manca, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Sicuritalia.Lo stop alla reintroduzione del criterio del prezzo più basso riaccende il dibattito sulla distinzione tra appalti di lavori e appalti di servizi. A suo avviso possono essere equiparabili?

Assolutamente no. La necessità di semplificare la farraginosa macchina burocratica italiana per dare corso al PNNR in tempi ragionevoli ha fatto perdere di vista al Governo che nei servizi, che rappresentano la dorsale economica più distintiva del nostro sistema economico, semplificazione equivale a deregulation. L’appalto d’opera presenta una materialità la cui qualità può essere almeno in parte verificabile ex ante; nell’appalto di servizi occorrono invece mesi per valutare la reale qualità di ciò che è stato erogato. Ritornare alla regola del massimo ribasso nel settore dei servizi sarebbe stata una scelta esiziale: occorrono provvedimenti specifici per il terziario.

Che impatto potrebbe avere il ritorno del massimo ribasso nel comparto della sicurezza privata?

Deflagrante. O meglio: se l’intero meccanismo funzionasse correttamente con controlli puntuali e in tempi ragionevoli e sanzioni rapide per chi sbaglia, nella sicurezza privata potrebbe forse funzionare anche la regola del massimo ribasso. Ma poiché il meccanismo è inceppato sin dalla sua genesi e chi opera fuori dal perimetro delle regole continua a fare danni anche per anni prima di essere sanzionato, un ritorno alla regola del massimo ribasso potrebbe avere effetti deleteri, soprattutto nelle aree più critiche del paese.

Il nostro settore ha però definito delle tabelle di congruità che quantificano il costo del lavoro: sarebbe quindi possibile restare nel quadro delle regole anche con offerte fortemente ribassate?

Le tabelle di congruità erano nate per superare le tariffe prefettizie, anacronistiche rispetto all’evoluzione del mercato e alla riforma imposta dall’Europa: definivano un argine per garantire il rispetto degli adempimenti minimi e la copertura del costo del lavoro, in modo che la libera concorrenza potesse giocarsi su un terreno di qualità dei servizi offerti. La giurisprudenza ha però indebolito le tabelle di congruità, consentendo di dimostrare, nell’ambito della soggettività di ciascun offerente, situazioni e peculiarità virtuose. Ad oggi le tabelle non si possono quindi considerare come un riferimento imprescindibile.

In materia di subappalto si registra allo stato un’apertura a discutere, sul 40% dei subappalti, gli elementi qualitativi per rafforzare sicurezza e legalità (l’eliminazione dell’attuale tetto del 40% pare passata in cavalleria). In un settore come il nostro, caratterizzato dai network, cambierebbe qualcosa?

Allargare le briglie del subappalto è a mio avviso sempre pericoloso, anche se nel nostro settore si utilizza solo per il comparto pubblico. L’intermediazione definita all’art 115 del TULPS è utilizzata nel privato, dove il network offre quella copertura totale sul territorio che nessun operatore ad oggi potrebbe vantare (o che non sarebbe in ogni leggi tutto

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