Non “omini”, ma uomini: la lettera di una guardia giurata

Non “omini”, ma uomini: la lettera di una guardia giurata

Riceviamo e pubblichiamo una toccante lettera da parte di una guardia giurata, che richiama tutti (stampa inclusa) ai valori e alla delicata missione di chi svolge con passione e sacrificio questo ingrato mestiere. La lettera tocca diversi temi: dalla qualifica di incaricato di PS al CCNL scaduto nel 2015, dall’impiego di contractor al posto di personale italiano al ruolo marginale e spesso ridicolizzato dalla stampa degli uomini della vigilanza privata. Che sono uomini con un vissuto, e non “omini”.

Caro Direttore

l’evoluzione della vigilanza l’ho vissuta sulla pelle, sono una Guardia Particolare Giurata. Ho iniziato questo lavoro 35 anni fa e nonostante varie occasioni di cambiare mestiere, non l’ho fatto.  Perché questo lavoro ti entra nel sangue, che se ci credi diventa una missione e ti senti orgoglioso di quello che fai.

Poi c’è stata la fatidica trasformazione legale in ” Incaricato di Pubblico Servizio ” e tutti esultarono, ma fu un modo per incastrare la nostra categoria in quel comparto di lavoratori che hanno dovuto dire addio al diritto di sciopero, perché regolati da una legge che impone delle regole talmente restrittive da rendere l’effetto è praticamente nullo.

Questa situazione ci ha portato all’impossibilità di rinnovamento dei Contratti Collettivi Nazionali, scaduti nel 2015, con la conseguenza di ritrovarci degli stipendi che non garantiscono nemmeno il mantenimento della famiglia.  Le Istituzioni, quelle che gestiscono le normative della sicurezza, sanno che siamo una forza necessaria, e che, spesso, veniamo utilizzate in supporto alle pattuglie delle forze dell’ordine. Vigiliamo sui nostri abbonati ma teniamo sempre sotto controllo il territorio, la città, segnalando eventuali anomalie. Di conseguenza spesso siamo i primi ad intervenire allertando le forze di polizia, o mezzi di soccorso.
Naturalmente sui giornali difficilmente veniamo citati, ma non importa, perché abbiamo la soddisfazione di leggere, l’indomani, che il tizio che ha fatto l’incidente, in cui sono intervenuti forze dell’ordine e mezzi di soccorso, si è salvato. Tu solo sai che il primo che l’ha soccorso eri tu e questo ti basta.

Notte e giorno 24 ore su 24 vigiliamo per il bene della comunità. Di notte quando ti si chiudono gli occhi e ti prende lo sconforto, e pensi a chi sta dormendo nel proprio letto vicino alla moglie, vicino ai figli, e tu sei lì di notte da solo contro l’ignoto. Lì ti rendi conto del tuo dovere, del tuo sacrificio: sei lì per permettere alla città, ai suoi abitanti di dormire tranquilli.

Il nostro è un mestiere che pretende onestà ed altruismo. Perché quando si tratta di difendere le persone, anche se per legge possiamo difendere solo il patrimonio, noi ci buttiamo, a costo di rischiare la coltellata o la denuncia. Perché questo è un lavoro, come quello delle forze dell’ordine, che ti coinvolge in situazioni dove sei sempre in bilico sulla lama del rasoio, sul confine tra legalità ed illegalità.

Per fare un esempio ricordo un corso sulla legittima difesa, dove l’istruttore ci trasformava la teoria delle normative in esempi pratici. Però poi ti trovi in azione, nella realtà: lì succede tutto velocemente, in modo imprevedibile, leggi tutto

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Category: Lettere al Direttore

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