Autodifesa e vigilanza privata: tra la legge e la necessità di difesa

Autodifesa e vigilanza privata: tra la legge e la necessità di difesa

Leandro Abeille (Sociologo della sicurezza, formatore dei formatori certificato) e Paolo Catracchia (Esperto di sicurezza e difesa personale, formatore) ci hanno inviato un interessante studio, suddiviso in più “puntate”, su un tema tanto attuale quanto complesso in termini interpretativi: se, come, quando e quanto possono difendersi le guardie giurate che vengono aggredite in servizio. La buona notizia è che, al contrario di quanto spesso si pensa, il potere di difesa non è così circoscritto: basta conoscerne i limiti.Gli obiettivi dell’autodifesa non possono essere che due: il primo è portare a casa la pelle ed il secondo dormire sonni tranquilli. Vuol dire che la vita è un bene a cui non si può rinunciare ed è quello che si deve massimamente difendere in caso di aggressione ma è altresì vero che, nel difendere la propria vita, non si possono travalicare le norme giuridiche che ci permettono di farlo. Al contrario di quanto si pensi comunemente, la legge, in caso di un’aggressione ingiusta, ci dà un ampio potere di difesa e solo chi non la conosce è convinto del contrario.

Quando si parla di autodifesa per le guardie particolari giurate, si entra nel grande mondo delle tecniche improbabili. Centinaia di maestri di varie arti marziali che pretendono di insegnare il “modo definitivo” per difendersi da ogni pericolo. Sono così pressappochisti che il disarmo di un coltello o di una pistola sembrano un gioco da ragazzi, sembra quasi che convenga andare ad uno scontro disarmati, data la facilità nel catturare l’arma dell’aggressore. Guadagnano sulle spalle di ignari, speranzosi di trovare un modo per respingere le violenze di un aggressore. Il più delle volte questi “maestri” non hanno idea della legislazione italiana, le conoscenze base del lavoro delle guardie giurate e soprattutto di casi reali, in cui le guardie giurate sono state vittime di aggressione. Intanto insegnano.

La professionalità nell’autodifesa è data dalla conoscenza delle norme e dall’abilità nell’utilizzo delle tecniche. Per questo è uno spreco di soldi affidarsi a corsi estemporanei di autodifesa che durano 2-3 giorni o a corsi che non prevedono il contatto fisico ma solo simulazioni di interventi come, ad esempio, il tanto commercializzato Krav Maga che appare sempre di più un’operazione di marketing piuttosto che un’arte marziale seria. Quando lo youtuber “Cicalone” prende in giro i “krav maghi”, lo fa con cognizione. La difesa dalle aggressioni nasce dal ragionamento, dalla testa, non dalla forza bruta.

Possono intervenire?
Le guardie giurate non hanno “doveri d’intervento” su qualsiasi reato, hanno semplicemente il dovere di denunciare (e non intervenire) i reati procedibili d’ufficio, di cui vengono a conoscenza durante il servizio o a causa di esso. Rispetto a quello che vigilano, invece, hanno un dovere d’intervenire in prima persona.
Questo “dovere di intervento” sui beni mobili e immobili che le guardie giurate stanno vigilando e custodendo è desunto dagli articoli 133 e 134 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, il quale prescrive che esse “vigilino e custodiscano”.

Art. 133 TULPS – Gli enti pubblici, gli altri enti collettivi e i privati possono destinare guardie particolari alla leggi tutto

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