Pirateria marittima: le guardie giurate proteggono la nave ma non l’equipaggio?

Pirateria marittima: le guardie giurate proteggono la nave ma non l’equipaggio?

Con il rapimento di 130 membri di equipaggio in 22 diversi incidenti (il 95% dei rapimenti di equipaggi in tutto il mondo nel 2020), il Golfo di Guinea si conferma area ad alto rischio pirateria marittima. E tuttavia difficoltà burocratiche e normative rendono particolarmente complesso svolgere dei servizi di sicurezza efficaci, anche perchè il nonsense della norma italiana impedisce alle guardie giurate di proteggere la persona fisica, con il surreale paradosso di poter restare a guardia della nave ma non anche del suo equipaggio. Urge un accordo tra Governo italiano e Stati costieri per la permanenza delle guardie armate a bordo delle navi, almeno fino al limite delle acque internazionali, chiedono gli esperti. Questi i contenuti del webinar targato FederSicurezza “Focus sul Golfo di Guinea per le compagnie di sicurezza private italiane”, trasmesso in streaming YouTube lo scorso 9 aprile.

“Il fenomeno pirateria è tutt’altro che tramontato – ha spiegato l’Ammiraglio Cristiano Aliperta, consulente di FederSicurezza in CoESS, moderatore del webinar, anzi che dai Report dell’IMO sembra aver addirittura ampliato i propri orizzonti anche alle grandi imbarcazioni da diporto. La possibilità di fornire servizi antipirateria, tuttavia, sconta insormontabili difficoltà a livello burocratico e normativo. Il rischio, in assenza di un auspicabile salto in avanti, è quello di lasciarsi sfuggire un’economia importante”.

Alle difficoltà sopra citate, secondo il Presidente di FederSicurezza Luigi Gabriele, si somma “l’annoso dibattito sui limiti della tutela prestata dalle nostre guardie giurate, particolarmente imbarazzante rispetto all’antipirateria: come calibriamo i confini del nostro intervento di difesa alle sole paratie delle navi e non anche ai marinai? Sono anni che ci battiamo contro queste vetuste limitazioni, che se forse avevano ragione di esistere negli anni 30, epoca della prima normazione del nostro settore, ma che perdono ogni aderenza con la realtà odierna, in cui l’integrazione tra sicurezza pubblica e privata è ampiamente consolidata”.

“Sul tema antipirateria marittima sono diverse le iniziative messe in campo da FederSicurezza” – ha ricordato Giuseppe Vittoria, consigliere FederSicurezza all’antipirateria e membro CoESS, non da ultimo l’apertura di un tavolo tecnico per il settore, e la firma, prevista per il prossimo 12 maggio, di un Protocollo d’Intesa con Segredifesa in materia di formazione di cui al D.M. 154/09. Ciò che è più necessario, tuttavia, è “l’accordo tra il Governo italiano e gli Stati costieri per la permanenza delle guardie armate a bordo delle navi, almeno fino al limite delle acque internazionali”.

Secondo l’Ambasciatore Daniele Bosio, Coordinatore per la materia del Mare del ministero degli Esteri, “l’ostilità dei Paesi del Golfo di Guinea a lasciare ad altri il controllo della sicurezza marittima deriva dal fatto che si tratta di Paesi con una certa capacità di governo, seppur con scarsa capacità di intervento”, motivo per cui, ai fini di un incremento della sicurezza non solo locale ma anche generale della navigazione in tutta l’area, si rende necessario “incoraggiarli a dotarsi di strumenti di prevenzione e repressione dei crimini del mare”.

Un fenomeno in continua evoluzione, quello della pirateria marittima, compiutamente inquadrato a livello giuridico dall’Avv. Beatrice Settanni, esperta di diritto marittimo e leggi tutto

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