Efficientare le risorse con il welfare aziendale: la vigilanza privata torna in pista?

Efficientare le risorse con il welfare aziendale: la vigilanza privata torna in pista?

Nella vigilanza privata le PMI, ma anche chi vanta importanti quote di mercato, marginalizzano poco o niente, strangolate da costi di esercizio rappresentati in massima parte dal costo uomo. Tuttavia esistono strumenti di welfare che possono essere cuciti su misura, in modo da aggiungere potere d’acquisto al lavoratore ed al contempo efficientare le risorse e ridurre i costi. Ne parliamo con Giuseppe Ligotti, Consulente di direzione del personale, Vice Presidente nazionale di Federlavoro, membro del comitato dei sindacalisti d’impresa e della commissione di lavoro per la definizione dei CCNL in Conflavoro PMI.
La vigilanza privata è un settore labour intensive, caratterizzato da un costo-uomo per sua natura incomprimibile, ovviamente se si resta nel perimetro delle regole. Come non essere strangolati dai costi e tornare a marginalizzare?

Nel nostro sistema produttivo molti settori sono labour intensive, ovvero comparti ad alta intensità di forza lavoro, la cui incidenza è maggiore rispetto all’investimento di capitale (nel caso contrario l’azienda si definirebbe capital intensive). Sono esempi di comparti labour intensive la vigilanza privata, ma anche l’agricoltura, le imprese di servizi e per alcuni versi il settore alberghiero e della ristorazione, se si escludono gli investimenti immobiliari. Tuttavia, anche nei nei settori labour intensive e tenendo assolutamente fermi il rispetto delle regole e il non meno importante rispetto del lavoratore, il costo-uomo non si può considerare “per sua natura incomprimibile”. Si tratta solo di studiare soluzioni nuove spostando il focus sulle reali necessità dei lavoratori, in modo da elaborare degli strumenti per efficientare le risorse e ridurre i costi. A vantaggio di tutti.

In che modo?

Con corrette politiche di welfare, che favoriscono il raggiungimento di un’elevata produttività e competitività ed assicurano una maggiore sostenibilità del bilancio aziendale. Politiche di welfare adeguate e personalizzate contribuiscono peraltro a rafforzare il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendenti, con evidenti benefici a cascata, a partire dalla riduzione dell’assenteismo (e del conseguente turnover – che implica maggiori costi economici di efficienza).

Ci può fare un esempio concreto di queste operazioni di efficientamento e welfare?

Il nostro ordinamento prevede, come principio cardine inamovibile, che qualsiasi somma erogata come retribuzione sia assoggettata al pagamento di contributi ed imposte. Quello che si può prendere in considerazione sono quindi i beni e i servizi che l’azienda mette a disposizione dei lavoratori.
Un esempio: se un’azienda di vigilanza privata con oltre 15 dipendenti disponesse un aumento di 200 euro lordi mensili, sosterrebbe un costo annuale di circa 4.100 euro. Una cifra ben lontana da quanto il lavoratore percepirebbe in termini di aumento (che su base annua, al netto di contributi ed imposte, si aggirerebbe sui 2.100 euro). Decidendo invece per una politica di welfare del valore di 200 euro, il dipendente percepirebbe l’equivalente di 2.400 euro e l’azienda sosterrebbe un pari costo di 2.400 euro, con un risparmio netto di 1.700 euro.

Ma come reagiscono in genere i lavoratori a questo tipo di proposte? E i sindacati?

I lavoratori, come gli imprenditori, devono essere correttamente informati per poter comprendere appieno quanto queste scelte possano aumentare il loro potere d’acquisto leggi tutto

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