Gli operatori fiduciari non sono guardie giurate ma neanche portieri

Gli operatori fiduciari non sono guardie giurate ma neanche portieri

Riceviamo e pubblichiamo un’interessante Lettera al Direttore che contesta questo nostro articolo. Siamo perfettamente d’accordo sul fatto che gli operatori fiduciari non siano la causa, bensì la più innocente vittima di questa strumentale confusione. Siamo molto spiacenti che sia passato questo messaggio o che l’articolo sia risultato offensivo per chi lavora: il nostro intento era denunciare le autorità del settore che non intervengono dinnanzi a palesi violazioni della normativa, ma anche i tribunali che decidono in modo randomico, e soprattutto le imprese che marciano sull’equivoco sulla pelle dei lavoratori. Imprese che a loro volta dicono che i clienti vogliono spendere sempre meno e che non hanno alternative. Una situazione senza apparente soluzione, dunque? A nostro avviso, basterebbe applicare le norme. Per intanto, grazie di aver fatto sentire la Sua voce obliqua.

Spettabile redazione,

vi scrivo in merito all‘articolo corrispondente al seguente link. Premetto che lavoro nel settore dei fiduciari da 6 anni, sempre con il massimo impegno e con dedizione, nonostante la paga misera e la sproporzione di questa rispetto alle responsabilità di cui, come tanti colleghi, mi faccio carico.

Sono a scrivervi perché, pur condividendo l’ormai annosa problematica sollevata dall’autore, credo che questi utilizzi delle accezioni che trovo offensive nei confronti di coloro che lavorano nei servizi fiduciari, mi riferisco ad espressioni nelle quali siamo definiti come “i portieri che ormai sono ovunque”.

Innanzitutto posso dire con assoluta certezza che un fiduciario è molto più che un “portiere”.

Ma oggi se da una parte c’è una categoria professionale ben definita che vede in noi una minaccia, dall’altra vi sono i soliti avvoltoi che approfittano di una situazione ormai in stallo per lucrare sugli appalti.
E alla fine, tra l’incudine e il martello, ci siamo noi lavoratori sfruttati, con una paga palesemente anti-costituzionale (ma paradossalmente legale) e additati come la rovina del mercato della vigilanza, con la sola colpa di accettare un lavoro che ci permetta a malapena di “tirare a campare” con 4 euro netti all’ora quando va bene.

Sono certo che l’intento dell’articolo non fosse quello di sminuire una categoria che a conti fatti rappresenta una fetta enorme del settore della vigilanza, ma credo che occorra prestare un po’ di attenzione e misurare le parole. E’ ora che questa guerra tra poveri abbia fine e che si collabori sotto tutti i punti di vista per restituire dignità ad entrambe le categorie. Aspettiamo tutti con ansia il rinnovo contrattuale ma, nonostante questo sia scaduto da anni, le associazioni datoriali hanno colto al balzo la questione COVID per arrestare le trattative sindacali, che a quanto si diceva avrebbero portato all’istituzione di una nuova categoria professionale più definita, ovvero i Servizi di Sicurezza, e al relativo adeguamento salariale.

Mi chiedo se finiremo come il settore delle pulizie o delle multiserviz,i con i contratti scaduti rispettivamente da 11 e 7 anni, mi chiedo se sia possibile pensare che nella società in cui viviamo sia possibile tornare a casa dopo una giornata di lavoro piena e non aver guadagnato nemmeno le spese. Mi chiedo, leggendo determinati modi leggi tutto

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