Replica del SAVIP sulle vicende CLSTV

Replica del SAVIP sulle vicende CLSTV

A richiesta del Sig. Vincenzo del Vicario e per l’integrazione dei dati pubblicati su questo Organo d’informazione, relativi alle vicende che lo riguardano, a tutela della sua onorabilità e della credibilità del SAVIP (Sindacato Autonomo Vigilanza Privata), si pubblica quanto l’interessato ha fatto conoscere alla Redazione con lettera del 30 marzo 2021 circa il lungo contenzioso con Di Angelo Roberto e le sue Società di vigilanza privata:

Alla data odierna, trascorsi sette anni da quelle dichiarazioni del Di Angelo, va detto che le sue quattro iniziative legali penali nei confronti del sottoscritto (e del SAVIP) si sono TUTTE chiuse non solo con il riconoscimento dell’assoluta innocenza del sottoscritto ma anche con formali attestazioni dei giudici sulla correttezza del comportamento tenuto dallo scrivente.

In particolare, con Decreto n. 01831/15 R.G. GIP del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Sez. 33°, in data 10/02/2017 (depositata il 3 febbraio 2017), su conforme richiesta del P.M., veniva disposta l’archiviazione per “tardività della querela”.

Inoltre, con sentenza n. 57803-17 della Corte di cassazione, V Sezione penale, in data 30/11 – 28/12/2017, che dichiarava inammissibile il ricorso del Di Angelo contro il Decreto di archiviazione n. 1454/2016 RGGIP del 28 novembre 2016 a favore del sottoscritto, restava definitivamente accertato che quanto il Di Angelo lamentava essere una diffamazione a mezzo stampa, era invece verità, siccome: …costituisce un dato pacifico che nel periodo in cui venivano pubblicati gli articoli in esame la società di vigilanza della persona offesa aveva intrapreso un’operazione di cessione di ramo di azienda, dato non contestato dall’opponente; tale cessione era ritenuta pregiudizievole per i lavoratori dal sindacato di cui l’indagato era rappresentante e, proprio per tali ragioni, lo stesso aveva anche presentato alcuni esposti alla Procura della Repubblica. Inoltre, nel caso di specie ricorre anche l’ulteriore requisito della “continenza” del linguaggio, non avendo mai trasceso gli articoli in esame, in un’aggressione gratuita della reputazione altrui, mediante termini ex se violenti o volgari, limitandosi piuttosto alla critica sindacale…Negli articoli allegati alla querela non vengono mai utilizzate espressioni direttamente lesive dell’onore o della reputazione del legale rappresentante della società, odierna persona offesa, il quale ha anche avuto modo di replicare alle dichiarazioni rese dall’indagato, che comunque ha sempre utilizzato toni corretti e non offensivi dell’altrui reputazione. Sulla base di siffatte considerazioni, dunque, l’Ufficio di Procura ha correttamente argomentato che, in definitiva, non sussistono nel caso di specie i presupposti per esercitare l’azione penale, in quanto, in caso di giudizio, l’odierno indagato andrebbe assolto perché il fatto non costituisce reato sussistendo la scriminante dell’esercizio del diritto (di critica) ex art. 51 c.p.”.

Anche nel terzo procedimento, il n. 2881/18 del Giudice di pace di Roma in data 11/09/2018, con riferimento alla querela presentata dal Di Angelo in data 21/12/2011, il sottoscritto era assolto con la seguente motivazione: “Le espressioni pronunciate dall’odierno imputato, riguardanti le condizioni finanziarie del Di Angelo e dell’azienda di Vigilanza, devono essere contestualizzate nell’ambito del difficile clima che si era creato nell’ ambiente di lavoro in cui sono state proferite e dei reiterati atteggiamenti leggi tutto

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