Il Decreto Ristori non contempla i codici ateco della sicurezza privata

Il Decreto Ristori non contempla i codici ateco della sicurezza privata

Il Decreto Ristori, allo stato, non prevede tra i beneficiari i lavoratori e le imprese dei settori individuati ai codici ateco 80.10.00 (servizi di vigilanza privata) e 80.30.00 (servizi di investigazioni privata). Una lacuna che, fatta forse salva la vigilanza privata in senso stretto (che ha sempre lavorato e nella gestione del social distancing trova diverse opportunità di impiego), danneggia non solo il mondo dell’investigazione (peraltro già dimenticato nella fase più acuta del primo lockdown e poi rientrato in corner), ma soprattutto chi opera nel settore dei servizi di controllo nei locali di pubblico intrattenimento. Un settore di fatto fermo da febbraio per la chiusura delle attività legate agli eventi, alle pubbliche manifestazioni, alle fiere, all’entertainment, allo sport, alle discoteche, alla movida e a tutto ciò che è legato al pubblico intrattenimento.

Da notare che alle imprese che offrono servizi di controllo nei locali di pubblico intrattenimento è richiesta una professionalità garantita da licenza ex art. 134 del TULPS e l’impiego di addetti che vantano il maggior numero di ore di formazione obbligatoria del comparto, peraltro vidimati da liste gestite dalle competenti Prefetture. Ciononostante, il settore non dispone nemmeno di un codice ateco ad hoc, ricadendo tanto nel codice 81.10 (servizi integrati di gestione agli edifici – es. portierati), quanto nel 82.99.99 (altri servizi di sostegno alle imprese) e pure nel 80.10.00 (vigilanza privata).

Amareggiato Franco Cecconi, Presidente di AISS – Associazione Italiana Sicurezza Sussidiaria: “Sono state disattese le nostre aspettative in termini di ristoro, ignorati i codici ateco che ci riguardano, risultate vane le nostre richieste di impiego, pur se inquadrate nell’alveo legislativo. E non basta: le nostre professionalità sono state sostituite da non meglio identificate associazioni di volontariato anche da parte di committenze blasonate e che avrebbero bisogno di servizi più che qualificati. Il tutto in cui un contesto epidemiologico che ci ha privati dei principali settori di impiego (eventi sportivi calcistici e non, concerti, eventi, fiere, convegni, discoteche, feste di piazza), lasciandoci di fatto senza mercato. Chiediamo che il settore, danneggiato in maniera durissima dal Covid e da provvedimenti scellerati, venga inserito tra i beneficiari del Decreto Ristori. Diversamente morirà”.

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